DOPO LA DECISIONE DELLA SEC

Tesla, chi potrebbe comprarla dopo il passo indietro di Musk. Le ragioni di un declino

di Mario Cianflone

Tesla, tutte le dichiarazioni che hanno costretto Musk a lasciare la presidenza


5' di lettura

Elon Musk lascia la presidenza di Tesla e arriva una multa di 40 milioni di dollari. Dopo l'azione legale avviata dalla Sec contro l'azienda americana e relativo crollo in borsa (-13,90% a Wall Street), si è arrivati ad una conclusione della vicenda. Per non finire davanti ad un giudice il fondatore di Tesla ha patteggiato con l'autorità borsistica statunitense - in relazione all'accusa di turbativa di mercato per i post su Twitter scritti ad agosto dove annunciava un possibile ritiro dalla borsa pagando fino a 420 dollari per azione - il suo abbandono dalla carica di presidente per almeno tre anni e una multa di 20 milioni di dollari. Altri 20 milioni di dollari saranno pagati da Tesla, da qui i 40 milioni di multa, mentre Musk continuerà ad essere chief executive officer del marchio californiano.

E ora cosa succederà a Tesla? Pare difficile ipotizzare un futuro da piccolo produttore indipendente. La casa californiana potrebbe diventare preda di altri gruppi. Quali? Difficilmente un gruppo tedesco visto che il colosso Volkswagen è “superimpegnato” nell'auto elettrica con tutti i suoi Marchi e con Porsche e Audi a fare da frontiera dell'innovazione, mentre Daimler ha creato un brand ad hoc. Lo stesso discorso vale per Bmw che sul fronte delle auto alla spina è partita prima ma ora è un filo indietro pur avendo grandi tecnologie innovative come i telai in carbonio. Tesla potrebbe piacere ai cinesi, magari a Geely che però è primo azionista di Daimler. E gli americani? Ford sull'elettrico è indietro ma ha capacità produttive da offrire a una Tesla in affanno, GM idem ma con in più tecnologie e piattaforme elettriche di nuova generazione. Fca, che punta all'elettrificazione, potrebbe anch'essa offrire know how e fabbriche per produrre auto in grandi volumi, cosa che Tesla ha dimostrato di non essere in grado in grado di fare viste le difficoltà con la Model 3.

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Infine i giapponesi e i coreani. Toyota è leader nell'ibrido ma non crede all'elettrico puro a ioni di litio, preferisce puntare sulle fuel cell. Tuttavia potrebbe anche cambiare prospettiva. Infine Hyundai Motors, che secondo rumors insistenti da tempo punterebbe su Fca per fame di brand dall'elevata immagine, potrebbe soccorrere Tesla.

Gran parte dei guai di Tesla deriva dai problemi di produzione della Model 3, cioè la compatta premium, che sarebbe dovuta essere costruita in 5mila unità a settimana ma che in realtà non ha mai raggiunto questa cadenza produttiva. Eppure per questa berlina cinque porte alla spina Tesla ottenne 400mila ordini. E moltissimi sono stati rimborsati stante l'impossibilità di consegnare la macchina ai clienti. E mentre viene introdotta in produzione la versione per l'Europa (a quasi due anni da debutto, quando un'auto normale al terzo anno è al primo restyling), Elon Musk addirittura convoca i clienti per andare a consegnare le Model 3 agli acquirenti.

Ma che cosa sta succedendo a Tesla? Semplice, la pioniera dell'auto elettrica di lusso sta subendo una concorrenza sempre più agguerrita nelle vetture a ioni di litio a lunga autonomia. Una competizione dal basso (Nissan Leaf II, l'elettrica più vendita al Mondo e Chevrolet Bolt) e soprattutto dall'alto, perché la sua best seller, la Model S, mostra tutti i suoi sei anni di vita e i concorrenti tedeschi hanno schierato una raffica di novità, full electric, che sembrano mettere in angolo le proposte del brand californiano. Quella dell'auto elettrica è infatti una rivoluzione che parte principalmente all'alto, dalla categoria premium. Già, perché i modelli più recenti in vendita o in arrivo a breve sono tutti appartenenti all'alto di gamma. I loro nomi: Audi e-tron, Mercedes EQC, Porsche Taycan e Jaguar I-Pace. Il motivo è semplice, le vetture alla spina per essere utilizzabili senza Range Anxiety, in altre parole senza il patema di rimanere senza energia, devono avere batterie di grandi dimensioni.

È questa la lezione di Tesla e di Elon Musk: costruire auto elettriche a lunga autonomia (tra i 400 e 500 km) impone la creazione di modelli di alto prezzo e grandi dimensioni. I motivi sono molteplici.
Le auto premium garantiscono più margini (o almeno minori perdite), le dimensioni abbondanti (e-tron, EQC e I-Pace sono tutti suv di taglia generosa) assicurano spazio sufficiente per alloggiare pacchi di celle a ioni di litio in quantità soddisfacente. Inoltre l'auto elettrica, al momento sembra un bel giocattolo per ricchi. Auto di lusso (i modelli segnalati costano tra gli 80 e i 100mila euro), che dormono in case con garage muniti di sistemi di ricarica veloce. Del resto è difficile ipotizzare una Porsche Taycan parcheggiata in strada di notte con la spina attaccata alla colonnina. L'offerta di auto alla spina sta dunque aumentando: i costruttori premium, soprattutto quelli di passaporto tedesco, hanno risposto a Tesla con modelli in grado di far invecchiare di colpo la Model S di Elon Musk (la sua best seller ha sei anni di vita), mentre la Model 3, la “compatta” premium costa comunque almeno 50/60 mila euro, in Europa non si vede ancora e la casa di Fremont ha problemi nella produzione.

Nella rivoluzione elettrica un posto d'onore spetta alla Nissan Leaf, la più venduta al mondo che a fronte di prezzi non esosi offre 400 km di autonomia, al pari della Opel Ampera-e che in Italia non è in vendita. Interessante la Hyundai Kona Ev con oltre 450 km di autonomia veri e la non giovane, ma aggiornata, Renault Zoe e la piccola Smart Electric drive. L'offerta di auto elettrica dall'autonomia dignitosa è risicata, ma la situazione è destinata a mutare.

L'offerta di auto alla spina sta dunque aumentando: i costruttori premium, soprattutto quelli di passaporto tedesco, hanno risposto a Tesla con modelli in grado di far invecchiare di colpo la Model S di Elon Musk

Ad esempio Volkswagen sta predisponendo una gamma che battezzata I.D. sarà composta di auto a ioni di litio con prezzi paragonabili a quelli di una Vw Golf ben allestita. Insomma l'alba dell'auto elettrica c'è, i costruttori rispondono e soprattutto non vanno dimenticate le sempre più numerose plug-in: cioè le ibride ricaricabili. Non costano poco, sono al momento modelli di pregio (dalla Vw Golf Gte, alla Bmw 330e Mini Countryman S E fino a Porsche Cayenne) ma offrono 50 km di autonomia a emissioni zero e sono tre auto in una: tradizionale a benzina, ibrida classica ed elettrica al 100%. In arrivo molti modelli anche di costruttori generalisti come Psa e in prospettiva di Fca. L'elettrificazione della mobilità però non passa solo dalle auto. Per ridurre le emissioni in ambito urbano, soprattutto nei trasporti ultimo miglio è in crescita l'offerta di van elettrici e qui ci sono Renault Kangoo e Nissan Ev 200e, ma è recente anche la notizia che Ford sta preparando lo sbarco con un Transit Custom plug-in hybrid.

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