congiuntura

Tessile-moda: il 2019 parte negativo (-2,8%), ma l’export extra Ue corre

2' di lettura

Un anno in salita, il 2018, archiviato però in crescita, con un giro d’affari in aumento del 2,1% a 55,2 miliardi di euro. E un inizio d’anno a segno meno: tra gennaio e marzo 2019, infatti, le aziende hanno evidenziato un calo del fatturato del -2,8% rispetto allo stesso periodo del 2018.

I numeri sono discordanti, ma il messaggio è chiaro: il settore tessile-moda made in Italy (che esclude gli accessori) sta vivendo un momento di incertezza e di confusione, stretto tra un bilancio preliminare positivo per lo scorso anno e un primo trimestre 2019 chiuso in difficoltà soprattutto dal segmento abbigliamento-moda (-4%), con il tessile a -0,7%. I dati, che non sono ancora definitivi, sono stati elaborati dal centro studi di Confindustria moda-Liuc per Smi e diffusi questa mattina a Milano alla presentazione della 96esima edizione di Pitti Uomo, dall’11 al 14 giugno alla Fortezza da Basso di Firenze.

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L’andamento del primo trimestre 2019 ha confermato la flessione, ormai consueta, del mercato interno (-6,6%) e ha mostrato una crescita “ridotta” delle esportazioni (+0,9%) che da anni sono ormai il vero motore del settore.

Un rallentamento dell’export si era già registrato nel 2018, chiusosi, comunque, con segno positivo: le vendite all’estero, infatti, avevano messo a segno un +2,8%, sfiorando i 31,5 miliardi di euro, con il valle della filiera (+3,7%, a quasi 6,4 miliardi di euro) decisamente più veloce del monte (+1,1%). Il rallentamento delle esportazioni è il riflesso della battuta d’arresto registrata nell’area Euro (-0,1%), con la Germania, primo mercato del tessile-moda made in Italy, a -0,7% e la Spagna a -2,2 per cento.

La performance negativa nell’Europa a 28 è stata bilanciata dalle vendite extra Ue che hanno messo a segno un +6,4 per cento. Nel dettaglio, sono state particolarmente positive le performance della Cina (+23,6%) e Corea del Sud (+11,4%). La crescita a doppia cifra della Svizzera - sede degli hub di alcuni gruppi internazionali del lusso - testimonia l’interesse sempre maggiore alle produzioni italiane, anche se commercializzate con etichette straniere.

A fronte di un import in aumento del 3,3%, il surplus commerciale è comunque cresciuto: nel 2018 ha toccato i 9,7 miliardi di euro circa (+ 177 milioni di euro).

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