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Tesla, Musk taglia del 60% l’uso di cobalto nelle auto elettriche

di Sissi Bellomo

(REUTERS)

3' di lettura

Il cobalto, il più prezioso tra i metalli impiegati nelle batterie, è sempre più irrilevante per Tesla: nella Model 3 la casa californiana ne ha più che dimezzato l’impiego rispetto ai primi modelli di auto elettrica che aveva messo sul mercato e presto potrebbe riuscire a usarne «praticamente a nulla».

L’ultima boutade di Elon Musk forse è stata solo un diversivo, per distrarre l’attenzione dalle perdite record: 710 milioni di dollari nel primo trimestre di cui il ceo non ha voluto discutere, respingendo come «stupide e noiose» le domande degli analisti. Ma nel settore dei metalli le sue affermazioni non sono passate inosservate.

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Il prezzo del cobalto – che proprio per la febbre da auto elettrica è quadruplicato in due anni, superando 90mila dollari per tonnellata in marzo – ha fatto un immediato passo indietro. Al London Metal Exchange, mercato per la verità non molto liquido, le quotazioni hanno ripiegato a 88.750 dollari dopo la conference call di Musk, in ribasso dell’1,7%.

La svolta tecnologica di Tesla ha in effetti un impatto sulla domanda di quello che è considerato il più critico tra i materiali impiegati nelle batterie. Ma ci sono ragioni per prendere con cautela le affermazioni di Musk, evitando di saltare alla conclusione che l’allarme per possibili carenze di cobalto sia già superato, anche perché sul fronte dell’offerta i rischi stanno crescendo.

Contro Glencore, il maggiore fornitore mondiale, sono state avviate nei giorni scorsi due diverse azioni legali relative a società nella Repubblica democratica del Congo, Paese da cui proviene il 60% del metallo e dove il gruppo svizzero sta accelerando le operazioni. Grazie proprio alle miniere africane, Glencore nel primo trimestre ha estratto 7mila tonnellate di cobalto (+11% in un anno), ma il futuro è ora diventato più incerto.

Tesla non mente quando sostiene che le batterie per le sue auto elettriche, che si fa produrre su misura da Panasonic, contengono quantità ridotte di cobalto. E ha davvero compiuto progressi sorprendenti nel risparmiare materia prima. Sulla base delle indicazioni fornite giovedì dalla società, Benchmark Mineral Intelligence (Bmi) calcola che il suo impiego di cobalto sia sceso da una media di 11 kg per auto nel 2008-2012, periodo della Roadster e della Model S, a 7 kg nello scorso biennio e poi ancora ad appena 4,5 kg con la Model 3: una riduzione del 59% nel giro di sei anni.

La società californiana partiva comunque avvantaggiata, fa notare la società di ricerca, perché fin dall’inizio – con una scelta controcorrente – ha adottato catodi Nickel-Cobalto-Alluminio (Nca), con minori quantità del metallo strategico: addirittura due terzi in meno rispetto alle formulazioni originarie delle Nickel-Cobalto-Manganese (Ncm).

Anche le batterie Ncm – che restano dominanti sul mercato – si sono evolute, ma in genere contengono ancora il 20% di cobalto, mentre Tesla sostiene di aver già battuto le Ncm «di prossima generazione», le Ncm811: in pratica è già sotto il 10%, risultato che spiega di aver ottenuto «aumentando il contenuto di nickel e mantenendo comunque una stabilità termica superiore». «Quelle della Model 3 – afferma Tesla – sono le celle a più alta densità energetica tra quelle impiegate in qualsiasi veicolo elettrico».

Risultati «eccellenti», riconosce Bmi, restando però convinta che non si potrà fare molto di più nel breve termine, né con i catodi Nca né con gli Ncm: «L’impiego di cobalto nelle batterie a ioni di litio triplicherà da oggi al 2026», prevede la società di ricerca.

I risparmi di Tesla sono peraltro troppo piccoli per smuovere davvero gli equilibri sul mercato del cobalto. La società di Palo Alto tuttora fatica a produrre più di 10mila auto al mese e anche se d’ora in poi montasse solo batterie «all’ultimo grido» ridurrebbe i consumi del metallo di appena 300 tonnellate l’anno, calcola il Sole 24 Ore: un’inezia a fronte di consumi globali che superano già le 100mila tonnellate l’anno.

I giganti capaci di influire sul mercato sono altri. Ad esempio Volkswagen , che punta a vendere 3 milioni di auto elettriche plug-in entro il 2025 e si è già riservata forniture di batterie per 48 miliardi di dollari, una cifra pari alla capitalizzazione di borsa della società di Musk.

@SissiBellomo

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