Via libera di Ema

Terza dose: chi, dove, come e quando. Tutto quello che c’è da sapere

Esclusi per l’ulteriore richiamo problemi di sicurezza dalle autorità europee. Perché fare la conta degli anticorpi non dà informazioni utili

di Nicola Barone

Covid: oltre 3 milioni di over 50 sfuggono ancora al vaccino

4' di lettura

Nessun problema di sicurezza per la terza dose del vaccino Pfizer-BioNTech, dopo sei mesi dalla seconda dose, per la popolazione dai 18 ai 55 anni. È l’ultimo tassello aggiunto in ordine di tempo dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) con la conferma che il richiamo può essere somministrato ai soggetti immunodepressi e contribuisce all’aumento degli anticorpi negli over 18 ad almeno sei mesi dalla seconda immunizzazione. Sempre da Ema è arrivato un ulteriore via libera, essendo stata autorizzata anche la terza dose del vaccino anti Covid-19 di Moderna per individui immunocompromessi di età pari o superiore a 12 anni. I richiami potranno dunque essere effettuati con i due vaccini a tecnologia mRna autorizzati in Europa.

Aumento degli anticorpi a livelli molto più alti

I richiami fanno tuttavia parte della strategie vaccinali nei paesi Ue e restano responsabilità delle autorità nazionali, come chiarito dall’Agenzia. Dunque, la dose di richiamo «può essere presa in considerazione», ma «nessuna raccomandazione può essere formulata al momento circa i tempi e i soggetti cui destinarla» al di là delle indicazioni preliminari già fornite. Di sicuro, ha spiegato il responsabile della strategia vaccinale di Ema Marco Cavaleri, la terza dose «fornisce un incremento degli anticorpi a livelli molto più alti di quanto osservato per la seconda dose». Quella sul vaccino Pfizer-BioNTech è una «raccomandazione preliminare», con ulteriori dati che «saranno importanti per definire una strategia vaccinale ottimale».

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In Italia campagna in atto per immunodepressi

Attualmente, dieci Stati hanno già deciso la somministrazione di richiami ma le indicazioni circa tempi e fasce di età non sempre coincidono. A fronte dei chiarimenti dell’Ema, in Italia la campagna di rivaccinazione con terze dosi è già partita per i soggetti immunodepressi. Ora si sta procedendo con l’avvio delle terze dosi alle altre categorie individuate come prioritarie, ovvero over 80 e sanitari. Ed è possibile anche effettuare la co-somministrazione nella stessa seduta vaccinale dell’anti Covid e dell’antinfluenzale.

Come si muovono le Regioni

Le Regioni si dicono pronte ed alcune si preparano anche ad una somministrazione generalizzata della terza dose. La Lombardia, ad esempio, si dice pronta alla terza dose per tutti sulla base delle indicazioni che arriveranno dal ministero della Salute e dalla struttura commissariale. Dal 7 ottobre, intanto, anti-Covid e antinfluenzale verranno somministrati insieme agli over 80. E sempre in Lombardia, dall’11 ottobre la terza dose sarà disponibile anche per il personale sanitario.

La Liguria ha annunciato che dovrebbe partire con le terze dosi agli over 18 dalla terza settimana di ottobre. In Veneto invece la co-somministrazione partirà dal 2 novembre. In Sardegna è cominciata la campagna per la terza dose di vaccino anti-Covid alle categorie fragili, tra le 20mila e le 25mila persone. I pazienti immunodepressi possono da oggi scegliere il luogo tra quelli disponibili in cui sottoporsi all’iniezione, mentre chi non può spostarsi da casa può contattare il medico di base. La prenotazione potrà essere fatta sul sito del governo, attraverso il call center oppure alle Poste o attraverso i portalettere.

Nessun problema da co-somministrazione

Rispetto alla doppia immunizzazione, un nuovo studio pubblicato in preprint sul British Medical Journal e finanziato dal National Institute for Health Research inglese ha evidenziato che è sicuro ed efficace vaccinare contro il Covid e l’influenza insieme. La somministrazione dell’antinfluenzale in contemporanea all’anti-Covid-19 non ha infatti prodotto problemi di sicurezza e preserva la risposta immunitaria a entrambi i vaccini.

Palù (Aifa): non serve fare prima test sierologici

Fare un test per misurare gli anticorpi anti SARS-CoV-2 prima dell’eventuale terza dose «non ha significato». A dirlo è Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, intervenuto a RaiNews. «Quando parliamo di una vaccinazione globale non ha significato dosare gli anticorpi perché ci sono già gli studi validativi sull’efficacia nella vita di tutti i giorni, che dimostrano se il vaccino funziona o meno - spiega Palù - non viene attribuito ancora agli anticorpi un vero correlato di protezione». E «non c’è un parametro immunologico che sia assunto a correlato di protezione - ribadisce - solo nei modelli animali e in altri virus sappiamo che sono gli anticorpi neutralizzanti quelli che proteggono dall’infezione ma non sono quelli che vengono misurati nei test di tutti i giorni».

Per Palù «potrebbe essere, per singoli casi, come è stato per esempio negli immunodepressi», necessaria «una valutazione». Esistono pubblicazioni che dimostrano come nei «casi di malattie reumatiche» che «il vaccino è efficace». In alcuni di questi soggetti «sono stati misurati gli anticorpi e si è visto che erano elevati, per studi nella popolazione non è assolutamente raccomandabile, per la tipologia del test e perché l’efficacia nella vita reale si misura in termini diversi».

Abrignani (Cts): terza dose a tutti? Al momento no

Sulla possibilità che tutti gli italiani dovranno fare la terza dose di vaccino anti-Covid, «per il momento no. Intanto cerchiamo di far vaccinare tutti con la prima e la seconda dose. Con questo virus forse non arriveremo mai all’immunità di gregge, ma possiamo arrivare al 90% di vaccinati», precisa l’immunologo Sergio Abrignani, componente del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid, ospite di ’Un giorno da pecora’. A giudizio dell'esperto «il peggiore scenario è che compaia una variante» di Sars-CoV-2 «non riconosciuta dai vaccini, ma si tratta di uno scenario altamente improbabile».

Ue, possibile aggiornamento green pass

La Commissione europea sta «all’erta per vedere se e come il certificato digitale Covid Ue», o green pass, «dovrà essere aggiornato per mantenersi al passo con le conoscenze scientifiche sulla Covid-19 e sull’immunità», in particolare per quanto riguarda la terza dose di vaccino. Secondo la viceportavoce capo della Commissione Dana Spinant «à una situazione che evolve e muta col tempo» e comunque tutte le questioni legate all’immunizzazione «vengono seguite con attenzione dagli scienziati e dalle nostre agenzie». Nel regolamento sul certificato digitale Covid il trattamento “giuridico” della terza dose di vaccino «non è chiarito, perché la legge è stata redatta molto prima che si discutesse del booster».

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