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Tesla guida la corsa ai servizi connessi ma la svolta deve ancora arrivare

Il 39% dei consumatori afferma che questi servizi sono utili ma non sufficientemente sviluppati e un altro 23% dichiara di non essere a conoscenza dei loro benefici

di Al.An.

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(Daimler AG)

Il 39% dei consumatori afferma che questi servizi sono utili ma non sufficientemente sviluppati e un altro 23% dichiara di non essere a conoscenza dei loro benefici


3' di lettura

Sono Tesla, Mercedes-Benz e Bmw i marchi percepiti dal pubblico come leader nei servizi connessi per l’auto. Ma è la casa californiana quella che ha saputo accumulare un vantaggio, creando - si legge nella seconda indagine Connected Vehicle Trend Radar di Capgemini Invent sull’auto connessa - uno “smartphone sulle ruote”. Tesla è stata descritta come una software company che costruisce anche dell’hardware. Tra l’altro diverse parti dell’auto possono interagire tra loro, facilitando aggiornamenti del software over-the air (Ota) e upgrade del motore. Tesla è anche molto sensibile agli input dei clienti e questo è ciò che, secondo il rapporto, dovrebbero imparare anche agli altri costruttori che intendano fare profitti in futuro.

Del resto i servizi connessi sono essenziali per la crescita dei produttori di auto. È vero che le case hanno l'opportunità di sfruttare appieno il potenziale dei servizi connessi, ma devono agire rapidamente per colmare il crescente divario tra i player tradizionali e quelli digitali.

L'indagine “Connected Vehicle Trend Radar 2”, alla quale hanno partecipato oltre 3.000 clienti a livello globale, ha rilevato che quasi la metà di loro (44%) non dispone ancora di servizi connessi sulle proprie automobili, mentre solo il 51% dei fruitori dei servizi digitali rientra nella categoria degli utilizzatori frequenti, evidenziando come i produttori non siano ancora riusciti ad accedere efficacemente al mercato dei servizi connessi.

I risultati suggeriscono che l'ampliamento del portafoglio di servizi connessi con l'aggiunta di applicazioni di terze parti potrebbe rappresentare per i costruttori una modalità efficace per superare i concorrenti nativi digitali: secondo il report, gli automobilisti stanno già utilizzando applicazioni dei principali operatori tecnologici sviluppate da terze parti e, di conseguenza, è fondamentale che queste siano accessibili attraverso l'interfaccia del veicolo per assicurarsi nuovi clienti e di conseguenza nuovi dati.

«Oggi - ha commentato Gerardo Ciccone, MALS Director di Capgemini Business Unit Italy - i produttori non hanno una chiara comprensione dei benefici che i clienti connessi cercano e di quale sia la visione di una customer experience positiva da parte degli utilizzatori, essi sono gravati dai sistemi legacy e non riescono a progettare soluzioni di valore sfuttando al meglio le tecnologie digitali disponibili. Tuttavia perdere quote di mercato nei servizi connessi si traduce in una perdita di entrate o, nella peggiore delle ipotesi, una perdita di valore del proprio brand».

Il numero di veicoli connessi è destinato ad aumentare raggiungendo quota 352 milioni entro il 2023, rispetto ai 119,4 milioni del 2018 . Questo incremento sarà associato a una rapida proliferazione di dati che possono essere monetizzati per ridurre i costi, limitare le emissioni e ottimizzare le attività di R&S, i prodotti e i servizi. Tuttavia, per raccogliere dati sufficienti a mantenere un vantaggio competitivo, le case automobilistiche hanno bisogno di una più solida base di clienti rispetto ai concorrenti del settore tecnologico e, al momento, i livelli di utilizzo sono insufficienti. I produttori tradizionali devono infatti assicurarsi di offrire ai consumatori servizi che rispondano alle loro necessità: su 23 categorie di casi d'uso esaminati nel report, i servizi relativi alla sicurezza e alla protezione sono quelli più apprezzati, mentre in-car delivery e in-car commerce sono quelli meno apprezzati.

Attualmente, la volontà dei clienti di pagare una somma maggiore per questi servizi connessi è relativamente bassa in tutte le categorie, dal momento che il 39% dei consumatori afferma che questi servizi sono utili ma non sufficientemente sviluppati e un altro 23% dichiara di non essere a conoscenza dei loro benefici. L'informazione giocherà quindi un ruolo chiave nel rendere i servizi connessi un asset di valore per le vendite.

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