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Terremoto sull’Etna: crolla il super favorito Thomas, Almeida nuova maglia rosa

In crisi anche Yates, la tappa è stata vinta dall’ecuadoriano Jonathan Caicedo

di Dario Ceccarelli

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(AFP)

In crisi anche Yates, la tappa è stata vinta dall’ecuadoriano Jonathan Caicedo


3' di lettura

Dire che sia stata una tappa vulcanica, non è solo un gioco di parole. Al Giro d'Italia, nella terza tappa dell'Etna, succede tutto quello che non t'aspetti. Una scossa potente senza nessuna allerta che manda all'aria la classifica facendo saltare come birilli i due super favoriti della corsa: il gallese Geraint Thomas, arrivato dopo oltre 12 minuti dal vincitore (l'ecuadoriano Jonathan Caicedo) e il britannico Simon Yates, in pesante crisi negli ultimi chilometri della salita, che alla fine arriverà con quattro minuti e mezzo di ritardo dai primi.

Ma non è tutto. Oltre a saltare due pezzi da novanta, la salita dell'Etna impone un'altra novità: cambia il nome della Rosa. Da Filippo Ganna, che l'ha indossata nella cronometro d'avvio a Palermo, la leadership passa per pochi centesimi sulle spalle del portoghese Joao Almeida. Pochi centesimi, rispetto a Caicedo, che però gli permettono di salire in vetta alla classifica. Una impresa, quella del portoghese, ciclisticamente cresciuto in Italia e al suo primo anno da professionista.

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La nuova maglia rosa

Almeida era stato a un passo dall'exploit già nella crono vinta da Ganna. Comunque ha solo 22 anni ed è pluridecorato sia in strada sia in pista. E va forte anche in salita. Se è tutto vero quello che dicono i suoi ammiratori, questo Joao la maglia rosa se la terrà stretta per un bel pezzo. Il terzo elemento, in una tappa caratterizzata dal vento e dalla pioggia, è il rilancio di Vincenzo Nibali, 36 anni a novembre, dato ormai per pensionato dopo il mediocre tempo nella crono iniziale e ora reintegrato nei ruoli apicali della corsa anche per effetto del tonfo di Thomas e Yates.

Nibali tra i big è quello che con Fuglsang tiene meglio. Settimo all'arrivo, il siciliano è ora sesto in classifica generale con un distacco di 55 secondi da Almeida. Davanti a lui, tra i concorrenti pericolosi, c' è l'olandese Kelderman. Ma si tratta di una distacco minimo (13 secondi) che in un Giro come questo, dove tutto può sempre cambiare, conta pochissimo.

Escono di scena Thomas e Yates

Quella che realmente conta è il fatto che siano usciti di scena due big come Thomas e Yates (quest'ultimo qualche carta però può ancora giocarsela). Per Thomas una giornata da macumba e gatti neri. Il gallese è infatti caduto nel trasferimento da Enna al chilometro zero finendo a terra in una discesa. Una brutta caduta, causata da una borraccia, che gli ha provocato una forte contusione al fianco e all'anca sinistra. Il gallese non è nuovo a queste disavventure al Giro d'Italia: nel 2017 si dovette ritirare per una sfortunata caduta al Blockhouse. C'è il rischio che la storia si ripeta. Una benedizione, comunque, lo aiuterebbe.

Per Simon Yates il danno è meno grave. Il suo distacco, dopo sole tre tappe, è ancora recuperabile. Non è chiaro cosa gli sia capitato. Il suo direttore sportivo, Matt White, quando gli fanno la domanda, ha la faccia nera di uno che ha visto un brutto film. Molto sorpreso, dice di non avere una reale spiegazione della crisi di Yates. «Dovevamo fare la tappa, cercare di attaccare. Poi Simon ci ha detto di non sentirsi bene. E siamo rientrati nel gruppo».Tante cose, in questo Giro d'Italia. Va anche detto che il vincitore di giornata, Caicedo, è un altro giovanissimo (21 anni) ecuadoriano che diventa protagonista al Giro d'Italia dopo il successo, nel 2019, di Richard Carapaz. «È un sogno che s'avvera» dice Caicedo con gli occhi che brillano dalla felicità.

Occasione persa per Visconti

Meno felice il nostro Giovanni Visconti che, fino al tratto più ripido della salita, ha diviso la fuga con l'equadoriano. Una fuga di 150 chilometri cominciata quasi dalla partenza. Visconti, che è siciliano, avrebbe dato mezzo ingaggio per arrivare primo a questo appuntamento. «Ci tenevo tanto, venivo da un periodo buio… Pazienza, ce l'ho messa tutta…». E adesso? Difficile capirci qualcosa in un questo Giro delle sorprese. Forse questa incertezza è figlia di una stagione totalmente inedita per via della pandemia, con preparazioni e condizioni di forma che hanno avuto fortissime oscillazioni. Di sicuro la

corsa si è messa bene Nibali, sempre pronto a infilarsi negli scatti decisivi. Tra l'altro, va detto che nelle tappe precedenti erano saltati altri due favoriti, tutti e due dell'Astana, lo squadrone sceso al Giro per fare sfracelli. Il primo ko era stato quello di Lopez, caduto contro le transenne della crono di Palermo. Il secondo forfait, nella seconda tappa di Agrigento vinta dal nostro Ulissi, è stato quello del russo Aleksander Vlaos, giovane promessa colpito da fortissimi dolori di pancia. Insomma, quattro in meno: una decimazione. Come dice quella canzone? “Se prima eravamo in dieci a ballare l'hully gully, adesso siamo in due a ballare l'hully gully…”

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