misure anti covid

Test rapidi dal medico di base e in farmacia, il Governo accelera

La nuova normativa, stando alle indiscrezioni, prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base

di Nicola Barone

Dal tampone al salivare, i test per scovare il coronavirus

La nuova normativa, stando alle indiscrezioni, prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base


3' di lettura

Per decongestionare il sistema di testing, presto i cosiddetti tamponi rapidi entreranno negli studi dei medici di base e in farmacia. Nel corso della riunione con le Regioni è stato il ministro della Salute Roberto Speranza ad annunciare l'avvio di una fase di sperimentazione ad hoc visto l’ingolfamento registrato in molti luoghi. Sulla scorta dei sierologici già effettuati in alcune Regioni, si guarda adesso anche agli antigenici da eseguire direttamente in farmacia come sta avvenendo a Trento, anticipa il ministro. È una vera e propria corsa contro il tempo quella di arrivare a individuare rapidamente nuovi contagi, per poter procedere all’isolamento evitando la propagazione incontrollata del coronavirus. Nessuno nell'esecutivo ha dubbi circa la necessità di potenziare il sistema attuale considerati gli altri 16.079 casi in un giorno, mille in più di ieri ma con meno tamponi (170.392 nelle ultime 24 ore contro 177.848) e un rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuati tornato al 9,4%, ai massimi della seconda ondata.

Lazio, test presso 300 medici di base dalla prossima settimana

In linea generale c’è accordo con le Regioni sulla semplificazione delle procedure di tracciamento («Abbiamo già ridotto la quarantena a 10 giorni ed eliminato il secondo tampone, siamo disponibili a trovare nuovi ambiti di intervento specifici», spiega Speranza). Medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati sono convocati lunedì per un accordo sui test rapidi in carico ai medici di medicina generale. La nuova normativa, stando alle indiscrezioni, prevede l'adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all'accordo collettivo di lavoro dei medici di base. Intanto nel Lazio già dalla prossima settimana ci sarà la possibilità di eseguire gratuitamente test rapidi antigenici presso gli studi di circa 300 medici di famiglia. Questa la decisione della Regione Lazio che ha disposto un bando al quale hanno aderito più di 300 medici di medicina generale e circa 40 le Unità di Cure Primarie (UCP). Sarà un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. I medici che hanno aderito sottoscriveranno il profilo di sicurezza.

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Il perimetro interessato

L'atto di indirizzo indica che questa attività sia limitata al periodo dell'epidemia influenzale sul territorio nazionale in modo da favorire la diagnosi differenziale tra le due patologie. Prevede inoltre che ad essere coinvolti siano i medici di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta «per evitare che il rafforzamento di tali attività gravi esclusivamente sui Dipartimenti di Sanità Pubblica». L'intesa, come si legge nel documento, prevede che l'erogazione dei test non sia limitata esclusivamente ai medici di assistenza primaria ed ai pediatri di libera scelta, ma anche a professionisti di altre aree della medicina convenzionata come medici di continuità assistenziale, medici titolari di incarichi di cui all'articolo 60 del Dpr 270/2000, medici di emergenza sanitaria territoriale, medici della medicina dei servizi, oltre che altre forme organizzative dell'assistenza territoriale quali, ad esempio, le Usca. L'intesa prevede la regolamentazione dell'eventuale riconoscimento economico dell'esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di assistenza primaria e dei pediatri di libera scelta, fermo restando che per gli altri professionisti la remunerazione dell'attività è già ricompresa nella remunerazione oraria dell'attività convenzionale.

Test salivare valida alternativa al tampone naso-faringeo

Ulteriori progressi in termini diagnostici si spera arrivino anche da tecnologie in fase di studio o anche a livello più avanzato. La saliva ad esempio è un campione diagnostico ideale per eseguire la ricerca del virus, e può essere utilizzata con sistemi commerciali già disponibili, veloci e sensibili. È quanto emerge da una ricerca appena pubblicata sulla rivista Viruses, realizzata all'Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma (InmiI) in collaborazione con l'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo University College di Londra e la società biomedicale DiaSorin. «I risultati spiega l'Inmi in una nota - dimostrano che la saliva è un campione altrettanto valido rispetto al tampone naso-faringeo ed al lavaggio bronco-alveolare attualmente utilizzati come gold standard per il rilevamento del SARS-CoV-2». Il campione salivare, inoltre «è meno invasivo e più facile da raccogliere rispetto al tampone naso-faringeo e, a maggior ragione, rispetto al lavaggio bronco-alveolare».

Il team di ricercatori ha analizzato 337 campioni salivari di 164 pazienti ricoverati presso l'Inmi, mettendoli a confronto con altrettanti tamponi naso-faringei e riscontrando un elevatissimo grado di concordanza dei risultati.

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