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Test di accesso universitari avanti tutta (ma in ordine sparso)

di Stefano Molina


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(Ansa)

3' di lettura

Un po’ ovunque nel mondo ci sono dei meccanismi di selezione (test di accesso, prove nazionali standardizzate, colloqui orali) per regolamentare l’accesso degli studenti all’istruzione di livello terziario. Come mai? Una prima ragione va ricercata nel tentativo di ricondurre le dimensioni della domanda – in forte espansione negli ultimi decenni – a quelle di un’offerta formativa nel breve periodo relativamente rigida, ad esempio per quanto concerne il numero di docenti o gli spazi utilizzabili per lezioni ed esercitazioni. L’accresciuta mobilità internazionale degli studenti e la domanda supplementare di istruzione terziaria da parte degli adulti costituiscono ulteriori fattori di complessità al problema della selezione in ingresso.

Esistono però altre motivazioni. Ammettere gli studenti potenzialmente più adatti, o più motivati, risponde a criteri di efficienza e di equità del sistema. Se i meccanismi di ammissione sono ben concepiti (ossia se riescono a predire le successive carriere dei candidati), una maggiore efficienza deriva dalla riduzione dei tassi di abbandono e dalla compressione della durata media dei percorsi; l’ammissione ai gradi superiori degli studenti «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi» (sono le parole della nostra Costituzione) garantisce invece una maggiore equità. Inoltre, a condizione di essere adeguatamente calendarizzate e trasparenti negli esiti, le prove possono svolgere una funzione orientativa e/o diagnostica nei confronti degli studenti, in particolare allorché consentono loro l’iscrizione individuando per tempo specifiche lacune da colmare.

Sulla scena internazionale possiamo individuare un panorama piuttosto variegato di meccanismi selettivi:
- utilizzo sistematico dei risultati ottenuti al termine della scuola secondaria, senza altre forme di selezione (Norvegia e Canada);
- risultati in uscita dalla scuola secondaria, più selezione competitiva basata su test e colloqui per alcuni percorsi specifici (Grandes Écoles in Francia);
- prove standardizzate nazionali per la valutazione del potenziale (Sat o Act negli Stati Uniti, SweSat in Svezia);
- mix di criteri di selezione, anche in considerazione del decentramento delle responsabilità a Enti sub-nazionali (Germania) o direttamente alle agenzie educative (Italia).

Partiamo proprio dall’Italia, dove i 25-34enni con titoli terziari sono solo il 27% del totale (33% donne e 20% uomini). Sulla base delle modalità di accesso si possono distinguere almeno quattro tipologie di ammissione ai corsi universitari:
1. Corsi a numero programmato nazionale con test unico predisposto dal ministero: sono quelli di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Medicina Veterinaria e Architettura. L’accesso viene regolamentato da Decreti ministeriali e da un test d’accesso unico a livello nazionale, che verifica la preparazione di base e le attitudini dei candidati.
2. Corsi a numero programmato nazionale con test predisposto dagli atenei: è il caso di Scienze della formazione primaria e dei corsi triennali in ambito sanitario. Il numero di posti, la data e le indicazioni sui contenuti delle prove di selezione sono determinati annualmente con Decreto ministeriale, ma le prove stesse vengono preparate e somministrate dagli atenei, sovente commissionandole ad agenzie esterne.
3. Corsi a numero programmato locale con test di ingresso predisposto localmente: riguarda tutte le aree disciplinari, in particolare i corsi per i quali si ritenga necessario un uso intensivo dei laboratori e/o un approccio didattico personalizzato. Si osserva una varietà nelle regole di ammissione: ad esempio, combinazioni tra risultati del test di accesso e il voto di maturità, i voti degli scrutini del terzo e quarto anno delle superiori in determinate materie, il possesso di certificazioni linguistiche.
4.Corsi ad accesso libero: sono circa la metà di quelli attualmente esistenti, con in molti casi un test di ingresso obbligatorio volto ad accertare eventuali debiti formativi da recuperare durante il percorso universitario.

Il caso italiano dimostra quanto articolate possano essere le modalità di ammissione agli studi terziari.

Anche alla luce di questa breve panoramica, un giudizio fondato sui meccanismi di selezione al passaggio da scuola a università non può prescindere dalla considerazione più generale dell’intera architettura del sistema educativo: conta molto ciò che avviene prima (early tracking alla tedesca, segmentazione sociale degli indirizzi all’italiana, tipologia e severità degli esami al termine della scuola secondaria ecc) e conta anche ciò che avviene durante e dopo la selezione (disponibilità di strumenti di diritto allo studio, livello delle tasse universitarie, quota di abbandoni ecc).
Dirigente di ricerca Fondazione Agnelli

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