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Tessile-moda: 48mila assunzioni entro il 2023. Manca uno specialista su tre

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci


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4' di lettura

«I nostri atelier sartoria sono composti principalmente da signore con una lunga e consolidata esperienza nella realizzazione di prototipi, spesso veri e propri capi unici, non prodotti in serie, dove manualità e savoir faire sono la chiave del successo Made in Italy. Molte di loro sono prossime alla pensione e siamo coscienti che non sarà facile sostituirle con figure professionali junior visto che in questo tipo di professionalità l’esperienza è fondamentale e che spesso la formazione scolastica fornisce solo una preparazione di base. Questo il motivo per cui abbiamo deciso di giocare d’anticipo puntando sulla formazione specificae tecnica, con un academy interna e affiancando i neo-ingressi con senior tutor dalla comprovata esperienza».

Siamo in Otb, il gruppo internazionale fondato da Renzo Rosso con casa madre in provincia di Vicenza a cui fanno capo alcuni tra i più rilevanti marchi di moda come Diesel, Maison Margiela, Viktor&Rolf, Marni, Paula Cademartori e aziende all’avanguardia come Staff International e Brave Kid, con 6.500 dipendenti e 650 negozi nel mondo. Il tema del mismatch, spiegano da OTB, è sentito anche per altri ruoli come modellisti, tecnici per lo sviluppo delle collezioni, tagliatori, tessitori e confezionisti, oltre che progettisti CAD ed esperti chimici per le analisi su fibre e tessuti. Per questo, si cercano nuove strade interne e si intrecciano collaborazioni con istituti tecnici e Its: «OTB collabora il Ruzza e l’Its Cosmo di Padova», aggiungono dal gruppo.

Secondo gli ultimi dati Istat-Unioncamere, da qui al 2023, nei settori tessile-abbigliamento-pellicceria, pelletteria, concia, calzature, occhialeria, oreficeria e gioielleria, sono previste 48mila assunzioni; e circa un terzo si annuncia già di difficile reperimento visti gli attuali numeri dell’offerta scolastica (gli iscritti al primo anno degli istituti tecnico-professionali con indirizzo tessile-moda non superano le 3mila unità). Complessivamente, sono una sessantina le figure professionali “critiche” nei comparti moda-accessori.

Di qui la corsa a trovare soluzioni. A Napoli, per esempio, lo scorso dicembre è decollato l’Its Moda Campania: «Abbiamo tre corsi, a Napoli per il tessile, a Solofra nel distretto conciario, e a San Leucio, Caserta, per la seta - racconta Carlo Palmieri, presidente della fondazione e vice presidente nazionale con delega al Mezzogiorno di Sistema moda Italia -. Sono presenti diverse aziende, tra cui Carpisa, Isaia, Dmd Solofra, il Cis di Nola, tre università, il centro di ricerca nazionale Stazione Sperimentale Pelli e la Scuola capofila Isabella d’Este Caracciolo. Il nostro obiettivo? Formare tecnici superiori qualificati che, dopo due anni di corso, possano entrare in azienda con le competenze richieste».

Il punto, spiega Paolo Bastianello, presidente del comitato per la Formazione di Smi (Sistema moda Italia) è che bisogna «spingere forte sull’orientamento rivolto a docenti, famiglie e ragazzi. L avorare nell’industria del tessile-moda è una cosa seria. S’impara un mestiere, non una semplice mansione. Le retribuzioni nette percepite oscillano dai 1.700/1.800 euro fino a 3mila euro. La sfida è attrarre i talenti, e mantenerli, poi, nelle nostre imprese».

Proprio per affrontare “di petto” il nodo mismatch, a novembre, assieme al Miur, è nata la rete Tam (Tessile abbigliamento moda): «Oggi conta 76 istituti tecnici e professionali con al loro interno un indirizzo tessile-moda - sottolinea il presidente Roberto Peverelli, che è dirigente scolastico al setificio “Carcano” di Como -. Per avvicinare scuola e lavoro è necessario anche investire nella filiera manifatturiera, rilanciando gli indirizzi tecnico-industriali».

Un esempio di rapporto proficuo tra azienda e istituto scolastico ce lo fornisce la Cardinalini, azienda specializzata nella confezione di capi in jersey, che lavora per le griffe del lusso, con 85 dipendenti nello stabilimento di Montecastrilli, a 18 km dall’Ipsia di Terni. «Negli ultimi 4 anni in Umbria il settore tessile ha fatto registrare un aumento del 30% fatturato e del 23% occupati, si è invertito il trend dopo che dal 2008, a causa della crisi, tante aziende hanno chiuso i battenti», spiega Marco Cardinalini, Product manager dell’azienda di famiglia, alla guida dei giovani di Sistema Moda Italia «Abbiamo bisogno di modellisti, prototipisti, programmatori, ma agli istituti tecnici tanti ragazzi si segnano per fare gli stilisti, che equivale a voler fare il centrocampista della nazionale. Per questo come Confindustria Umbria siamo entrati nelle scuole, ogni azienda ha adottato un istituto professionale, noi l’Ipsia di Terni, abbiamo fatto una mappatura degli iscritti e dei diplomati che escono ogni anno dall’indirizzo moda. Abbiamo comunicato con i ragazzi per indirizzarli verso professioni che offrono sbocchi lavorativi. Doniamo i nostri tessuti alle scuole, inviamo il nostro personale tecnico per riparare le macchine da cucire e insegnare ai loro tecnici, e pensiamo di coinvolgere le nostre ex lavoratrici per mandarle dai ragazzi a insegnare e trasmettere il loro bagaglio di conoscenze».

Negli ultimi anni la Cardinalini ha avuto un turn over di 25 pensionati , per coprire queste posizioni l’azienda ha attinto dai migliori diplomati dalle scuole professionali, affiancandoli nella formazione ai propri lavoratori “senior”, ha attivato percorsi di tirocinio. In Cardinalini l’alternanza scuola lavoro ha coinvolto ogni anno 4 classi dell’Ipsia di Terni che ha l’indirizzo industria e artigianato per il made in Italy e fornisce figure tecniche del settore tessile. «L’alternanza la facevamo anche quando non era obbligatoria - spiega il vicepreside Giorgio Laurenti -, attualmente ne facciamo anche di più di quanto previsto. Ci piace che i ragazzi vadano all’interno delle aziende per conoscere il mondo del lavoro e passare dalla teoria alla pratica».

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