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Tesla in “Codice rosso”. E il titolo cade ai minimi dal 2016

di Marco Valsania


Tesla Model 3, la nostra prova su strada

3' di lettura

New York - Una situazione da “Codice rosso”. Una strada in salita che “è come scalare il Kilimangiaro”. Tesla, più dell’immaginazione dei consumatori, scatena ora la fantasia degli analisti - in particolare di uno dei più influenti, Dan Ives di Wedbush Securities - nel descrivere la crisi che la avviluppa. E i suoi titoli, segno che quelle degli osservatori professionali non sono iperboli lontane dalla realtà, sono rotolati durante nove delle ultime dieci sedute, un declino coronato ieri da un ulteriore scivolone del 2,7 per cento.

I dieci giorni di calvario sono passati, da quando Tesla ha completato l’ultima manovra per rafforzare le sue finanze, un’emissione multimiliardaria di azioni e obbligazioni convertibili. Quei bond, collocati con un rendimento del 5,3%, adesso hanno uno “yield” balzato al 9% e prezzi caduti a 83 centesimi per dollaro. In Borsa, nel medesimo periodo, il leader dell’auto elettrica e hi-tech ha visto evaporare un quinto del suo valore di mercato - il 40% da inizio anno - scendendo nelle ultime ore anche sotto i 200 dollari per la prima volta dal dicembre del 2016. È un declino che l’ha spinta alle spalle - ignominia - d’un rivale tradizionale dell’auto quale Ford, che pure arranca nell’innovazione e cerca di rilanciarsi a colpi di ristrutturazioni da 11 miliardi di dollari e tagli appena annunciati di settemila posti di lavoro.

A rendere amara la nuova bocciatura è il fatto che Ives ancora di recente era tra i più ottimisti a seguire da vicino la società di Elon Musk. Non più: ha messo in pesante dubbio la possibilità del gruppo di raggiungere i target di redditività che ha previsto quest’anno; ha gettato acqua fredda sulla domanda del primo modello di massa, il Model 3; e di conseguenza ha ridimensionato il target delle azioni a 230 dollari da 275 dollari. Soltanto un mese fa il suo target era di 365 dollari.

Ecco il suo giudizio riassuntivo: «Ho grandi preoccupazioni per la traiettoria delle prospettive di crescita di Tesla». Cosa dire della promessa di Tesla di recuperare, dopo aver consegnato mere 63.000 vetture nel primo trimestre tra difficoltà di produzione, di consegna e polemiche sulla gestione di Musk? Che è be difficile che venga mantenuta: Ives ha definito “compito erculeo” l’avvicinarsi all’obiettivo di 360.000-400.000 veicoli nell’intero anno, stimando che invece probabilmente non supereranno i 340.000-355.000. Se Tesla, reduce da una perdita peggiore del previsto negli ultimi tre mesi e che dovrebbe rimanere in rosso nel trimestre in corso, non saprà tornare in attivo nella seconda metà dell’anno, Ives ha inoltre anticipato che sarà costretta a cercare ulteriori 1-2 miliardi dagli investitori.

Musk ha cercato di superare la crisi d’immagine e di performance con una doppia offensiva: da una parte ha detto che d’ora in avanti esaminerà personalmente assieme al direttore finanziario Zachary Kirkhorn i costi, in un nuovo sforzo di efficienza e lotta agli sprechi. Dall’altra ha rilanciato sulle ambizioni: ha parlato di una Tesla che varrà un giorno mezzo miliardo di dollari - non i 36 miliardi ai quali è scesa. Tutto ciò grazie a una diversificazione che la porterà a un futuro di vetture totalmente automatiche e altro ancora. È però, questo, uno scenario che Ives ritiene semmai ancora più deleterio, una distrazione pericolosa: «Musk & Co. si stanno espandendo nelle assicurazioni, nei robotaxi e in altre avventure fantascientifiche quando la società dovrebbe invece essere focalizzata alla stregua di un raggio laser sullo sforzo di sostenere la domanda “core” per il Model 3 e sulla semplificazione del modello di business e della struttura di spese».

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