Corte Ue

Tetto di 700mila euro annuo per i crediti in compensazione

di Andrea Taglioni

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(lucadp - Fotolia)


2' di lettura

È legittima la normativa interna che fissa, nell'importo di 700mila euro, il limite massimo dei crediti utilizzabili in compensazione per ciascun periodo d'imposta: purché le norme interne garantiscano anche la possibilità di recuperare il credito inutilizzato entro un lasso di tempo ragionevole.

Lo hanno stabilito i giudici della corte di Giustizia europea nella causa 211/16 depositata oggi.

Il rinvio è stato disposto dalla Commissione tributaria provinciale di Torino che dubita delle compatibilità, con la disciplina comunitaria dell'Iva, della normativa interna in forza della quale il rimborso o la compensazione di crediti Iva siano consentiti, per singolo anno di imposta, non nella loro interezza ma solo entro un limite massimo predeterminato.

La norma interna, sospettata di incompatibilità, stabilisce una soglia massima dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ovvero rimborsabili.
L'articolo 34, della legge 388/2000, prevede, infatti, la possibilità di poter compensare, nel limite di 700mila euro, i crediti maturati per ciascun periodo d'imposta.

Questo rappresenta, per i contribuenti, il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale.

Nel caso di specie veniva contesta alla contribuente l'indebita compensazione in conseguenza del fatto che il credito Iva era stato utilizzato per un importo eccedente il limite stabilito dalla legge.

Veniva, inoltre, irrogata la sanzione del 30% calcolata sulla parte eccedente il limite oltre il quale, secondo l'amministrazione finanziaria, era consentita la compensazione.

I giudici, prima di affrontare specificatamente la questione, hanno ritenuto opportuno analizzare l'intero impianto normativo rilevando come, in effetti, il riporto dell'eccedenza Iva a vari periodi d'imposta successivi a quello in cui il credito è sorto non è incompatibile con la direttiva Iva.

Nonostante dal fascicolo processuale non risultino elementi per valutare se la limitazione della compensazione sia necessaria e permette di raggiungere l'obiettivo della lotta all'evasione fiscale, rimane in capo al giudice nazionale il compito di verificare se le disposizioni interne rispettino il principio di proporzionalità, tenendo in considerazione le altre possibilità di rimborso e di compensazione previste dalla normativa italiana.

Pertanto, dalle conclusioni a cui sono giunti i Giudici se ne ricava, indirettamente, che è legittima la normativa interna che prevede limiti alla compensabilità a patto che non vi siano restrizioni temporali irragionevoli per il recupero del credito.

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