ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe comunicazioni del premier verso il Consiglio europeo

Ucraina, ok Senato a risoluzione maggioranza con 219 sì. Preoccupato per il governo? Draghi: «No»

Il presidente del Consiglio ha ricordato che «ricercare la pace, superare la crisi: questo è il mandato ricevuto dal Parlamento»

di Nicola Barone e Andrea Carli

Draghi: nostra dipendenza dal gas russo ridotta già dal 2023

4' di lettura

Draghi supera la prova del voto al Senato sull’Ucraina. Alla fine, dopo un’intensa attività di mediazione politica promossa tra le forze che sostengono l’esecutivo - 11 ore di riunioni fiume - è stata raggiunta l’intesa sul testo della risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier, in vista del prossimo Consiglio europeo del 23 e del 24 giugno.

La risoluzione è stata approvata dall’aula di Palazzo Madama con 219 favorevoli, 20 contrari e 22 astenuti. Anche M5s e Leu hanno sottoscritto il testo della risoluzione unitaria che sarà votata al Senato. Subito dopo, in aula a Palazzo Madama c’è stato un applauso. Bocciate le risoluzioni presentate da Cal, dalla senatrice Elena Fattori del gruppo Misto, del senatore di Italexit, Gianluigi Paragone e di Fratelli d’Italia (su cui è stato chiesto il voto per parti separate). Su tutte il governo aveva espresso parre contrario.

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E se una posizione unitaria sulla risoluzione è stata faticosamente raggiunta, rimangono forti le fibrillazioni all’interno dei Cinque Stelle. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha deciso di compiere il passo: la creazione di gruppi parlamentari autonomi. La rottura con Conte è divenuta realtà. Lo strappo è destinato ad avere ripercussioni sugli equilibri dell’esecutivo, di cui i pentastellati sono sostenitori.

Draghi, preoccupato per il governo? No

Una volta incassato il via libera del Senato, a Draghi è stato chiesto se fosse preoccupato per la stabilità dell’esecutivo. «No», è stata la risposta del presidente del Consiglio. Alla domanda se fosse soddisfatto per l’esito del voto sulla risoluzione, Draghi si è limitato ad annuire.

Nell’intervento di replica, il presidente del Consiglio ha ringraziato il Senato «per il sostegno unitario, l’unità è essenziale.Ringrazio il Senato - ha aggiunto - per il sostegno ad aiutare l’Ucraina a difendere la libertà e la democrazia», a «continuare con le sanzioni» alla Russia, «a ricercare una pace duratura che rispetti i diritti e la libertà dell’Ucraina», a «continuare, insomma, sulla strada disegnata dal dl 14 del 22».

Accordo risoluzione maggioranza, coinvolgere Camere

Dopo la mediazione, la convergenza politica ha preso forma nella risoluzione di maggioranza. «Continuare a garantire secondo quanto previsto dal decreto legge 14/2022 il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere, con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari». È questo il passaggio su cui le forze politiche che sostengono l’esecutivo hanno trovato l’intesa.

Garantire sostegno all’interno Ue e Nato

Un altro punto politicamente delicato della risoluzione di maggioranza è quello che impegna il Governo a «garantire sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, legittimati dall’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite - che sancisce il diritto all’autodifesa individuale e collettiva - confermando il ruolo dell’Italia nel quadro dell’azione multilaterale, a partire dall’Unione europea e dall’Alleanza Atlantica, finalizzata al raggiungimento del primario obiettivo del cessate il fuoco e della pace».

Iniziative per de-escalation militare

Nel testo della risoluzione condiviso dalla maggioranza e approvato dal Senato si impegna inoltre l’esecutivo a «esigere, insieme ai partner europei, dalle autorità russe l’immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari che illegittimamente occupano il suolo ucraino, con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, aumentando in parallelo gli sforzi diplomatici intesi a trovare una soluzione pacifica basata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina e dei principi del diritto internazionale».

L’intervento di Draghi al Senato

Quello del premier a Palazzo Madama è stato un intervento molto atteso, soprattutto per l’impatto che ha avuto sulle forze politiche che sostengono il Governo, a partire da M5s. «Ci avviciniamo al quarto mese dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio. Mosca - ha sottolineato il presidente del Consiglio in aula al Senato - continua ad aggredire militarmente città ucraine nel tentativo di espandere il controllo sul territorio e rafforzare la propria posizione. I combattimenti a Severodoneck, nella regione di Luhansk, sono particolarmente feroci. Il bombardamento russo di Kharkiv, la seconda città più popolosa dell’Ucraina, aggrava il già terribile bilancio di morti e feriti. Al 20 giugno sono 4.569 civili morti, 5.691 quelli feriti secondo le nazioni unite. Ma il numero reale probabilmente è molto, molto più alto. Continuano a emergere nuove atrocità da parte dell’esercito russo. I crimini di guerra - ha aggiunto Draghi - saranno accertati e puniti. Sosteniamo l’Ucraina e imponiamo sanzioni alla Russia, perché Mosca accetti di sedersi al tavolo dei negoziati. Il governo italiano insieme ai partner Ue e G7 intende continuare a sostenere l’Ucraina come questo Parlamento ci ha detto di fare. Lo voglio sottolineare ancora una volta, i nostri canali di dialogo rimangono aperti non smetteremo di sostenere la diplomazia e di cercare la pace. Una pace nei termini che sceglierà l’Ucraina», ha affermato il capo dell’esecutivo.

Gas, il premier: già da 2023 meno dipendenti da Russia

Un passaggio dell’intervento è stato sul tetto al prezzo del gas: «Questa misura», ha spiegato Draghi, «è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca, con le difficoltà dell’Europa che aumentano vertiginosamente». «Negli ultimi giorni la Russia ha ridotto le forniture di gas all’Ue e all’Italia - ha detto Draghi -, dall’inizio della guerra il governo si è mosso con rapidità per trovare fonti alternative» e «grazie» a questo «potremo ridurre già dall’anno prossimo la dipendenza dal gas russo».

Il premier in Senato: mai la parola “armi”

Poco più di 800 parole (808) sono state usate da Draghi nel suo intervento al Senato. Nel discorso del premier a prevalere le proprio le parole “europeo” e “consiglio”, che sono state ascoltate, rispettivamente, 11 e 9 volte in Aula. “Pace” e “guerra” invece sono ricorse 9 e 7 volte. Stesso utilizzo per le parole “Kiev”, “Mosca”, “russo” e “ucraino”, pronunciate tutte 5 volte ognuna. Tre volte invece è stata utilizzata la parola “Parlamento”, come pure la parola “imprese” e “sanzioni”. Assente invece la parola “armi”.


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