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Tesla ha toccato il fondo? La pecora nera dell’S&P 500 cerca il riscatto

Nei primi scambi il guadagno tocca il 6% poi si dimezza. Le azioni erano crollate ulteriormente martedì dopo la notizia sullo stop alla produzione nella fabbrica di Shanghai. Sempre vivi i timori sulla domanda

di Alberto Annicchiarico

(Epa)

3' di lettura

Tesla insegue il rimbalzo dopo sette sedute in rosso che l’hanno spinta ad essere tra i peggiori titoli dell’indice S&P 500 nel 2022. La discesa a precipizio è iniziata dopo che il ceo Elon Musk ha lanciato la sfida per la conquista di Twitter, in aprile. La domanda è: il titolo che fino a qualche mese fa sembrava invincibile andrà ancora più giù o no? Dominano le preoccupazioni per il calo della domanda e il nervosismo tra gli investitori nei confronti dei titoli growth, quelli con multipli più alti e che promettono una maggior crescita. L’azienda guidata dall’ex uomo più ricco del mondo è la pecora nera del più importante indice azionario americano (nel quale è entrata due anni fa), insieme ad altre due società molto meno note. Il valore è sceso del 69%, al di sotto di quello di Walmart, JP Morgan e Nvidia. A questo punto potrebbe fare gola ai “dip buyer”, gli investitori a caccia di titoli che hanno toccato il fondo?

Il guadagno nella seduta odierna, la prima positiva dopo il filotto negativo di sette, ha toccato anche il 6 per cento per poi arretrare al 3,61% in chiusura, a 112,71 dollari. Ancora poca cosa. Le azioni erano crollate ulteriormente dell’11% martedì dopo che Reuters aveva riferito di una riduzione della produzione nella fabbrica di Shanghai, riaccendendo i timori sulla domanda. Questa notizia si è sommata alle preoccupazioni suscitate dall’offerta ai consumatori statunitensi di uno sconto di ben 7.500 dollari sui due modelli più venduti, Model 3 e Model Y, da acquistare entro la fine dell’anno.

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La Fed, i tassi, i titoli growth

I titoli growth come Tesla sono stati martoriati quest’anno dalla politica aggressiva sui tassi della Federal Reserve per fare fronte all’inflazione. Per la casa di Austin il crollo di quest’anno ha segnato una netta inversione di tendenza rispetto al rally dei due anni precedenti, che aveva spinto la capitalizzazione a 1.200 miliardi di dollari a fine 2021 contro i 350 di oggi (che è pur sempre più della somma delle market cap delle big tedesche: Porsche, Vw, Bmw, Mercedes-Benz; e oltre tre volte i rivali cinesi di BYD). Le frequenti cessioni di azioni Tesla da parte di Elon Musk (per un totale di 40 miliardi nel 2022) e la “distrazione” causata dalla sua acquisizione di Twitter hanno svolto un ruolo di primo piano nell’indebolire il brand.

Una favola finita?

«Sembra che la fiducia sia svanita e la favola di Tesla sia improvvisamente finita», ha dichiarato Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote Bank. «Gli investitori sono ansiosi di vedere come l’incombente recessione colpirà la domanda di Tesla, come la concorrenza degli altri produttori di veicoli elettrici avrà un impatto sulla quota di mercato di Tesla e quando Elon Musk smetterà di combinare pasticci altrove mentre Tesla vacilla».

Le difficoltà di Tesla in Cina sono testimoniate dallo stop alla produzione nella fabbrica di Shanghai, la più importante del produttore americano, nell’ultima settimana dell’anno e fino al 2 gennaio, ma anche dal 20 gennaio al 31 gennaio, pausa prolungata per il capodanno cinese. Gli ultimi tagli alla produzione di Tesla a Shanghai arrivano nel mezzo di un’ondata crescente di Covid.

Il calo delle vendite in Cina

Come altre case automobilistiche, anche Tesla ha dovuto affrontare un calo della domanda sul mercato automobilistico del Dragone (complice l’effetto Covid), il più grande del mondo e il più competitivo per quanto riguarda i modelli elettrici, con oltre 20 milioni di veicoli venduti all’anno. All’inizio di dicembre Tesla, per incentivare gli acquisti, ha ridotto i prezzi delle Model 3 e Model Y fino al 9% in Cina, oltre a concedere un sussidio per i costi assicurativi.

Brokerage China Merchants Bank International (CMBI) ha dichiarato in un rapporto pubblicato martedì che le vendite al dettaglio medie giornaliere di Tesla in Cina dall’inizio di dicembre fino a Natale sono diminuite del 28% rispetto all’anno precedente. La casa di Austin, Texas ha registrato 36.533 vendite al dettaglio in Cina dal primo al 25 dicembre, mentre le vendite a livello di settore sono aumentate di quasi il 15%. Addirittura le vendite giornaliere medie per BYD, la principale rivale di Tesla, e che detiene un terzo della quota di mercato delle Nev (ibride e a batteria) e il 23% delle sole Bev (a batteria), sono aumentati del 93% nello stesso periodo. In Cina Tesla vale l’11% delle auto a batteria contro il 10% del 2021. BYD nel 2021 era al 12 per cento.

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