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The Armory Show: solidi affari, ma senza stretta di mano

La fiera resiste alle paure e complicazioni del Coronavirus. Ultima edizione al Pier 90 e 94, dal 2021 nuova sede e appuntamento in autunno

di Maria Adelaide Marchesoni


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3' di lettura

Si chiude a New York la 26ª edizione di The Armory Show (5-8 marzo), la fiera di arte contemporanea che ha deciso di non fermarsi davanti all'emergenza contagi del coronavirus (Covid-19) con un'affluenza più contenuta - non sono stati comunicati i dati relativi ai visitatori che l'anno scorso avevano raggiunto circa le 60.000 presenze - anche perché l'ultimo giorno di apertura al pubblico il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha dichiarare lo stato di emergenza. E mentre la crisi sanitaria globale si ripercuote con i suoi effetti devastanti anche sui mercati finanziari caratterizzati da un'estrema volatilità, al Pier 90 e 94 non sono mancati i collezionisti così come gli affari, anche se in modo più rapido e deciso nel corso dell'opening su invito e nella fascia di prezzo a cinque cifre. Meno presenti i Vip europei, ma non sono mancati gli acquisti tramite art advisor e via e-mail, come segnalato dalla galleria Tafeta di Londra che ha venduto tre opere dell'artista Nkechi Ebudedike (da 8.000 a 12.000 dollari) a collezionisti privati, di cui uno a Parigi attraverso un art advisor di New York. La fiera come al solito è stata sostenuta, ancor di più in questa edizione, dalla presenza dei collezionisti americani, in particolare quelli da New York, e dai curatori dei principali musei americani, come il Met di New York e l'Art Institute di Chicago , che hanno messo delle restrizioni ai viaggi internazionali ai dipendenti in seguito all'aumento delle epidemie di Covid-19 in Europa e altrove, così da non consentire la visita al Tefaf a Maastricht.

Armory Show: cosa è stato venduto

Armory Show: cosa è stato venduto

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Nuova sede e date
Con questa edizione la fiera dice addio al Pier 90 e 94 il luogo dove si è svolta per 19 anni e nel 2021 The Armory Show si trasferirà al Javits Center, situato ad Hell Kitchen, adiacente al quartiere dei teatri, dove è in corso un'espansione di 1,5 miliardi di dollari (il cui completamento è previsto per marzo 2021). Ma le novità non si esauriscono qui. Il prossimo appuntamento si terrà in autunno, dal 9 al 12 settembre 2021, in concomitanza con l'inizio della stagione artistica autunnale di New York. La programmazione in autunno distingue The Armory Show dalle altre importanti fiere d'arte contemporanea statunitensi come Frieze Los Angeles (febbraio 2021), Frieze New York (in programma per il 7-10 maggio 2020 e al momento tutto procede come previsto) Tefaf New York (7-11 maggio 2020), oltre alle fiere ADAA e Indipendent che ora erano collaterali a The Armory.

Gli affari
Nonostante un'affluenza un po' più contenuta e “meno affettuosa” gli affari non sono mancati. Per le gallerie italiane è stata una fiera che è andata “moderatamente bene” come per Officine dell'Immagine (Milano) che nel giorno dell'opening ha venduto l'opera più importante dello stand: di Marcia Kure “Desire” dalla “Saints and Vagabonds series” per 11.000 dollari. Anche per la bolognese P420 che ha venduto tutte le opere dell'artista Adelaide Cioni (range di prezzo compreso tra 2.000 e 10.000 dollari). Apalazzogallery di Brescia presentava un'opera monumentale (32 foto stampate sul vetro) del compianto artista Jonas Mekas “In an Instant it All Came Back to Me”, 2015 (l'opera ha tre edizioni, la prima delle quali è stata venduta per 260.000 dollari). Fiera positiva per altri galleristi, tra cui la new entry Denny Dimin Gallery di New York, per la prima volta all'Armory, ha venduto la maggior parte dei dipinti dell'artista Amir H. Fallah (prezzo compreso tra 14.000-28.000 dollari). Molto forte la presenza delle gallerie californiane che solo alcune settimane prima avevano partecipato a Frieze Los Angeles. Roberts Projects di Los Angeles presentava tra gli altri Amoako Boafo (“Yellow Man”, 2019), uno dei più acclamati artisti emergenti proveniente dal Ghana che ha avuto lo scorso anno la sua prima personale proprio nella galleria californiana (i suoi prezzi oscillano tra 25.000 e 75.000 dollari) e ha venduto un'opera (tecnica mista) dell'artista afro-americana Betye Saar per oltre 1 milione di dollari, mentre Kayne Griffin Corcoran di Los Angeles ha venduto tre dipinti dell'artista americana Mary Corse (45.000 a 280.000 dollari).

I premi
Tre i premi assegnati nei giorni della fiera: il Pommery Prize (20.000 dollari alle opere di grandi dimensioni della sezione Platform) è stato assegnato alla Night Gallery di Los Angeles per la nuova serie di dipinti dell'artista Christine Wang intitolata “Meme Girl” (2020). Il Premio Presents (10.000 dollari alle new entry) è andato alla galleria UpFor di Portland, nell’Oregon, con il solo show dell'artista Julie Green. Inoltre, l'edizione inaugurale dell'Aware Prize (10.000 dollari dedicato alle artiste) è stato assegnato a June Edmonds, il cui lavoro in fiera era presentato dalla galleria Luis De Jesus di Los Angeles.

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