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Tesla, via libera dal tribunale per la fabbrica tedesca

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2' di lettura

Tesla può proseguire nell'opera di disboscamento dell'area di Gruenheide, nello stato orientale del Brandeburgo in Germania, vicino alla capitale Berlino, per costruire la prima fabbrica europea di automobili e batterie. Il tribunale ieri ha respinto le richieste dei gruppi ambientalisti con una sentenza definitiva.

La velocità nella decisione è anche merito dell'intervento di numerosi politici tedeschi bipartisan che hanno “bollato” la battaglia legale condotta contro la fabbrica come danno all'immagine della Germania come Paese nel quale fare business. In assenza di ulteriori intoppi l'apertura dell'impianto dovrebbe mantenere le scadenze previste per luglio 2021.

Tesla ha annunciato il piano di costruire la fabbrica a Gruenheide, un comune del Brandeburgo a meno di 40 km a sudest di Berlino, nel novembre scorso. In seguito l'azienda di Elon Musk ha comprato dallo Stato un'area di 300 ettari parzialmente forestata per 41 milioni di euro, e ha ottenuto il permesso per disboscare 92 ettari. Il tribunale ha spiegato che la sospensione si è resa necessaria perché, procedendo al ritmo attuale, le operazioni di deforestazione già avviate nell'area si sarebbero concluse nell'arco di tre giorni.

I numeri del stabilimento Tesla
Lo stabilimento Tesla dovrebbe produrre a regime un totale di 500mila vetture l'anno, dando lavoro a 12mila dipendenti e sfidando sul proprio terreno colossi locali come Volkswagen, Daimler e Bmw.

Il reclamo ambientale contro il progetto fa seguito a una lunga serie di preoccupazioni sull'impatto dell'operazione. Gli operai impegnati sul campo hanno già abbattuto una porzione di foresta pari all'equivalente di 150 campi da calcio, bonificando l'area anche dai residui bellici rimasti sul territorio dalla fine della II Guerra Mondiale. Fra le altre misure previste dal piano ci sono il ricollocamento di lupi e l'ibernamento di pipistrelli, serpenti e lucertole fino al termine dei lavori. Le leggi ambientali tedesche impongono alla multinazionale di considerare (e rispettare) il periodo di riproduzione della fauna locale.

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