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Tessile: Albini punta sulla filiera e potenzia i filati pregiati

di Marta Casadei

3' di lettura

«Abbiamo vissuto tutta la “fatica” del 2016, un anno che ha colpito in particolar modo il settore cotoniero. Nonostante questo il nostro fatturato è rimasto stabile e abbiamo portato con ottimismo le nostre collezioni P-E 18 a Milano Unica e a Première Vision registrando un incremento del 2-3% dei visitatori rispetto alle precedenti edizioni». Silvio Albini è, insieme a Fabio, Andrea e Stefano, esponente della quinta generazione di imprenditori alla guida dello storico cotonificio bergamasco che lo scorso anno ha celebrato i 140 anni. Il gruppo è oggi attivo nella produzione di filati, tessuti e capi finiti e ha chiuso il 2016 con ricavi a 147,6 milioni di euro, in linea con i 148,5 del 2015. Dal 2011, anno in cui il fatturato di Albini toccava i 125 milioni di euro, l’azienda ha registrato una crescita continua e organica, trainata dall’attenzione ad un prodotto di alta qualità e di ricerca ma anche dalla diversificazione dell’offerta e dei mercati. E dagli investimenti continui: «Tra il 2012 e il 2015 abbiamo immesso capitale per circa 30 milioni mentre lo scorso anno ne abbiamo investiti circa 6 nella razionalizzazione dei processi industriali per migliorare la qualità ed essere più flessibili. Il tutto per rispondere meglio alle esigenze del mercato».

Una strategia che Albini metterà in campo anche nel 2017: «La parola chiave dell’anno sembra essere incertezza – conferma Silvio Albini – e credo che la migliore risposta a uno scenario così imprevedibile sia l’innovazione, abbinata ad un giusto rapporto tra qualità e prezzo. È quello che ci chiedono i clienti».

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Gli interlocutori del gruppo - che conta cinque brand: Albini 1876, Albiate 1830, Thomas Mason, David&John Anderson e Albini Donna - sono internazionali: «Circa il 70% del nostro fatturato consolidato è assorbito dai mercati esteri, ma molti dei nostri clienti italiani realizzano una quota considerevole dei propri ricavi oltre confine. Nel 2016 , tra i mercati che sono andati meglio, segnalo gli Usa».

Tra i tanti progetti che il gruppo ha in cantiere ci sono lo sviluppo di una divisione donna: «Sta dando buone soddisfazioni: alla collezione donna, un vero e proprio concentrato di innovazione, abbiamo dedicato uno stand ad hoc alle fiere, ottenendo feedback positivi» e il potenziamento de I Cotoni di Albini, azienda che, sempre all’interno del gruppo, produce filati. «Il 22 e il 23 febbraio saremo alla rassegna Filo a presentare le ultime novità in materia di filati: mescole tra cotone e fibre naturali e pregiate, per esempio». I Cotoni di Albini ha chiuso il 2016 con ricavi per circa 20 milioni di euro, in aumento del 13% rispetto al 2015:« Abbiamo riposizionato l’azienda, spingendo sia sul mercato domestico, ma anche in Svizzera, Austria e Germania, dove l’industria della maglieria è forte, Turchia e Portogallo».

Tenere sotto controllo tutta la filiera è per il Gruppo Albini un modo per assicurare ai clienti la massima qualità dei prodotti e, insieme, per promuovere la sostenibilità, tema caro all’azienda: «Siamo impegnati da anni su questo fronte: non basta utilizzare del cotone organico per definirsi sostenibili, ma bisogna ridurre l’impatto ambientale e lo spreco di energia in ognuna delle fasi di produzione. Non è tutto: credo che la sostenibilità passi per il rispetto e la tutela dell’ambiente in cui si opera, inclusi i propri dipendenti e le loro famiglie».

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