PROGETTO MIT

Tesori di Calabria, come rinasce il borgo di Vaccarizzo

Il prestigioso Mit ha scelto Vaccarizzo di Montalto Uffugo, tra la Valle del Crati e la catena costiera Paolana, in provincia di Cosenza, come borgo italiano da ripopolare: aprono le Poste e il pub

di Donata Marrazzo


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L'ingresso della dimora signora Letizia che appartiene alla famiglia Chimenti e che ospita l'antica filanda recuperata e trasformata in museo (Francesco Cristiano)

4' di lettura

Non ci sono monumenti, capolavori di architettura antica o contemporanea, beni artistici di pregio, giardini botanici. Ma c’è un’antica filanda, recuperata e trasformata in museo, con gomitoli di seta e ginestra nei cesti, e il coro ligneo della chiesetta di San Rocco con busti di donne a seno nudo scolpiti come cariatidi. Un agglomerato di case rurali, boschi di castagno, vigne e orti a perdita d’occhio e greggi libere al pascolo. In un’antica dimora, quella della famiglia Chimenti, che è proprietaria della filanda, rivivono le tradizioni di un tempo, soprattutto in cucina: le massaie sfilano “mmaccaruni” da rametti di salice con pochi gesti sapienti. I visitatori seguono incantati la preparazione. Anche a casa di Franca si assaporano ricette locali e prodotti tipici: il suo è di fatto un homerestaurant da più di 40 anni, da quando i ristoranti casalinghi nemmeno esistevano. Un apicoltore produce miele prelibato, con tanto di attestazioni nazionali. Tra i tavolini del bar rivive la piazza. Per chi arriva da fuori c’è sempre pronta una festa: d’inverno, nelle cantine, intorno ai bracieri di una volta, si raccontano storie.

I gomitoli di seta e i cesti con la ginestra proveniente dalla campagna limitrofa (Francesco Cristiano)

Vaccarizzo di Montalto Uffugo, tra la Valle del Crati e la catena costiera Paolana, in provincia di Cosenza, era a rischio di spopolamento. Non un borgo, appena una frazione, un piccolo nucleo quasi disabitato: le case vuote, le scuole chiuse, niente bus e nessun servizio, nemmeno l’ufficio postale, per i 500 residenti rimasti. Molti di loro progettavano di emigrare.

Trasformazione sociale con il Mit
Finché il Mit di Boston non ne ha voluto fare un prototipo di rigenerazione sociale: Vaccarizzo di Montalto Uffugo, un puntino invisibile su qualunque cartina geografica, rientra in una grande iniziativa internazionale sulla trasformazione sociale, nell’ambito del primo Societal Transformation Lab del Presencing Institute, piattaforma di ricerca per la trasformazione profonda dei sistemi sociali, economici, culturali. Partecipano 70 paesi da tutto il mondo. L’idea sul ripopolamento delle aree marginali parte da Brit, start up impegnata nella rigenerazione di borghi e dimore storiche a rischio di abbandono: considerati gli indicatori per la scelta dei territori, Vaccarizzo risulta in testa fra dieci location italiane, per la valenza storica del territorio, le risorse attrattive, la disponibilità della comunità locale. La project manager selezionata sul posto è Roberta Caruso, laurea in filosofia e uno spiccato interesse per le relazioni sociali e l’abitare.

«I live in Vaccarizzo»
Così nasce “I live in Vaccarizzo”. La sperimentazione segue tutti i passaggi della Teoria U di Otto Scharmer, direttore del Presencing Institute, esperto di change management e docente del Mit di Boston alla Management Sloan School. Si parte da un assunto: che «per il futuro ci è richiesto di attingere a un livello più profondo della nostra umanità». Nella scuola abbandonata iniziano i laboratori. Quattro incontri in collegamento con il Massachusetts Institute of Technology per analizzare la condizione del borgo e individuare le soluzioni per il suo ripopolamento. Partecipa quasi tutta la comunità: fra i primi ad aderire l’Associazione per il recupero delle tradizioni di Vaccarizzo. Durante il “4d mapping” accade qualcosa di inaspettato: è il momento della teatralizzazione in cui ciascuno si cala nei panni dell’altro, posizionandosi fisicamente sulle sue impronte disegnate su un foglio. «Si inscena il presente per sviluppare il futuro, trasformando i limiti propri e di chi abbiamo davanti in opportunità – spiega Roberta Caruso -. Così si crea un sistema sociale». È un gioco di specchi in cui le comunità diventano consapevoli delle proprie risorse, in cui ciò che manca si trasforma in occasione.

La cooperativa di comunità
Dopo la consegna al Mit dei report sulla sperimentazione conclusa, la gente di Vaccarizzo non si è voluta fermare: ha espresso il desiderio di mettere in pratica quanto emerso durante i laboratori. Con il supporto di Legacoop ha creato una cooperativa di comunità (60 soci), ha eletto presidente (con votazioni online) Roberta Caruso e ha avviato un crowdfunding per l’apertura di una “putiga”, un negozio di generi alimentari sfusi, prodotti della terra in particolare, a km 0. Si è data forma all’impresa: la bottega di Vaccarizzo aprirà a giugno, insieme al primo pub del paese. Si lavora, inoltre, all’inserimento dei terreni incolti nella “Banca delle terre”. Una nuova raccolta fondi sosterrà le attività della cooperativa. I giovani ripensano il proprio futuro nel borgo.

Riapre l’ufficio postale
Alcuni residenti hanno firmato le liberatorie per dare in gestione alla cooperativa di comunità venti immobili, per la vendita, l’affitto o l’utilizzo a scopo turistico delle abitazioni. Due strutture saranno il primo nucleo di un progetto di ospitalità diffusa. «Ora stiamo valutando come inserirle sul mercato, costruendo un metodo per la riqualificazione del nostro patrimonio immobiliare», aggiunge la project manager. Che vuol dire mettere in moto altra economia, utilizzando piccole imprese edili locali, materiali del posto e bioedilizia. A disposizione i saperi di architetti, ingegneri, geologi e vecchi “mastri”. La Banca Mediocrati ha attivato il pacchetto “I live in Vaccarizzo” per facilitare l’accesso al credito a chi abbia intenzione di avviare nel borgo un’attività o voglia fare lavori di ristrutturazione. Poste Italiane ha compreso appieno il senso di tutta l’operazione e, con la collaborazione dell’amministrazione comunale, sta riaprendo l’ufficio postale.

Dalla Teoria U a Giordano Bruno
Il fermento ha oltrepassato i confini regionali e dall’Argentina, dal Canada, ma anche dalla vicina Cosenza, sono arrivate le prime richieste di informazioni. «La gente cerca un rifugio, un luogo lento, autentico, stimolante. E Vaccarizzo oggi è tutte queste cose insieme», sottolinea Roberta Caruso. La giovane imprenditrice, che qualche anno fa ha inaugurato “Home for creativity”, il primo coliving della Calabria proprio nel comune di Montalto Uffugo, ha frequentato i corsi del Mit e ottenuto la certificazione U.Lab. Ma per il recupero delle comunità sta sperimentando un proprio metodo che abbina alla Teoria U di Otto Scharmer la logica filosofica e anche le tecniche per le imprese innovative dell’ “Happy startup Canvas”. Ed è a questo proposito che Roberta Caruso, tirando le somme, cita Giordano Bruno. Ricordando che «non è la materia che genera il pensiero, ma è il pensiero che genera la materia».

Per approfondire

Dal Mibact bando per valorizzare i borghi storici del Sud Italia

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