UMBRIA E MARCHE

Terremoto, scosse nella notte tra Norcia e Arquata. La più forte di magnitudo 4.1

La terra torna a tremare nelle stesse zone già colpite nel 2016 e 2017. Nessun danno ma continuano le verifiche


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3' di lettura

Le terra torna a tremare in Umbria e nelle Marche già colpite duramente dai terremoti di agosto e ottobre 2016 e del gennaio 2017. Nella notte alle 2.02 l'Istituto nazionale di geofisica haregistrato una scossa di magnitudo 4.1 con ipocentro a 8 km di profondità ed epicentro 4 km di distanza da Norcia (Perugia), 13 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e 14 da Accumoli (Rieti).

Il sisma è stato seguito dopo pochi muniti da due repliche di magnitudo 3.2 e 2 nella stessa zona e preceduto ieri sera da altre quattro scosse di magnitudo comprese tra 2.8 e 2 con epicentro invece vicino Trevi (Perugia). In questa zona del Centro Italia secondo l'Ingv, dal 2016, la sequenza sismica ha prodotto 110mila scosse, di cui 75 con magnitudo 4 o poco superiore.

Torna la paura anche per chi vive nelle case prefabbricate
Gli abitanti di Norcia, anche quelli che sono sistemati nelle casette Sae sono usciti in strada, pur essendo edifici completamente anti sismici fino all’alba. Al momento non si registrano danni di rilievo. Secondo il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, che ha attivato la macchina dell'emergenza per eseguire i primi controlli necessari sia nel capoluogo sia nelle frazioni al momento «le messe in sicurezza hanno tutte perfettamente retto, compresa quella alla Basilica di San Benedetto, anche se dopo una scossa di tale entità probabilmente bisogna provvedere a ulteriori verifiche di tutti gli edifici privati e pubblici già danneggiati dal sisma del 2016. Questo comporterebbe un ulteriore rallentamento della già lenta macchina della ricostruzione, ma si dovrà agire nel rispetto delle regole e soprattutto per la massima sicurezza dei cittadini».

«È una storia senza fine, a livello psicologico queste scosse ci devastano»: è il commento di Gianni Coccia, agricoltore e animatore della comunità di Castelluccio di Norcia dopo le nuove scosse. «Eravamo da poco andati a dormire quando la terra ha di nuovo tremato - ha raccontato - e ti torna in mente tutto quello che hai vissuto inquesti ultimi tre anni e ti chiedi: ma chi me lo fa fare di continuare a restare qui? La risposta la trovi nell'amore per la propria terra, ma non so quanto sia ancora giusto insistere».
Chi ha trascorso una notte difficile è anche Catia Ulivucci, commerciante nursina. «Anche se viviamo in una casetta prefabbricata e sicura - ha detto - la paura non ti abbandona mai in questi casi e poi pensi al tuo lavoro e al futuro e la preoccupazione ti assale. Il mio pensiero è andato alla casa lesionata dai terremoti del 2016 ma ancora in piedi, come ho avvertito la scossa ho pensato se ancora fosse restata in piedi, fortunatamente lo è ancora», ha raccontato Giancarlo Rosati da dentro la sua casetta Sae.


Il geologo è la stessa faglia di 3 anni fa
Il geologo Emanuele Tondi dell'Università degli studi di Camerino (Macerata) afferma: «La zona epicentrale è sempre quella della sequenza sismica iniziata tre anni fa. La zona di faglia è quindi ancora quella del Monte Vettore-Monte Bove. Si tratta di una ripresa della sequenza,sempre possibile e che non era per nulla terminata. Negli ultimi tre mesi si sono verificati numerosi terremoti, anche se molti non li abbiamo percepiti. Purtroppo, la zona destabilizzata è molto grande e la sequenza di aftershocks lunga».

Il presidente della Regione si appella a Conte: «La ricostruzione sia priorità del nuovo governo»
«La ricostruzione post terremoto sia al centro del programma del nuovo Governo»: a chiederlo è il presidente della Regione Umbria Fabio Paparelli che ha annunciato che lunedì invierà una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sul piano politico, per Paparelli servono “norme per far ripartire i territori colpiti”. “Abbiamo bisogno - ha aggiunto -che vengano snellite le procedure e personale amministrativo. Servono norme di emergenza per le imprese del turismo e del commercio per evitare che gli imprenditori abbandonino queste terre”.

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