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Tessile di Biella, Piacenza corre per consegnare i tessuti per la prossima stagione

«Le vendite della primavera-estate sono saltate» dice il ceo Carlo Piacenza che prevede un calo del fatturato fino al 30% nel 2020

di Filomena Greco

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«Le vendite della primavera-estate sono saltate» dice il ceo Carlo Piacenza che prevede un calo del fatturato fino al 30% nel 2020


2' di lettura

Si produce a ritmi serrati alla Fratelli Piacenza di Biella per consegnare i tessuti che serviranno a realizzare i capi della prossima stagione invernale. La fabbrica del distretto biellese – 260 addetti, 200 dei quali in produzione – si è rimessa in moto il 27 aprile scorso e ha introdotto turni di lavoro anche di sabato fino a fine giugno per recuperare il tempo perduto. «Una stagione, la primavera-estate di quest’anno, è completamente saltata – riflette l’amministratore delegato Carlo Piacenza – dobbiamo recuperare e proteggere la filiera tessile italiana».

Quanto avete speso per aprire in sicurezza, adeguandovi ai protocolli Inail e/o alle linee guida del Governo e/o della regione?

«Non abbiamo quantificato la spesa per i Dispositivi di protezione individuale, il gel e i guanti, siamo intervenuti sull’emergenza, nel frattempo però abbiamo raddoppiato l’impegno della società che realizza le pulizie per garantire una igienizzazione dei locali. Abbiamo inoltre investito in hardware per sostenere lo smart working dei nostri dipendenti impiegati».

Rispetto al pre-lockdown, in che misura avete ridotto il personale?

«Al momento non prevediamo di fare riduzioni strutturali del personale. Secondo il nostro forecast, pensiamo che il calo di fatturato e produzione si attesterà per il 2020 sul 25-30% mentre ci auguriamo di vedere la curva della ripresa a U a partire dal 2021. Credo sarà impossibile però confermare i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati prima dell’emergenza e contiamo di gestire eventuali cali produttivi con gli ammortizzatori sociali, in autunno. Stiamo correndo per consegnare il campionario che presenteremo a Milano Unica, spostata a settembre, mentre c’è grande incertezza sulle prossime collezioni vista la batosta presa in questi mesi»

Q uali sono i rischi per la filiera tessile italiana?

«La prima domanda che faccio ai nostri clienti è: Come vanno le vostre vendite? proprio perché noi siamo a monte della filiera tessile e se il mercato si ferma, ci fermiamo anche noi. La riapertura dei negozi ha rimesso in moto la macchina, anche se il rischio è l’invenduto sulla stagione in corso e i minori investimenti sulla prossima. La società esporta il 70% dei tessuti e fornisce i più importanti brand del mondo, con una grande attenzione per la verticalità delle lavorazioni. Si tratta di un modello da mantenere sostenendo la rete di piccole aziende del territorio che sono a rischio liquidità»

In questi mesi è cambiata l’esperienza d’acquisto con un ruolo centrale dell’e-commerce, quali le prospettive?

«Credo che l’e-commerce rappresenti un cambio di paradigma così come accaduto negli anni Settanta quando sono nati i grandi confezionisti e il pret-a-porter per la donna, protagonisti che hanno cambiato completamente il settore. Assisteremo ad una rivoluzione radicale che rischia di travolgere i grandi nomi del retail perché i consumatori stanno cambiando le abitudini di acquisto. È una chance ma anche un rischio enorme per quei brand che hanno importanti reti commerciali, servirà un ripensamento complessivo»

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