MERKEL: LA MINACCIA SI PROPAGA RAPIDAMENTE

Terrorismo, Gentiloni: la stabilità del Sahel è una causa decisiva

di Andrea Carli


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Il premier Paolo Gentiloni con Angela Merkel e Emmanuel Macron al vertice di Celle Saint-Cloud

3' di lettura

Nelle prossime settimane l’Italia inizierà una missione di addestramento delle forze di sicurezza del Niger che parteciperanno alla forza congiunta del G5 Sahel, una sorta di unità antiterrorismo composta da militari dei cinque paesi (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger). È quanto ha anticipato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al termine del vertice tra i principali leader europei e i capi di Stato e di governo di questi paesi dell’Africa occidentale. L’incontro si è tenuto nel castello di La Celle Saint-Cloud, alle porte di Parigi. Essere presenti tra i Paesi che sostengono la coalizione del Sahel «è un interesse nazionale oltre che europeo», ha spiegato il Presidente del Consiglio.

Merkel: non aspettare, terrorismo si propaga rapidamente
Sulla stessa linea Angela Merkel. «Non possiamo permetterci di aspettare», il «terrorismo islamico si propaga rapidamente» e affrontare questa sfida è più che mai «urgente», ha detto la cancelliera tedesca nella conferenza stampa finale con lo stesso Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron. Merkel ritiene quindi «cruciale» garantire la sicurezza nella regione Sahel. Scusandosi con i giornalisti, ha lasciato la conferenza stampa prima degli altri leader, per ritornare a Berlino a lavorare alla formazione del governo tedesco.

Gentiloni: la stabilità del Sahel è causa decisiva
Più i paesi del Sahel sono stabili, maggiore è la capacità di intercettare eventuali minacce alla sicurezza. «Oggi è una giornata importante: si rafforza una causa che è decisiva per la stabilità di tutti noi», ha detto Gentiloni. «Siamo consapevoli - ha continuato - che la stabilità del Sahel, la sua capacità di difendere la sicurezza e di contrastare il terrorismo islamista è assolutamente fondamentale per tutta la Regione». Il capo del Governo ha aggiunto che «l’Italia deve essere consapevole di un interesse crescente, nazionale oltre che europeo, ad essere più presente: nelle prossime settimane - ha annunciato - dopo l’approvazione del Parlamento, cominceremo con una missione di addestramento delle forze nigeriane che parteciperanno alla forza congiunta del G5 Sahel».

La linea definita nel vertice di agosto all’Eliseo
Il vertice di oggi va nella direzione della linea emersa in occasione del summit dell’Eliseo dello scorso agosto, quando il presidente francese ha annunciato «un piano d’azione a breve termine molto rapido» per la gestione dei flussi migratori verso la Libia. A quell’incontro come accade oggi hanno partecipato anche i capi di Stato di Niger e Ciad. Dal Sahel proviene circa l’80% dei migranti che raggiungono le coste italiane.

Il progetto di un mini esercito antiterrorismo del Sahel
L’obiettivo dei paesi europei è mettere le forze di sicurezza degli stati di transito dei migranti nelle condizioni di arginare l’ondata di persone che puntano a raggiungere l’Europa e di intercettare le minacce di tipo terrorista. L’impegno è sul piano dell’addestramento ma non solo. Nel febbraio del 2014 è stata creata la “Force G5 Sahel”, una sorta di unità antiterrorismo composta da militari dei cinque paesi. I finanziamenti per mettere in campo questo mini esercito tuttavia non sono ancora adeguati.

Pressing di Macron per ottenere più fondi
Per adesso Francia, Germania, Unione Europea, Unione Africana e G5 Sahel hanno messo sul piatto 110 milioni, ma per sviluppare un’armata di almeno 10mila uomini non bastano. Ne servono almeno 500. Macron punta a ottenere risorse finanziarie aggiuntive.

La posizione dell’Italia: sostegno ai paesi per limitare i flussi
L’Italia, come ha spiegato in passato il ministro degli Esteri Angelino Alfano, sostiene i paesi dell’Africa subsahariana nei loro sforzi per limitare e gestire i flussi migratori irregolari. A febbraio il paese ha aperto una rappresentanza diplomatica a Niamey, la capitale del Niger. Una nota di allora della Farnesina spiegava che l’apertura di questa ambasciata «assicura all’Italia un rilevante vantaggio operativo, alla luce delle dinamiche che interessano il Sahel, con ripercussioni sotto il profilo della sicurezza in Italia e in Europa».

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