I problemi aperti

Terza dose, perché l’Ema attende Usa e Israele

Mancano evidenze chiare sul quando è necessario il richiamo e a quali popolazioni dovrebbe essere mirato

di Nicola Barone

Von der Leyen: 70% degli adulti Ue vaccinati, obiettivo raggiunto

3' di lettura

Quando, come e a partire da chi. Per la terza dose i punti aperti evocati dal ministro della Salute tardano a trovare nelle autorità europee un segnale di chiarezza. Data per certa è la priorità nell’immediato agli immunodepressi e anziani per la somministrazione del richiamo di vaccino anti Covid. Tempi e modi restano tuttavia ancora delle incognite. La terza iniezione in Israele procede già ad ampio raggio includendo persino gli over 12 che abbiano ricevuto le prime due dosi Pfizer almeno cinque mesi prima), negli Stati Uniti si partirà ufficialmente a breve. In entrambi i casi la spinta a rompere gli indugi è arrivata dal rabbioso rimbalzo dei contagi, ben oltre le attese.

Nell’Ue il 70% degli adulti è vaccinato

Oltre 250 milioni di persone nell’Ue hanno ricevuto un ciclo completo di dosi: dopo molte difficoltà, specie nella fase di avvio, l’Ue si muove già oltre il suo obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro la fine dell’estate. E ciò consente margini di fiducia ma non di esitazione considerando la forza della variante Delta. Al momento i tecnici dell’Agenzia europea del farmaco seguono «attentamente i dati disponibili in varie parti del mondo, come Usa e Israele, per capire la tempistica ottimale». Gli elementi circa «l’efficacia nel mondo reale provenienti dall’Europa e da altre parti del mondo sono di particolare interesse per integrare i dati provenienti da studi clinici che studiano le dosi di richiamo». Non è ancora stato determinato quando potrebbe essere necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid e quali popolazioni dovrebbe essere mirata. E l’Agenzia «sta attualmente esaminando i dati emergenti per formulare raccomandazioni in grado di supportare gli Stati membri nel contesto delle campagne di vaccinazione nazionali».

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Ciccozzi: mancano dati di prevalenza anticorpale

«È fidandoci della memoria immunologica che si potrebbe pensare a coprire intanto le persone anziane le persone fragili e gli operatori sanitari più a rischio», riassume l’epidemiologo Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico. «Ma solo a scopo preventivo, in mancanza di dati scientifici al riguardo». Mancano infatti allo stato evidenze sistematizzate di prevalenza di anticorpi a 9-12 mesi, almeno in Italia e in molti dei Paesi europei che hanno iniziato la vaccinazione a gennaio. L’Europa «ha un probabilmente giusto atteggiamento di attesa», secondo Ciccozzi. «Non si possono dare delle dosi a fiducia, servono dati scientifici che fanno ritenere giusta la decisione di una dose booster sulla base della copertura anticorpale a 9 e 12 mesi».

Il dibattito Oltremanica, dubbi dagli esperti

Il dibattito anima la discussione sui criteri da seguire anche Oltremanica nel giudizio degli esperti per valutare il futuro approccio dei richiami da raccomandare o meno alla popolazione. Per il professor Adam Finn, pediatra e vaccinolgo di fama all’università di Bristol, oltre che consulente del governo, «sovraesporre» i cittadini a troppe dosi senza avere la sicurezza del risultato migliore e soprattutto senza dei limiti di tempo non appare consigliabile nella fase attuale. Anche la professoressa Eleanor Riley, immunologa nell’ateneo di Edimburgo, ha espresso riserve sulla proposta di richiami generalizzati a cadenza annuale. L’idea di ripristinare regolarmente l’immunità per tutta la vita non viene d’altronde perseguita in modo univoco per altre infezioni, come l’Rsv (virus respiratorio sinciziale) o altri quattro coronavirus che causano i comuni sintomi del raffreddore

In Francia al via terza dose per over 65 e fragili

In Francia intanto è stato dato il via alla somministrazione della terza dose dei vaccini alle persone di età superiore ai 65 anni e a quelle con problemi di salute pregressi, una quota stimata in circa 18 milioni di persone. La dose di richiamo viene somministrata a chi ha completato la vaccinazione da almeno 6 mesi (con il vaccino monodose di Johnson & Johnson previsti Pfizer o Moderna trascorse quattro settimane dalla prima iniezione).

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