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Terza edizione del Real Estate & Finance Summit al Sole 24 Ore

Il 25 febbraio a milano

di Redazione Real Estate


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(ANSA)

2' di lettura

I volumi record del mercato immobiliare raggiunti nel 2019, l’avvio di molti processi di rigenerazione urbana e la ripartenza dello sviluppo rappresentano l’evoluzione del settore in Italia e sono la chiave di lettura del prossimo futuro. Con la cautela imposta da una situazione economica che stenta a ripartire e variabili esogene inattese e incontrollabili (leggi Coronavirus).

Il Real Estate & Finance Summit, giunto alla sua terza edizione, il prossimo 25 febbraio presso la sede del Sole24 Ore a Milano, vuole porsi come punto di riferimento del settore immobiliare, dando vita a un momento di riflessione su trend e prospettive del mercato con i principali decision makers.

Il ruolo fondamentale di Milano nella ripresa immobiliare italiana potrebbe rappresentare un driver per molte altre realtà. Nei numeri, infatti, la città di Milano continua ad attrarre buona parte dei capitali internazionali – che rappresentano ormai 75% dei capitali impiegati – ma Roma sta raccogliendo l’interesse degli investitori, in maniera più selettiva limitato ai segmenti uffici e hotel. La rigenerazione riguarda anche altre città che vanno da Firenze, con la rinascita della ex Manifattura Tabacchi, a Bologna, da Lucca a Trieste. Sono questi i temi dai quali partire per imbastire una riflessione sugli ultimi vent’anni del real estate nel nostro Paese. Da quando nel 2000 si misero le basi per alcuni progetti di sviluppo fino agli anni recenti, periodo in cui alcuni di quei progetti sono arrivati sul mercato, non senza difficoltà, altri hanno avuto successo e altri sono ancora in fase di partenza. Da Porta Nuova a Citylife, da Milanosesto a Santa Giulia, questi sono i progetti di più ampie dimensioni che hanno guidato il cambiamento di Milano.

Obiettivo della giornata quest’anno sarà quindi fare un’analisi dapprima sulla situazione a livello macroeconomico e geopolitico, per poi analizzare il tema rigenerazione urbana come driver per una ulteriore crescita del settore, ma anche come cifra di cambiamento del volto delle nostre città, oggi più attente all’uomo e ai suoi bisogni, anche di socializzazione. È oggi che le città italiane devono mettere le basi di quello che vogliono essere tra 10, 20 o 30 anni. Ripensare aree dismesse, con mix di immobili dagli uffici al residenziale in acquisto o affitto, fino agli hotel, permette di cambiare volto ai quartieri degradati o dimenticati o semplicemente aree libere pronte ad accogliere nuove funzioni.

La rigenerazione urbana deve dunque essere intesa come cifra di cambiamento per valorizzare aree dismesse, abbandonate, dimenticate. È questa la sfida che oggi, anche grazie all’arrivo di investitori internazionali, le città italiane possono giocare come carta per lo sviluppo guardando al futuro.

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