metalli da batterie

Tesla ora guarda al Cile per garantirsi forniture di litio

di Sissi Bellomo

2' di lettura

Nella competizione globale per il litio alla fine è scesa in campo anche Tesla . La società americana sta trattando per investire in un impianto in Cile con Sociedad Quìmica y Minera (Sqm), il maggior produttore del metallo impiegato nelle batterie per auto elettriche.

Elon Musk solo pochi mesi fa regiva con sarcasmo a chi prospettava la possibilità di carenze di litio, che amava paragonare al «sale sull’insalata»: un condimento importante, ma richiesto in dosi così piccole da non destare allarmi sulle forniture. La prospettiva potrebbe essere cambiata.

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L’azienda californiana del resto ha mancato gli obiettivi di produzione per la Model 3. E nell’ultimo anno i prezzi del litio sono più che raddoppiati sulla spinta della domanda da parte delle case automobilistiche e di altri produttori hi-tech, sempre più preoccupati dalla necessità di garantirsi la sicurezza degli approvvigionamenti.

A confermare i contatti tra Sqm e Tesla è stato Eduardo Bitran, vicepresidente della Corfo, l’agenzia governativa cilena per lo sviluppo e l’innovazione con cui Sqm ha siglato un paio di settimane fa un accordo cruciale per l’espansione delle sue attività. Grazie a tale accordo, che risolve una serie di dispute di vecchia data, la mineraria afferma che potrà aumentare la produzione ad «almeno 216mila tonnellate entro il 2025», dalle attuali 50mila circa.

«Il Cile è un Paese chiave per qualsiasi società che voglia diventare globale nella mobilità elettrica», ha dichiarato Bitran al Financial Times, chiarendo che i colloqui con Tesla sono ancora alle prime battute. Tra le varie ipotesi in discussione c’è la possibilità di investire in tecnologie per ricavare direttamente dalle brine del deserto Atacama l’idrossido di litio, pronto per l’impiego nelle batterie dell’auto elettrica.

Bitran ha alluso anche alla possibilità di un investimento diretto in Sqm da parte di Tesla. Una quota del 32% nella società cilena dovrà essere dismessa per motivi di antitrust da Nutrien, big dei fertilizzanti nato dalla fusione tra Potash Corp e Agrium, e Bitran afferma che il Governo non vuole che finisca interamente in mano a un concorrente, perché «creerebbe un conflitto di interessi»: meglio sarebbe vendere «una parte» delle azioni sul mercato, in modo da favorire l’ingresso di investitori istituzionali. Il resto, sembra suggerire il funzionario, potrebbe anche andare a Tesla.

D’altra parte ci sono dei precedenti. La maggiore casa automobilistica privata cinese, Great Wall Motors, possiede il 3,5% dell’australiana Pilbara Minerals, mentre la giapponese Toyota ha appena rilevato il 15% di Orocobre, anch’essa australiana, ma con operazioni in Sud America.

L’alleanza – che per Toyota ha l’obiettivo esplicito di «assicurarsi forniture stabili di litio nel lungo termine, in risposta alla crescente domanda globale» – si tradurrà in un raddoppio della produzione di carbonato dalla miniera argentina Oroz (da 17.500 a 42.500 tonnellate l’anno) e nella realizzazione di un impianto per produrre idrossido di litio a Fukushima, in Giappone.

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