Lotta al Covid-19

Vaccino, terze dosi e allargamento ai bambini: la strategia per frenare i contagi

Oltre 2 milioni le somministrazioni «booster» in una settimana nel Regno Unito dove la trasmissione comincia a decelerare

Vaccini, accelera la terza dose: da dicembre via per gli over 40

3' di lettura

Con un andamento della pandemia montante sale anche nel nostro Paese il livello di allerta in vista dell’ingresso nella stagione più fredda. Per Guido Rasi, consulente del commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, il prossimo Natale potrebbe essere migliore del precedente anche se comunque non del tutto normale. Dunque al momento l’obiettivo è di evitare in prospettiva nuove chiusure, considerato il “vantaggio” dell’Italia rispetto ai numeri ben più altri di altri Paesi europei che hanno costretto misure più restrittive. Tra terze dosi (il caso del Regno Unito col suo recente boom insegna) e allargamento del vaccino ai più piccoli, la partita si gioca in larga misura sulla riduzione della popolazione suscettibile.

Calo nella protezione e terza dose

Ormai la progressiva riduzione della protezione data dai vaccini è documentata da più ricerche pubblicate nelle ultime settimane. Uno studio dell’Istituto Technion di Israele, pubblicato sul New England Journal of Medicine, mostra a due mesi dalla seconda dose 2 infezioni su mille individui vaccinati e che a 6 mesi le infezioni raddoppiano, con 4 infezioni su mille vaccinati, a prescindere dall’età. Qualcosa di simile accade per i casi di malattia grave: se a 2 mesi dalla seconda dose sono poco meno di 2 su mille, dopo 6 mesi diventano 5 su mille. I dati raccolti negli Stati Uniti sui veterani e pubblicati sulla rivista Science indicano che in otto mesi la protezione dall’infezione è scesa dall’87,9% al 48,1% per i vaccini a Rna messaggero e al 13,1% per il vaccino Janssen; la protezione dal decesso nei 65enni si è ridotta nello stesso periodo al 73,0% per Janssen, all’81,5% per Moderna e all’84,3% per Pfizer-BioNTech; oltre i 65 anni i valori erano scesi al 52,2% per Janssen, al 75,5% per Moderna e al 70,1% per Pfizer-BioNTech. Alla luce di questo scenario, secondo gli esperti la terza dose del vaccino è lo strumento principale per riuscire a mantenere la situazione epidemiologica in equilibrio.

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Verso la vaccinazione dei più piccoli

In scia ad altri Paesi (come gli Usa) la vaccinazione per i bambini fra 5 e 11 anni è un altro probabile appuntamento in vista, non appena anche l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) si sarà pronunciata Ema il 29 novembre. «È il caso di ricordare, un dato triste ma non irrilevante, che ci sono stati morti anche tra bambini e adolescenti, anche se pochissimi rispetto ai 78.000 tra ultra ottantenni. In Italia ci sono stati 15 decessi tra 0 e 9 anni e 21 tra i 10 e i 19 anni. Numeri irrilevanti? Ritengo di no». Così Massimo Galli, ex primario del reparto di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. In merito alla vaccinazione dei più piccoli, vanno tenute in conto due considerazioni. «Evitare che il virus si continui a diffondere tra i più giovani» ma «c’è anche il valore del loro interesse individuale». Anche dai 5 anni in su, infatti, «i rischi dell’infezione sono assai superiori di quelli legati alla vaccinazione, considerando che è un virus che non si sa cosa può veramente comportare alla lunga sia in termini di long Covid che di processi infiammatori sistemici. Inoltre c’è un lavoro mai smentito e relativo alla capacità del virus di integrarsi a pezzetti del nostro genoma».

La fiammata nella trasmissione

Secondo i dati dell’ultimo monitoraggio della cabina di regia, l’incidenza settimanale continua ad aumentare con 78 casi ogni 100mila abitanti (allo scorso monitoraggio erano 53). Per l’indice di contagio Rt viene osservata una decisa tendenza a crescere: tutti i metodi di calcolo dell’indice di contagio sono concordi. Lo è il Covindex, il parametro sovrapponibile all’indice Rt e aggiornato sulla base del rapporto fra nuovi casi positivi e tamponi, che alla luce dei dati del 14 novembre indica il valore di 1,22; il sito Covidstat, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) indica il valore 1,27, con un margine di incertezza che va da 1,46 a 1,10; sul suo sito il fisico Roberto Battiston pubblica la stima, al 10 novembre, pari a 1.29 in crescita. Rispetto al 13 novembre, quando c’era ancora una Regione in cui l’indice di contagio Covindex era inferiore a 1, il 14 novembre questo valore è superiore a 1 in tutte le Regioni e Province autonome. Il valore più alto si registra in Valle d’Aosta con Covidex di 1,99, seguono Molise (1,82), Liguria (1,44) e provincia autonoma di Bolzano (1,36). I valori più bassi sono quelli di Puglia (1,04), Umbria (1,06) e Calabria (1,08).

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L’andamento della pandemia e la campagna di vaccinazioni sono mostrati in tre mappe a cura di Lab24. Nella mappa del Coronavirus i dati da marzo 2020 provincia per provincia. In quelle dei vaccini l’andamento in tempo reale delle campagne di somministrazione in Italia e nel mondo.
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