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Tesla vola. Scommessa vinta da Musk che ha scelto Zhu come numero 2?

Il cinese Tom Zhu sembra essere l’uomo che «risolve problemi». Un ruolo delicatissimo in una fase assai spinosa per il numero 1. Intanto lunedì il titolo ha guadagnato quasi 6 punti

di Alberto Annicchiarico

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5' di lettura

Non c’è stato ancora un annuncio formale da parte di Tesla, ma nei fatti Tom Zhu, rapidamente asceso all’Empireo chiamato dal divino Elon (Musk), ha lasciato i ruoli operativi in Cina. Oggi è a tutti gli effetti il numero due, il vice presidente globale e direttore generale per la regione Greater China. Il nuovo ceo in Cina è Wang Hao, secondo il data provider Qichacha, via CnEVPost. Zhu ha lasciato così la fabbrica di Tesla a Shanghai, che ha portato ad essere la più produttiva del mondo, e si è trasferito nel quartier generale di Austin, Texas.

L’uomo che risolve problemi

Zhu sembra essere l’uomo che «risolve problemi», per citare il Mr. Wolf di Pulp Fiction. Un ruolo delicatissimo in una fase assai spinosa per il numero 1. Musk da ottobre è alla prese con la grana Twitter. Lui ha cercato il controllo della app di microblogging e lo ha ottenuto a caro prezzo. Oltre ai 44 miliardi di dollari per l’acquisizione, una spinta importante al ruzzolone del titolo Tesla, sceso da un top di 1,3 miliardi di dollari a 350 milioni nel corso del 2022. Per non dire del suo patrimonio personale, crollato di ben 200 miliardi in pochi mesi, facendogli perdere lo status di uomo più ricco al mondo e forse il tocco magico.

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La scommessa di Elon Musk e la Borsa

Il titolo Tesla è partito bene nel 2023 (+10%), ma solo nella seduta odierna ha chiuso con un brillante +6% contro lo 0,08% dell’indice S&P500, scivolato dopo alcune esternazioni di funzionari della Fed sulla previsione di tassi in crescita fino al 5%. A monte di questo mini-rally Musk è stato sommerso di critiche, nei mesi scorsi, e soprattutto nelle ultime settimane. Molti investitori gli hanno attribuito buona parte delle responsabilità sul calo di Tesla, anche sul piano della reputazione, viste le sue intemerate su Twitter. Ecco perché il tycoon a fine 2022 ha giocato la carta Zhu, proprio mentre arrivavano i dati sulle vendite del quarto trimestre, record eppure sotto le attese. Nato in Cina e in possesso di un passaporto neozelandese, Zhu è entrato a far parte di Tesla all’inizio del 2014 per aiutare a costruire la sua rete Supercharger, quella delle ricariche ultraveloci. In precedenza, ha contribuito a fondare una società di consulenza ingegneristica internazionale che offriva servizi agli appaltatori cinesi che desideravano espandersi all’estero. Ha conseguito una laurea in commercio in tecnologia dell’informazione presso la Auckland University of Technology e successivamente si è laureato al programma MBA presso la Fuqua School of Business della Duke University.

Una ascesa rapida in Tesla

Zhu, racconta Bloomberg, ha fatto rapidamente carriera in Tesla, diventando manager delle operazioni in Cina entro la fine del primo anno in azienda. Sotto la sua supervisione, la gigafactory di Shanghai, la prima dell’azienda al di fuori degli Stati Uniti, è cresciuta a una velocità vertiginosa, in meno di 12 mesi. Prima ancora che la produzione di massa iniziasse alla fine del 2019, Zhu era stato promosso vicepresidente globale e presidente della Grande Cina.

Nel luglio dello scorso anno, è stato promosso ulteriormente per supervisionare tutta la Tesla Asia Pacific mentre la casa automobilistica si espandeva in Thailandia, Hong Kong e Singapore. Il team cinese di Zhu ha anche ricevuto elogi da Musk lavorando 24 ore su 24 per mantenere operativa la fabbrica di Shanghai durante i lockdown dovuti alla pandemia. Negli ultimi 12 mesi, straordinariamente difficili, l’impianto è stato sottoposto ad aggiornamenti per aumentare la capacità produttiva a 1 milione di auto a batteria all’anno. Le oltre 710mila vetture prodotte da Tesla in Cina lo scorso anno hanno rappresentato circa il 52% della produzione mondiale dell’azienda (1,3 milioni).

