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Tessile a rischio: con lo shock energetico produzioni verso la Turchia

La denuncia di Sergio Tamborini (presidente Smi): «Il processo di reshoring dall’Asia si potrebbe fermare. Le nostre aziende sono pmi che non possono permettersi di produrre in perdita e che rischiano quindi la chiusura»

di Giulia Crivelli

Draghi: "Decisioni che prendiamo oggi segneranno a lungo futuro Italia"

3' di lettura

«Siamo flessibili per definizione e negli ultimi anni, anzi, decenni, abbiamo superato tante crisi e affrontato sconvolgimenti nazionali e globali. Ma questo shock energetico non può più essere definito un’emergenza, stiamo avvicinandoci a un punto di non ritorno». Sergio Tamborini è noto per la passione e la forza che mette in quello che fa ed è ottimista per natura e perché assomiglia più a imprenditore che a un “semplice” manager.

Tamborini (Smi): «I costi stanno crescendo dalla fine del 2021»

I toni non sono allarmisti, bensì realisti: il presidente di Sistema moda Italia, la componente più importante, in termini di aziende e fatturato, di Confindustria Moda parla al plurale perché sono tantissime le aziende della parte a monte della filiera del tessile-moda-accessorio (Tma) che non riescono più a gestire gli extra costi delle materie prime energetiche e, in parte, anche chimiche. «Il Tma non è visto come un settore energivoro e nel complesso è vero, se lo confrontiamo con altri comparti manifatturieri - sottolinea Tamborini, che è anche ad del gruppo Ratti, specializzato in tessuti pregiati –. Ma di fronte a rincari di otto-dieci volte, ogni settore è a rischio, anche il tessile, per i quale costi energetici valgono tra il 4 e il 10% del totale. Confindustria Moda e Smi avevano avvertito dei rischi legati alle materie prime energetiche alla fine dello scorso anno: nel 2021 i prezzi erano cresciuti progressivamente, raggiungendo livelli critici già a dicembre. L’invasione russa dell’Ucraina, come sappiamo, ha fatto precipitare la situazione e non si vede la fine del tunnel».

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Sia Tamborini sia Marino Vago, imprenditore tessile e past president di Sistema moda Italia, sostengono da tempo che le cause dei rialzi delle materie prime energetiche sono molteplici e riguardano fattori di squilibrio tra la domanda e l’offerta preesistenti lo scoppio del conflitto in Ucraina, alcuni di carattere congiunturale altri di carattere più strutturale. «Gli interventi a medio e lungo termine riguardano una maggiore autosufficienza energetica dell’Italia e dell’Europa e una revisione dei meccanismi di determinazione dei prezzi del gas - aggiunge il presidente di Smi -. A breve però serve altro: la maggior parte delle aziende della parte a monte del Tma sono Pmi, che non possono permettersi di produrre in perdita e che rischiano quindi la chiusura».

Il rischio è che i marchi cerchino prezzi più bassi altrove

Alla nefasta perdita di posti di lavoro si aggiunge il pericolo che la parte a valle della filiera, i marchi della moda, cerchino fornitori in altri Paesi, a partire dalla Turchia, e che si inverta quel positivo processo di reshoring dall’Asia che si era innescato già prima del Covid e che la pandemia aveva accelerato. «Occorre una presa di coscienza della filiera: le aziende tessili dovranno aumentare sensibilmente i listini e la parte a valle deve accettare questa necessità. Se un’impresa chiude, raramente riapre. Ma non si può chiedere di operare in perdita: la sostenibilità economica, che un’azienda sia piccola o grande, quotata in Borsa o no, è alla base di tutto - spiega Sergio Tamborini -. Produrre utili significa poter fare investimenti in ricerca, offrire formazione extra alle persone, alzare gli stipendi, rafforzare il welfare aziendale. Lo scenario è grigio perché è tutta l’economia a dover affrontare l’ennesima crisi e, soprattutto, l'inflazione. Salvare le imprese significa salvaguardare le persone e le loro famiglie».

Come molti imprenditori e manager, Tamborini non si capacita della caduta del governo Draghi in un momento di estrema fragilità dell’economia e della società italiana: «Pochi giorni prima della crisi, come Confindustria Moda, avevamo ricevuto garanzie, convincenti, da parte del ministro Cingolani sulle trattative in corso a Bruxelles per introdurre il tetto al prezzo del gas a livello europeo - ricorda il presidente di Smi -. Ora che le liste sono state completate sembra che gli schieramenti tornino a parlare di problemi concreti e sentiamo molte rassicurazioni sui tavoli aperti o da aprire a Bruxelles. Aspettiamo fiduciosi novità sul price cap».

«Le nostre proposte ignorate dalle istituzioni»

Il Tma non si limita a chiedere interventi del Governo, vuole fare la sua parte. O meglio, vorrebbe: «Prima della crisi avevamo mandato una proposta al ministro del Lavoro Orlando sulla quale eravamo tutti d’accordo, all’interno delle associazioni, che non è un fatto consueto - conclude Sergio Tamborini -. Chiedevamo di poter dare 100 euro al mese in più in busta paga esenti da ogni tipo di tassazione. Non abbiamo mai avuto neppure il piacere di una risposta negativa. Siamo stati ignorati».

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