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Allarme agricoltura, tre anni dopo sisma Centro Italia vendite -70%

Ricostruzione al palo, oltre 25mila le aziende in difficoltà e ricavi crollati del 70 per cento. Stalle e allevamenti senza finanziamenti

di Micaela Cappellini


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Allevatori in piazza. Le prime manifestazioni della Coldiretti a sostegno degli imprenditori colpiti dal sisma sono cominciate nel 2017

5' di lettura

«Dopo l’albergo di Rigopiano, che è stato travolto della valanga, la mia impresa è la realtà economica più importante del paese». Il paese è Farindola, tra i monti della Laga, in provincia di Pescara. E l’azienda agricola è quella di Pietropaolo Martinelli: 2.300 metri quadrati di stalle la metà dei quali sono venuti giù col terremoto. «Sotto le macerie trovai 450 tra pecore e agnelli», ricorda. Da allora, questo allevatore abruzzese si è rimboccato le maniche e ha rimesso in piedi la sua azienda, dove ancora si fa il famoso pecorino di Farindola che è presidio Slow Food: «Ne produco il 25% in meno, però, perché ricorrendo soltanto ai miei soldi ho messo a posto le stalle e il tetto, ma di pecore sono riuscito a rimpiazzarne solo la metà. Se non si sbloccano i fondi del terremoto, non so se ce la faccio. Qui lavoriamo in 14, e finora non ho lasciato a casa nessuno». E Pietropaolo Martinelli non è solo in attesa dei fondi per la ricostruzione definitiva: a non essergli mai arrivati, a quasi tre anni di distanza dal sisma, sono ancora quelli per la ricostruzione provvisoria. Quelli per il primo soccorso.

In piazza a Roma
Di imprenditori agricoli come Martinelli oggi ne sta portando in piazza a frotte, la Coldiretti. Dalle nove di sabato 26 ottobre a Roma si sono dati appuntamento gli agricoltori, gli allevatori e i pastori delle aree terremotate di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Piazza San Silvestro è stata trasformata nel più grande mercato all’aperto delle specialità contadine sopravvissute al sisma, dalla pasta all’amatriciana al panino con la porchetta. Un’occasione per aiutare la lenta ripresa dei territori colpiti, ma soprattutto per fare un bilancio a tre anni esatti dalle scosse del 26 e 30 ottobre 2016. L’iniziativa - a metà strada tra la solidarietà e la protesta - si chiama “La terra non trema: il coraggio dei contadini”, e per la Coldiretti coincide anche con il 75esimo anniversario della fondazione, avvenuta proprio a fine ottobre del 1944.

Cosa denunciano oggi gli imprenditori agricoli?
Un dato, soprattutto: che nei 131 Comuni del cratere, svuotati dalla popolazione e con il turismo in ripresa si, ma lenta, a tre anni dal sisma si registra ancora un crollo del 70% delle vendite che sta soffocando l’economia locale. A partire proprio dagli agricoltori e dagli allevatori, che sono rimasti nonostante le difficoltà e che di questi territori rappresentano spesso la principale attività economica. Dove non c’è manifattura, e dove i servizi - il commercio, in primo luogo - in questi tre anni post-sisma spesso si sono spostato verso la costa, stalle e campi restano tra le principali fonti di occupazione della popolazione, insieme al turismo.
«Serve ricostruire le comunità locali e frenare lo spopolamento garantendo le condizioni necessarie affinché le persone tornino o restino a vivere e lavorare nelle aree terremotate», ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che oggi partecipa al presidio e che chiede la creazione di un tavolo a cadenza semestrale che riunisca i principali soggetti istituzionali a livello nazionale e regionale (e la stessa Coldiretti) con il compito di registrare, monitorare e verificare lo stato di avanzamento della ricostruzione e l’efficacia delle misure messe in campo a sostegno delle aree e delle imprese agricole.

