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Tesla, premi Oscar e Neymar: quando la figuraccia è dietro l’angolo

Durante la presentazione ufficiale del nuovo pickup elettrico della casa americana il vetro infrangibile si è rotto. Ma le gaffe, anche clamorose, sono più comuni di quanto si pensi.

di Vittorio Carlini

Tesla svela "pick-up indistruttibile": ma i vetri si frantumano

3' di lettura

Presentazione ufficiale del nuovo pickup elettrico della Tesla. L’istrionico fondatore della società Elon Musk invita Franz von Holzhausen, capo design del gruppo, a scagliare una sfera di metallo contro il vetro dell’avveniristica auto elettrica. Per dimostrarne l’infrangibilità. Il vetro, però, si crepa. Come un normale cristallo. Musk, un po’ imbarazzato, cerca di parare il colpo. Ma sbaglia strategia. Invece di lasciare perdere, dialoga con Holzhausen e questo ci riprova. “Non si sa mai”, avrà pensato Musk, “l’altro vetro non sarà difettoso”. E, invece, no! Pure questo si incrina. La frittata è fatta. Una figuraccia in diretta che fa il giro del mondo.

A Musk devono essere girate. E a poco gli sarebbe servito l’ammonimento di Nicolò Ammaniti: «La vita, in fondo, non è che uno slalom tra figure di merda». Gaffes alle volte cercate, alle volte non volute. Altre volte indotte da altri. Ma sempre, e comunque, figuracce. Che si vorrebbe non avere vissuto.

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Tesla Cybertrack, il debutto live con le martellate sui vetri di Elon Musk

Così Warren Beatty avrebbe fatto certamente a meno, in quel di Los Angeles nel 2017, di sbagliare l’annuncio del film vincitore del premio Oscar. La scena è degna del miglior regista di Hollywood. L’ex grande seduttore e attore riceve la busta con la preziosa indicazione. La tensione è alle stelle. Apre il plico ma, dal suo sguardo, si intuisce che qualcosa non quadra. Forsanche per questo dà la busta a Faye Dunaway che proclama sicura: «La La Land». È uno scroscio di applausi. Urla e abbracci tra attori, regista e produttori del musical che salgono sul palco e via: partono i discorsi di ringraziamento. Sennonché, nella piccola folla di artisti, compare un assistente, microfonato stile agente segreto. E si capisce che la figuraccia è fatta. Il vincitore, annuncia lo stesso produttore di “La La Land”, è “Moonlight”. Beatty rimane per un po’ con lo sguardo perso nel vuoto. Quasi stordito. In quel momento ce lo immaginiamo pensare: che figura di m...!

Warren Beatty premia il film sbagliato

Chissà, invece, cosa avrà pensato Luca Pibernik. È un buon ciclista professionista che, ahilui, è salito agli onori delle cronache nella quinta tappa del Giro d’Italia del 2017. Ecco il fatto: il due volte campione nazionale di Slovenia guadagna qualche metro nei chilometri finali prima dell’ arrivo nel centro di Messina. Fa un allungo, si spreme al massimo. Vede la meta sempre più vicina. Pedala a mille. Poi, quando piomba sotto lo striscione del traguardo, alza le mani al cielo. In segno di vittoria. Peccato, però, che la tappa sia stata disegnata con il finale in un circuito cittadino. All’arrivo, quello vero, manca un altro giro dello stesso circuito. Il commentatore televisivo, evidentemente molto esperto, addirittura prima che si concretizzasse la surreale immagine aveva previsto il tutto. Questo, tuttavia, non avrà consolato Pibernik. Certo: ha pesato la stanchezza. Certo: nulla di paragonabile con quanto accaduto nella notte degli Oscar. E però è facile immaginare che il corridore slovacco, anche lui, farebbe a meno di rispondere alla domanda: ma quella volta nella tappa di Messina...?

Pibernik alza le mani al cielo ma la corsa non è finita

Così come alcune star del pallone avranno poca voglia di ricordare un loro calcio di rigore sbagliato. Non tanto quello in cui l’errore è dovuto alla traiettoria della palla poco angolata. Piuttosto quello dove “esplode” la voglia di stupire, di appagare il proprio ego di “top playe”. Si parla, ovviamente, del “cucchiaio” o “scavetto”. In realtà sarebbe meglio dire: rigore alla Panenka. È il calciatore slovacco che, per primo, provò il brivido di “uccellare” il tedesco Sepp Maier nella finale che consegnò all’allora Paese della cortina di ferro il titolo continentale. Di là dalle disquisizioni di paternità una cosa è chiara: provando il “cucchiaio”, la figuraccia è dietro l’angolo. Ne sa qualcosa Francesco Totti. Tutti ricordano che il campione, nella semifinale del 2000 tra Italia e Olanda, mandò a segno un “cucchiaio” che lo consacrò come uno dei più forti giocatori italiani. Non tutti sanno che, tra i molti “scavetti riusciti”, ce ne è uno mancato. Nella stagione 2004-2005 contro il Lecce si fa parare il rigore, calciandolo alla Panenka. Un tiro “telefonato” che finisce dritto dritto nelle mani del portiere. A “Er pupone”, in quel caso, lo slalom tra le figuracce non era riuscito. Una situazione in cui cade anche Neymar. Nella finale di coppa del Brasile del 2010 l’asso brasiliano si procura il penalty. Poi decide di tirarlo. Una breve rincorsa èt voilà: la figuraccia è servita. Sarà pur vero che «Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore...» Ma è anche vero che bisogna vedere come lo si tira, il calcio di rigore.

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