Il dibattito

Terza dose, perché il vaccino non è stato aggiornato alle varianti attuali (ma lo sarà)

Test in corso per rendere possibile un cambio in corsa della formulazione anche in caso di future mutazioni

di Nicola Barone

Draghi: grazie a chi si è vaccinato, anche superando esitazioni

3' di lettura

La campagna di vaccinazione per le terzi dosi, nelle fasce di popolazione sinora autorizzate, è in pieno svolgimento e prevede l’inoculazione supplementare dei vaccini disegnati nelle fasi iniziali della pandemia. Alcuni scienziati si sono tuttavia chiesti se non fosse stato opportuno “aggiornare” i preparati per corrispondere meglio alle varianti attualmente in circolazione. Elementi obiettivi in mano agli esperti suggeriscono che prima o poi dovrà comunque accadere, per quanto non è facile determinare quando con precisione.

Efficacia conservata anche contro Delta

«Il vaccino e la dose di richiamo sono tarati sul ceppo di Wuhan che oramai non esiste più. Nonostante ciò l’efficacia vaccinale non è inficiata e le varianti sono ancora coperte. Ovviamente il problema di un eventuale cambio di formula era scientificamente corretto», dice il direttore dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma Massimo Ciccozzi. Lo scorso mese scorso c’è stato il sì dell’americana Fda a dosi extra nella formulazione originale del vaccino Pfizer/BioNTEch dopo che gli studi hanno dimostrato, per l’appunto, che funziona ancora abbastanza bene contro la Delta, non diversamente da quanto sostenuto dalle autorità regolatorie in Europa. Questo dunque il motivo per il quale si è deciso (per il momento) di soprassedere, nonostante un calo riscontrato nella protezione contro la variante Delta. Sotto valutazione di Fda sono ora invece le prove per i richiami dei vaccini Moderna e Johnson & Johnson.

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Scienziati di tutti i centri di ricerca all’opera

«La dose di richiamo andava forse già tarata sulla variante indiana con processi di produzione veloci come è caratteristica di un vaccino a mRNA, grazie alla sua duttilità». È chiaro, secondo Ciccozzi, che «un vaccino disegnato sulla variante Delta aumenterebbe l’efficacia su un ceppo virale oramai prevalente in tutto il mondo». Sebbene i preparati in uso rimangano fortemente una garanzia contro il ricovero e la morte per Covid, l’aspettativa è di sostenere la protezione in calo contro le infezioni meno gravi e per le popolazioni ad alto rischio. Per questo sia Pfizer/BioNTEch sia Moderna stanno testando formule sperimentali ottimizzate ed è notizia fresca che anche i ricercatori di Oxford - cui si deve la messa a punto del vaccino AstraZeneca - sono al lavoro nello stesso senso. Gli scienziati affermano che è importante imparare come reagisce il sistema immunitario a un booster leggermente diverso nel caso in cui alla fine si renda effettivamente necessario.

L’ambizione di sopprimere il contagio

Gli scienziati dell’università di Oxford che hanno sviluppato il vaccino anti-Covid prodotto da AstraZeneca sarebbero ora al lavoro su una versione nuova e modificata ad hoc per colpire la variante Delta di Sars-CoV-2. Stando alle indiscrezioni della stampa britannica state avviate le attività di aggiornamento del vaccino originale. A lavorarci sarebbe il team di “Dame” Sarah Gilbert (la co-creatrice del vaccino è stata insignita di questo titolo) nell’ateneo britannico. Una fonte ha detto alla testata che il nuovo vaccino è stato progettato con l’obiettivo «di avere qualcosa sullo scaffale pronto». I casi di variante Delta sono di nuovo in aumento in tutto il Regno Unito, con l’aggravio di una nuova mutazione per ora “sorvegliata speciale”.

A dire dell’immunologa Eleanor Riley dell’Università di Edimburgo una revisione del preparato originale potrebbe contribuire a porre fine alla trasmissione diffusa nel Regno Unito. E il piano della terza dose «avrebbe probabilmente un impatto maggiore se stessimo usando un vaccino specifico per Delta». I ricercatori di Oxford, in linea con gli altri nel mondo, hanno scelto sinora di seguire un approccio precauzionale. Tuttavia un vaccino ad hoc, sottolinea Riley, sarebbe ancora più efficiente nel sopprimere il rischio contagio alla radice.

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