architettura

Territorio, sostenibilità e identità di brand nella nuova sede S.Pellegrino

di Paola Pierotti


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4' di lettura

Lavori in corso a San Pellegrino Terme per dare vita alla Future Factory della S.Pellegrino. In campo c’è lo studio danese Big, e il suo fondatore Bjarke Ingels era presente venerdì 27 per la posa simbolica della prima pietra del nuovo stabilimento, dove i cantieri sono in realtà partiti da qualche mese.

Countdown in corso quindi per riuscire a consegnare gli interventi previsti nell’area a sud dell’insediamento (che ricadono nel Comune di Zogno) con un nuovo ponte, una nuova viabilità e un’area logistica multipiano (tre livelli), un intervento da circa 20 milioni di euro che dovrà essere completato entro il 2020. Operazione immobiliare da 50 milioni se si considerano anche i 30 per gli interventi di restyling nella palazzina uffici esistente, un ampliamento dell'area produttiva, oltre alla realizzazione del visitor center, a nord dell'impianto e fulcro del progetto. In tre anni di cantieri sarà pronta anche la seconda tranche.

L’identità del brand S.Pellegrino è profondamente radicata nel luogo e si lega strettamente al paesaggio naturale, alla purezza della sua fonte e al suo patrimonio storico. Big, già in fase di concorso, si è distinto con un’architettura che offre una interpretazione contemporanea di una saggezza antica, rivisitando gli elementi classici dell'architettura e dell'urbanistica italiana: l'arco, il viale, la piazza e il portico, che generano un ambiente dove produzione e consumo, natura e architettura, lavoro e tempo libero si integrano per migliorare la qualità dell'esperienza sia per i visitatori che per lo staff dell'azienda.

«La scelta dello studio Big è avvenuta attraverso un concorso ad inviti lanciato a maggio 2016 – racconta Stefano Tagliacarne, Atelier Verticale, local architect di Big (dopo un'esperienza negli anni scorsi come local architect per Oma alla Fondazione Prada) – con l’aggiudicazione a febbraio 2017». Nella fase finale si sono contesi l'incarico Mvrdv, Snoetta, De Lucchi e Big, e la finalissima è stata fatta tra Mvrdv e Big.
«Conclusa la gara di progettazione, un lungo percorso per le consultazioni e i pareri con 12 enti, 21 mesi per valutare tutti gli aspetti del caso», commenta Tagliacarne.

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Nessuno “sconto” quindi per Big, studio di fama internazionale che la prossima settimana inaugurerà nella sua città di Copenaghen il termovalorizzatore-landmark, con una collina praticabile che ospiterà anche una pista da sci (Copenhill).

Giulio Rigoni, project architect Big per il progetto S.Pellegrino, racconta che oltre ai tre responsabili, sono una decina i professionisti dello studio di New York coinvolti in questa partita.
«Il concept del team è riuscito a rappresentare la nuova identità del brand, attraverso l’architettura che qui è anche struttura. Stiamo lavorando con alcune aziende per testare alcune soluzioni per realizzare un calcestruzzo stratificato – racconta Rigoni – che possa rappresentare il viaggio che fa l’acqua S.Pellegrino, che impiega 35 anni per formarsi. L'idea è quella di inserire i diversi inerti di roccia nella composizione del materiale, da lasciare a vista».

«La sequenza di archi, generati attraverso un’architettura parametrica, è un altro elemento caratterizzante il progetto: in alzato – aggiunge Rigoni – diventano setti giganti e ramificati, che danno vita ad un inedito ambiente cavernoso». Se lungo la sezione Est/Ovest prevale l’elemento della trasparenza, lungo l’asse Nord/Sud gli archi vanno attraversati e si percepiscono nella loro diversità.

Già in fase di gara Big si è organizzato con una team multidisciplinare: con i tedeschi SBP per l'ingegneria insieme Crew (oggi controllata da Italferr) come local; con West8 per il paesaggio con Elena Stevanato come local; e Mic per la mobilità. Al team si è poi unito anche Arup Italia per la parte impiantistica, con l’intento di far emergere l’investimento dell’azienda sui temi della sostenibilità ambientale, soprattutto nella progettazione della parte di visitor centre e dell'estensione della parte produttiva, che è ancora in corso.

«Le strategie energetiche e ambientali che Arup sta aiutando ad implementare nel progetto – spiega Giammichele Melis, Project Director di Arup - derivano non solo dai contenuti tecnologici, che sono necessariamente all'avanguardia come un progetto di questa importanza richiede, ma soprattutto dal giusto equilibrio tra i diversi fattori che concorrono alla realizzazione di un progetto che soddisfi le esigenze del cliente e sia al contempo responsabile per l'ambiente, efficiente e rispettoso del contesto. Fonti di energia rinnovabili e sinergie con gli impianti esistenti quindi, oltre al recupero e riciclo delle risorse naturali, in particolare l'acqua che è un elemento così significativo e prezioso per il territorio».

Con il nuovo progetto saranno modificati i flussi: i visitatori e le persone entreranno da nord, i camion e le materie prime da sud. Sarà garantita maggior sicurezza e un'ottimizzazione logistica come richiesto dal brief della committenza.

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