sicurezza

Terrorismo, le nuove misure del Viminale dopo l’attacco a Vienna

Moltiplicati i controlli, cambia la mappa dei siti sensibili. Il nodo delle forze in campo

di Marco Ludovico

Attacco a Vienna, cinque morti nella strage presso la sinagoga

2' di lettura

Nella percezione comune, aumentata dal rischio coronavirus, a un certo punto il pericolo di attentati jihadisti in Italia sembrava scemato. Le suggestioni della cronaca, tuttavia, non hanno mai influenzato i responsabili della sicurezza nazionale. Il livello di allerta, n. 2, il più alto prima di quello con un attacco in atto, fissato cinque anni fa dal Viminale dopo la strage del Bataclan a Parigi, non è mai stato modificato. I fatti di Nizza e Vienna ora risvegliano le coscienze assopite. Le forze di polizia invece devono rimodulare gli assetti. I controlli aumentano. La minaccia è molto alta.

L’Esercito ai controlli delle frontiere

Il ricorso ai militari guidati dal generale Salvatore Farina, capo di stato maggiore dell’Esercito, è già previsto nello schema dell’operazione “Strade sicure”: con assetti antiterrorismo presidiano passaggi, luoghi sensibili e altri settori secondo le indicazioni delle autorità provinciali di pubblica sicurezza. Ora i soldati andranno a rinforzare anche le sorveglianze ai valichi di frontiera. Quella a Nord-Est, soprattutto: lo scenario balcanico pullula di soggetti, nuclei e gruppi di fondamentalismo islamico. Il loro livello di pericolosità - molto elevato - è stato rappresentato in più occasioni.

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Monitoraggio aggiornato degli obiettivi sensibili

L’indice del livello di attenzione del ministero dell’Interno, guidato da Luciana Lamorgese, si può misurare anche con la frequenza delle convocazioni del Cnosp (comitato nazionale ordine e sicurezza pubblica), riunione con i massimi vertici delle forze dell’ordine, la Difesa, l’amministrazione penitenziaria e i servizi di informazione e sicurezza. Il Cnosp si è già riunito due volte negli ultimi sei giorni, il 28 ottobre e il 3 novembre. Gli attentati di Nizza e di Vienna sono segnali molto preoccupanti. Si aggiungono i fermenti nelle piazze: dureranno molto a lungo. Sull’allerta per gli attacchi fondamentalisti il comitato nazionale ha previsto «l’aggiornamento del monitoraggio degli obiettivi sensibili». Da combinare con le restrizioni in arrivo con il nuovo Dpcm del presidente Giuseppe Conte: svuoteranno zone e ridurranno gli orari di affollamento delle persone.

Le ordinanze della Questura di Roma

Nella capitale il questore Carmine Esposito il 3 novembre ha diramato due ordinanze di servizio (n. 307/21 e 307/22) per intensificare i controlli. Nei siti della Capitale legati alla Francia, l’Austria e Israele sono previste attività rafforzate di vigilanza con passaggi frequenti e soste prolungate. Attenzione massima ad auto in sosta parcheggiate e altri oggetti sospetti. Ricognizione continua, in particolare, per le sedi diplomatico-consolari, obiettivi e interessi socio-culturali, religiosi ed economici (banche, uffici turistici, commerciali, istituti scolastici, linee di bandiera e compagnie marittime).

Sedi istituzionali e religiose a rischio

Rilanciato per la jihad l’alto valore simbolico delle azioni di attacco, si rinnova, di conseguenza, la necessità di proteggere e intensificare le misure di vigilanza e sicurezza per gli obiettivi istituzionali e di governo. Ma anche le basiliche, il Vaticano, le chiese e gli altri luoghi religiosi senza distinzione di confessioni. Il cosiddetto coprifuoco introdotto dal Dpcm non lascia fuori dalla minaccia le zone del centro storico, i centri commerciali, i monumenti e i luoghi di interesse turistico. Indicazioni analoghe sono state impartite anche dalle altre questure oltre le indicazioni a livello generale del dipartimento di pubblica sicurezza guidato dal prefetto Franco Gabrielli. Non sarà facile per prefetti e questori trovare un equilibrio nella definizione dei servizi tra rischio terrorismo, emergenza Covid-19, manifestazioni e rivolte.

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