ancora pressione sul titolo

Tesla crolla in Borsa dopo l’addio di 2 manager e Musk che fuma marijuana in video

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


L’intervista a Elon Musk durante il podcast del comico Joe Rogan

3' di lettura

NEW YORK - Doveva essere un'occasione per parlare della sua visione del mondo, dell'intelligenza artificiale e il suo impatto sull'umanità, il futuro di Tesla, i piani spaziali per la conquista di Marte. Due ore e mezza di chiacchierata con il popolare comico Joe Rogan, nel suo podcast in diretta video sui social. E invece per Elon Musk si è rivelata l'ennesima tegola, dopo che in diretta web il fondatore e ceo di Tesla si è lasciato andare a qualche sorso di whiskey e a fumare marjiuana (legale in California). «Non sono un fumatore abituale di erba. Non credo aiuti la produttività», ha detto Musk con i fumi del blend di tabacco e marjuana offerto dal comico, appena “tirata” che salivano davanti alla sua faccia ripresa dalla telecamera. Tanto è bastato per far scoppiare il caos tra gli investitori. Con un'ondata di vendite partita già prima dell'inizio delle contrattazioni a Wall Street. E un crollo delle quotazioni, che finora ha toccato oltre il 9%, a mercati aperti.

Che equivale, considerando la market cap attuale di Tesla di circa 45 miliardi di dollari a una canna costata alla società californiana qualcosa come 4 miliardi di dollari. Peggiore seduta dal 3 luglio per Tesla.
In Tesla è scoppiato il fuggi fuggi nelle ultime settimane. Il direttore della contabilità Dave Morton, assunto il 6 agosto scorso, dopo meno di un mese ha deciso di andarsene. Lo ha comunicato la stessa Tesla in un documento presentato alla Sec, l'autorità di Borsa americana. Il manager che arrivò in azienda il giorno precedente i tweet di Musk sul controverso delisting dell'azienda, ha spiegato di aver presentato le dimissioni alla luce del livello troppo elevato di attenzione sull'azienda che “ha superato le mie aspettative”, ha scritto Morton che per Tesla aveva lasciato la carica di direttore finanziario in Seagate. Non è il solo ad abbandonare la nave in tempesta. La responsabile delle risorse umane Gabrielle Toledano, dopo il tweet sul delisting di Tesla, si era presa un periodo di aspettativa alla fine di agosto. In un'intervista a Bloomberg oggi ha fatto sapere che non tornerà in azienda al termine del congedo.

E' solo l'ultimo di una serie di episodi sfortunati di Musk sui social network che hanno danneggiato l'immagine e la quotazione della sua società. E messo in evidenza ciò che da tempo alcuni grandi investitori lamentano: le difficoltà nella governance di Tesla troppo incentrate su una sola persona.

Ai primi di luglio Musk si era fatto prendere dall'ansia dei tweet e aveva dato del “pedofilo” a uno dei sub britannici coinvolto nel salvataggio dei 12 ragazzi thailandesi intrappolati nella grotta. Dopo le critiche che gli erano arrivate dallo speleologo che aveva definito l'interesse di Musk per la vicenda solo un'operazione mediatica. Quel giorno, dopo il tweet di Musk, il titolo di Tesla aveva perso oltre un miliardo di dollari di capitalizzazione in Borsa.
E ancora, il 2 maggio scorso davanti agli analisti che chiedevano notizie più dettagliate sui ritardi nella Model3, Musk non aveva risposto definendo la domanda “noiosa, stupida e sfigata“. Il giorno dopo si era scatenata un'ondata di vendite simile a quella di oggi. Ctw Investment Group, azionista di Tesla, che gestisce 250 miliardi di asset dei fondi pensione dei sindacati americani, aveva chiesto in quell'occasione che non fossero rieletti i tre membri “deboli” nel consiglio di amministrazione Tesla: il fratello di Elon, Kimbal Musk, James Murdoch e il consigliere indipendente Antonio Gracias espressione di un fondo di private equity. «Tesla per tornare verso la redditività ha la necessità di avere amministratori davvero indipendenti nel board». La battaglia nel board si concluse, ancora una volta, a favore di Elon Musk. Dopo l'ultimo episodio e la fuga di dirigenti potrebbe non bastare più l'attuale assetto per placare gli animi degli azionisti della società di auto elettriche.

Dopo il podcast a whiskey e marijuana diversi analisti parlano della necessità per Tesla, per salvaguardare il valore della società e degli investimenti fatti dai suoi azionisti, di avere un numero due forte che affianchi Musk. Una sorta di “tutore” per il geniale imprenditore. Che possa aiutarlo a superare quest'anno - come lui stesso ha detto qualche settimana fa in un'intensa intervista al Nyt, cospargendosi il capo di cenere - è stato il più difficile della sua vita.

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