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Tesoro di Hitler ancora in mano alla Germania: Frau Merkel, pensaci tu

Tra il 1933 e il 1945 circa 600mila opere d’arte furono sottratte dai nazisti alle famiglie ebree. Berlino ne ha restituite solo 54, perché manca una legge

di Giancarlo Mazzuca

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Il dipinto “Quai de Clichy” del neoimpressionista francese Paul Signac è stato riconsegnato agli eredi. Come molte altre opere d’arte rubate dai nazisti faceva parte della collezione di Cornelius Gurlitt, figlio del commerciante dell'era nazista Hildebrand Gurlitt, ritrovata nel 2012. (Berlino, 3 luglio 2019) (Afp)

Tra il 1933 e il 1945 circa 600mila opere d’arte furono sottratte dai nazisti alle famiglie ebree. Berlino ne ha restituite solo 54, perché manca una legge


2' di lettura

Anche in Italia è stata giustamente dedicata, quest’anno, grande attenzione all’Olocausto: giornate della memoria, incontri pubblici, visite alle sinagoghe un po’ dappertutto. Senza contare i viaggi ad Auschwitz per non dimenticare. In tanti hanno voluto ricordare quel tragico periodo delle leggi razziali e del martirio di migliaia e migliaia di ebrei da parte dei nazisti. Pochissimi si sono però chiesti che fine abbia fatto il tesoro accumulato allora dalle truppe di Hitler.

C’era una volta il «Raubkunst»
Secondo dati molto attendibili, lo Stato tedesco, a 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, è ancora in possesso di migliaia di opere d’arte di provenienza oscura: quadri, sculture, mobili che, in molti casi, sono esempi concreti del saccheggio nazista, il «Raubkunst». Tante opere d’arte sottratte o acquisite con metodi dubbi, soprattutto alle famiglie ebree, dall’esercito del Reich. Una rapida indagine conferma, infatti, che il patrimonio di Berlino un po’ così conservato oggi nei depositi dello Stato ammonta a 48 mila oggetti tra dipinti, opere d’arte, strumenti musicali, porcellane, libri antichi, monete e francobolli.

La scomparsa di 600mila opere d’arte
Per una piccola parte di questi oggetti (2500 circa, soprattutto quadri) deve ancora essere identificata la provenienza e la legittima proprietà. Tra il 1933, l’anno dell’avvento del Fuhrer al potere, e il 1945, quando si concluse il conflitto, il Reich ha trafugato un numero enorme di beni che sono stati sottratti soprattutto agli ebrei: secondo le fonti più prudenti, in quegli anni, in tutti i Paesi occupati, nell’ipotesi migliore si è volatilizzato qualcosa come 600mila opere d’arte. Altre versioni indicano, invece, cifre molto più consistenti: una grandissima razzia tra oggetti confiscati o sottratti a condizioni-capestro.

Solo 54 restituzioni
Il grande problema ancora oggi sul tappeto è che la Germania non ha varato una legge «ad hoc» per la restituzione delle opere agli eredi dei legittimi proprietari nel caso sia stata ovviamente accertata la reale provenienza di tali beni. Ed è piuttosto singolare il fatto che Berlino non abbia provveduto a differenza dell’Austria che già nel 2012 varò una legge per dare a Cesare quel che è Cesare. Oggi, a Berlino e dintorni, tutto è bloccato (o quasi) proprio per la mancanza dello specifico provvedimento legislativo: secondo gli elenchi visionati presso l’ente che amministra i beni pubblici sotto la giurisdizione del ministero delle Finanze tedesco (il Bundesverwaltungsamt) sono state finora identificate e restituite appena 54 opere, una miseria. Anche se in grave ritardo, non sarebbe quindi il caso di recuperare il tempo perduto? Frau Merkel, pensaci tu.

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