Etica del lavoro

L’etica del lavoro di Zhu si è espressa in tutta la sue evidenza durante il lockdown: è rimasto nello stabilimento quando sono state introdotte per la prima volta le restrizioni, dormendo in fabbrica con un ristretto gruppo di dipendenti del personale di sicurezza, che si è assicurato che la struttura non fosse violata. Rimase per tutti i due mesi in cui Tesla gestiva un sistema di produzione a circuito chiuso con i lavoratori riportati a operare in un ambiente bolla che li isolava dal mondo esterno. I pochi video di YouTube e i resoconti dei media in lingua locale in cui appare Zhu lo mostrano totalmente dedito a Tesla: è quasi sempre vestito con un pile marchiato Tesla. Vive in un appartamento in affitto sovvenzionato dal governo con due camere da letto a circa 10 minuti di auto dalla fabbrica, costo meno di 2.000 yuan (300 dollari) al mese. La maggior parte della sua famiglia vive a Pechino, a circa 1.200 chilometri.

Dalle 6 a mezzanotte

In un’intervista con i media cinesi l’anno scorso, Zhu ha raccontato che di solito inizia la sua giornata lavorativa intorno alle 6 del mattino per incontrare i suoi colleghi nordamericani prima che si disconnettano per la sera. Quindi si reca in fabbrica, a volte in car pooling con altri dipendenti che vivono nello stesso complesso. È stato spesso avvistato al lavoro ben oltre la mezzanotte. Diversi dipendenti attuali ed ex di Tesla China descrivono Zhu come pragmatico e reattivo, sottolineando che tende a rispondere prontamente a e-mail e messaggi a tutte le ore del giorno. In un’intervista con la Fuqua School di Duke, Zhu si è descritto come «tenace». Racconta la storia di come, dopo la costruzione della fabbrica di Shanghai, un violento temporale e problemi di drenaggio dell’acqua hanno minacciato di far crollare una sezione del tetto. Zhu e circa 30 altri membri del personale, dai nuovi assunti agli impiegati più anziani, hanno afferrato secchi di plastica e sono saliti sul tetto sotto la pioggia battente per «salvaguardare la nostra proprietà».

«La cultura dell’azienda non è quella di sprecare risorse e tempo in cose fantasiose e senza senso», ha dichiarato Zhu in una recente e rara intervista video con PCAuto, un sito web locale di recensioni. «Concentra la tua energia e le tue risorse principali in ciò che conta davvero. Non abbiamo un’enorme organizzazione amministrativa. Prenota i biglietti da solo, prendi il tuo cibo da solo. Tutti ci sono abituati e questa è un’espressione di vera uguaglianza».

A tu per tu con Elon

Uguaglianza che si esprimerebbe anche nel rapporto con il ceo. Durante una call sugli utili nell’aprile 2019, Musk aveva affermato che i progressi nello stabilimento di Shanghai erano «una testimonianza dell’eccezionale capacità del nostro team sul campo. Ricevo quotidianamente e-mail con una dozzina di foto da Tom Zhu, che guida il programma Gigafactory». E Zhu, da parte sua, ha garantito che tutti possono contattare anche il grande capo. «Certo, in Cina non sono solo io che posso comunicare con Elon. In realtà a tutti i nostri dipendenti, puoi chiedere a caso a chiunque in questa fabbrica, è permesso contattare Elon. Tutti conoscono l’e-mail di Elon e possono rispondergli direttamente».

Problemi in Cina e Full self-driving

Tutto risolto? Per nulla. Molte partite sono aperte. Dall’eco dei nuovi tagli ai listini in Cina (dal 6% al 13%) per tenere testa alla concorrenza sempre più agguerrita, con un rallentamento delle consegne, fino alle grane legali negli Stati Uniti, dove il discusso sistema di assistenza alla guida di livello 2 - il cosiddetto Full self-driving, che Tesla non potrà più pubblicizzare come sistema di guida automatica in California - torna nei radar dei regolatori. Un tweet di Musk li ha allertati in quanto a proprietari di veicoli che stanno testando una versione beta dell’Fsd potrebbe essere consentito da Tesla di disabilitare un avviso che ricorda di tenere le mani sul volante.

La National Highway Traffic Safety Administration afferma di aver chiesto a Tesla ulteriori informazioni sul tweet. La scorsa settimana, l’agenzia ha affermato che il problema fa ora parte di un’indagine più ampia su almeno 14 Tesla che si sono schiantate durante l’utilizzo del sistema di assistenza alla guida. Dal 2021, Tesla sta testando la versione beta, utilizzando proprietari che non sono stati allenati a utilizzare il sistema ma sono attivamente monitorati dall’azienda. All’inizio di quest’anno, Tesla ha dichiarato che stavano partecipando ai test 160mila veicoli, circa il 15% delle Tesla ora sulle strade degli Stati Uniti.

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