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Test per tutti: così Shanghai fa scuola

La municipalità offre su prenotazione e a pagamento la possibilità di effettuare test a chiunque ne faccia richiesta. Una iniziativa destinata a diffondersi in Cina e in altri Paesi

di Stefano Carrer

(AFP)

2' di lettura

Per accelerare il ritorno alla normalità delle attività economiche e prevenire seconde ondate epidemiche, molti esperti hanno indicato che dovrebbe essere facilitato l‘accesso ai test sul coronavirus, rendendoli disponibili a chiunque ne faccia richiesta. La Municipalità di Shanghai si è mossa in questo senso: come risulta da una informativa ufficiale postata su Weibo, individui e società potranno effettuare prenotazioni , e ottenere a pagamento i test presso una serie di cliniche e ospedali designati.

Test su prenotazione
La possibilità viene aperta a tutti, su base volontaria: anche in altre parti del Paese - non solo a Wuhan, dove ovviamente prevenzioni e controlli sono più rigidi - sono in corso sforzi simili, finalizzati ad archiviare la fase di emergenza e consentire una piena ripresa delle attività, dalle fabbriche

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alle scuole. Il primo ministro Li Keqiang, del resto, ieri ha richiesto una ulteriore diffusione su larga scala dei test nucleici e sierologici, al fine di prevenire e controllare meglio la diffusione dell'epidemia.

Il governo sta inoltre rafforzando gli sforzi per arrivare a test più rapidi ed efficienti. L'esempio di Shanghai pare destinato a fare scuola nel mondo, ma la prospettiva di «test per tutti» in molti Paesi sarà frenata da carenze di disponibilità di kit e reagenti.

Pochi nuovi i contagi, nessun decesso.
In Cina ieri si sono registrati 10 nuovi casi di infezione, di cui 6 importati e 4 nelle province di Heilongjiang (3) e Guangdong (1), senza decessi.
La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha aggiornato il numero di contagi di ritorno a 1.616, su un totale nazionale di infezioni salito a a 82.798. La guardia non viene abbassata, anche per bloccare l'emergere di

nuovi focolai in aree del Paese finora poco interessate dall'epidemia.
Tra le misure di cautela a più vasto raggio, è emerso che la Cina intende aumentare le sue riserve statali di grano, soia e cotone, comprando questi prodotti per la più negli Usa secondo gli impegni stipulati nell'accordo che ha introdotto una tregua commerciale.

Pressioni dagli Usa
Dagli States, comunque, continuano ad arrivare pressioni sgradite a Pechino. Dopo la causa per danni da coronavirus promossa dallo stato del Missouri (che le autorità cinesi hanno definito assurda), il Segretario di Stato Mike Pompeo - così come ha fatto il governo australiano - ha chiesto alla Cina di mettere al bando i mercati alimentari dove si vendono animali selvatici.

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