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Terremoto, secondo la Protezione civile i danni ammontano a 23,5 miliardi

di Redazione online

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3' di lettura

La sequenza sismica che dal 24 agosto ha colpito il centro Italia ha provocato danni per 23,5 miliardi e 530 milioni di euro: cifra che include sia i danni strutturali veri e propri che i costi per l'emergenza. Di questo ammontare 12,9 miliardi si riferiscono ai danni relativi agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici. Il fascicolo completo relativo alla stima dei danni e i costi relativi al terremoto in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo è stato trasmesso dal Dipartimento della Protezione Civile a Bruxelles per l'attivazione del Fondo di solidarietà dell'Ue. Le stime considerano anche le integrazioni arrivate dalle Regioni dopo la scossa del 18 gennaio.

La stima comprende danni diretti, sia pubblici sia privati - cioè quelli che hanno provocato la distruzione di edifici, infrastrutture, raccolti, industrie e imprese, patrimonio culturale, reti di distribuzione di energia, gas, acqua - e i costi sostenuti dallo Stato per far fronte all'emergenza: ripristino delle funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell'energia, dell'acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell'istruzione, realizzazione di alloggi provvisori, servizi di soccorso rivolti alla popolazione, messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione, protezione del patrimonio culturale, ripristino delle zone danneggiate.

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L'Italia aveva presentato la richiesta di attivazione del Fondo il 16 novembre, fornendo una prima stima dei danni e dei costi calcolati fino al 25 ottobre 2016. Le scosse di ottobre e quelle di gennaio hanno però costretto il Dipartimento ad integrare la documentazione. Nel dossier iniziale, infatti, erano stati stimati danni e costi pari a 7 miliardi e 56 milioni di euro, di cui 4,9 miliardi riferiti ai danni agli edifici privati e 350 milioni agli edifici pubblici. Inoltre, secondo l'analisi effettuata in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, i danni al patrimonio culturale ammontavano a oltre 541 milioni di euro.

Sulla base di questi numeri, la Commissione Ue ha concesso, lo scorso 29 novembre, l'anticipo massimo consentito sul contributo finanziario del Fondo, vale a dire 30 milioni. Gli eventi successivi al 25 ottobre, dice ancora il Dipartimento, «hanno evidenziato un notevole aggravamento della situazione emergenziale» e per questo si è proceduto ad un'integrazione del fascicolo, rinviato nuovamente a Bruxelles.

I danni diretti e i costi della prima emergenza sono stati così ricalcolati e risultano pari a 16miliardi e 470 milioni di euro circa, di cui 8 miliardi si riferiscono ai danni agli edifici privati e 750 milioni agli edifici pubblici. È stato inoltre rilevato un incremento dei danni al patrimonio culturale pari a 2 miliardi e 500 milioni di euro.

Unindustria Rieti chiede una no tax area
«Misure eccezionali per situazioni eccezionali. Da questa equazione non si sfugge. Se vogliamo davvero dare un futuro a questo territorio non possiamo derogare dal prendere decisioni coraggiose, di ampio respiro, le uniche in grado di dare una speranza concreta a chi ha ancora voglia di investire, creare impresa, lavoro, occupazione. Le uniche che possono davvero arrestare il progressivo spopolamento delle aree colpite dal sisma». Alessandro Di Venanzio presidente di Unindustria Rieti, in una intervista, non gira intorno al nocciolo del problema. La proposta è di istituire un «no tax area. E non per un anno. Ne servirebbero almeno cinque. È l'unica misura in grado di dare respiro alle aziende del territorio che vogliono ripartire e investire e, allo stesso tempo, di attrarre imprese da fuori. Si rimetterebbe in moto il tessuto economico e sociale del cratere».

I costi del terremoto

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