Il bilancio dei danni
Tra il 26 e il 30 di ottobre del 2016 - e prima ancora, il 24 agosto - il terremoto ha reso inagibili stalle e fienili, ha ucciso animali e ha causato ingenti danni agli agriturismi. La Coldiretti calcola che siano oltre 25mila le aziende in difficoltà: la maggior parte di queste sono allevamenti, che ospitano 100mila animali tra mucche, pecore e maiali. E se per la lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp si prevede una produzione attorno ai 3mila-4mila quintali, in linea con lo scorso anno, le maggiori difficoltà si trovano in altri settori: la produzione di latte, per esempio, per la chiusura delle stalle è in calo del 20%.

L’AGRICOLTURA NEI 131 COMUNI DEL CRATERE

I numeri delle imprese agricole colpite dai terremoti del 2016 in Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria (Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Istat)

L’AGRICOLTURA NEI 131 COMUNI DEL CRATERE

Burocrazia primo nemico
«Il problema principale è che la ricostruzione è ferma perché le norme sono farraginose e i professionisti non vengono pagati, quindi le pratiche non si sbloccano e non vengono evase», racconta Francesco Fucili, presidente della Coldiretti di Macerata. E proprio quella di Macerata, nelle Marche, è la provincia più colpita, con il numero più alto di Comuni che fanno parte del cratere del terremoto e con la maggior quantità di superficie agricola danneggiata. A San Severino Marche, Francesco Fucili ha un allevamento di maiali e bovini: «Li cresciamo soltanto con i cereali di nostra produzione - racconta - e anche i salumi li realizziamo direttamente al nostro interno».
Durante il terremoto, la stalla ha tenuto ma il magazzino e il fienile hanno subito parecchi danni: «Ancora oggi il fienile è montato dentro il tunnel di emergenza. In compenso, nel 2017 abbiamo costruito una nuova stalla: ma non con i fondi della ricostruzione, con i finanziamenti del Psr», cioè il Programma per lo sviluppo rurale regionale. Perché i soldi che spettano ai terremotati, ai fratelli Fucili non sono ancora arrivati, nonostante proprio questa settimana a livello nazionale siano stati sbloccati ulteriori fondi anche per il 2020. «Qui, a Macerata, le strutture agricole sono ancora tutte temporanee - racconta il dirigente Coldiretti - anche il calo della produzione, all’inizio, c’è stato. Ma nessuno ha gettato la spugna. Per fortuna, c’è stata tanta solidarietà nell’acquistare i prodotti, e mi riferisco anche ai miei, che spesso ho venduto ai mercati di Campagna Amica».

La corsa alla solidarietà
La Coldiretti è stata tra le associazioni che sono intervenute immediatamente a ridosso del sisma. Ha fornito decine di roulotte e camper per gli agricoltori che hanno voluto restare. Ha garantito la fornitura di gasolio agricolo e altri mezzi tecnici agli imprenditori che volevano riaprire subito le aziende. Ha offerto a chi è rimasto senza mercato la possibilità di vendere in tutta Italia i propri prodotti attraverso la rete di Campagna Amica, appunto.
Molte sono state le campagne di solidarietà avviate anche a livello nazionale: “Adotta una mucca”, per esempio, ha consentito di dare ospitalità ad almeno 2mila pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle; “Dona un ballone di fieno” ha garantito l’alimentazione del bestiame”; mentre “Sa paradura” ha visto i pastori sardi regalare mille pecore ai colleghi colpiti dal sisma.
Ora, però, è il momento di andare oltre l’emergenza: «La nostra profonda convinzione - scrive la Coldiretti - come principale organizzazione agricola del Paese, è che quanta vita è rimasta e rimane nei Comuni colpiti, e quanta vita si potrà suscitare in futuro, sono legate al destino che avranno i produttori agricoli che non hanno lasciato la terra, le migliaia di animali che essi accudiscono, le migliaia di ettari che coltivano, le Dop e le Igp a cui danno vita. Bisogna sostenere oggi ciò che continua a pulsare, sia pure fievolmente: il mondo agricolo, i suoi uomini, i suoi animali».

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