mostra del cinema

«The Disciple», viaggio nella musica classica indiana

Il film vede protagonista un ragazzo che ha consacrato la sua vita proprio a questa antica arte

di Andrea Chimento

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Il film vede protagonista un ragazzo che ha consacrato la sua vita proprio a questa antica arte


2' di lettura

Un viaggio nel mondo della musica classica indiana: alla Mostra di Venezia è stato presentato in concorso «The Disciple», film che vede protagonista un ragazzo che ha consacrato la sua vita proprio a questa antica arte.
Il giovane insegue il suo sogno con sincerità e disciplina, provando a imparare il più possibile dal suo maestro, ma con il passare del tempo capisce che quella strada ha molti più ostacoli del previsto.
Il regista Chaitanya Tamhane si era fatto conoscere con il suo esordio, «Court», premiato proprio a Venezia nella sezione Orizzonti: con la sua opera seconda ha fatto il grande passo arrivando a concorrere per il Leone d'oro, sulla scia della grande tradizione del cinema indiano.
Leggendo la trama e considerando i possibili spunti, può venire in mente Satyajit Ray, il più grande autore della storia del cinema indiano, ad esempio con «La sala di musica» del 1958, uno dei suoi massimi capolavori.

Sempre seguendo il filo dei ragionamenti attorno alla tradizione, Chaitanya Tamhane imposta il suo lavoro con un continuo dialogo tra passato e presente, e non soltanto per le figure dei due personaggi principali, maestro e discepolo. «The Disciple» è infatti una pellicola che, riflettendo sul passare del tempo, prova a delineare il ruolo che ha la musica classica all'interno del contesto contemporaneo, in una Mumbai che deve sempre più fare i conti con quel caos ipermoderno che poco ha a che vedere con quell'arte millenaria, misteriosa e spirituale.Non mancano, così, spunti importanti in questa pellicola che lascia molto su cui pensare, ma allo stesso tempo non riesce a intrattenere come vorrebbe.Soprattutto nella prima parte il film è vittima di una certa ridondanza narrativa, anche per la scelta di dedicare tantissimo spazio proprio alla musica, con sequenze molto lunghe che rischiano di spazientire.Alla lunga, comunque, qualcosa di interessante su cui riflettere arriva, ma qualche guizzo in più, anche da un punto di vista registico, non avrebbe guastato.

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The Duke
Fuori concorso ha invece trovato spazio «The Duke», nuovo film di Roger Michell, regista di «Notting Hill» e «A Royal Britain».Al centro la storia vera di Kempton Bunton, un taxista di sessant'anni, che nel 1961 rubò il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra. L'uomo mandò poi una richiesta di riscatto dicendo che avrebbe restituito il dipinto a condizione che il governo si impegnasse a favore degli anziani attraverso maggiori investimenti.È una vicenda incredibile quella raccontata da questo film in stile tipicamente british, divertente e capace di coinvolgere dall'inizio alla fine.Si tratta di un lungometraggio semplice e che fa bene il suo dovere, girato con uno stile privo di pretese eppure ugualmente in grado di appassionare.Sono infatti rari i momenti di stanca in una visione che fila liscia senza intoppi, anche grazie ai bei dialoghi e, soprattutto, alle ottime interpretazioni di due giganti della recitazione come Helen Mirren e Jim Broadbent.Nel cast però c'è anche da segnalare il giovane Fionn Whitehead, diventato celebre per il ruolo di protagonista in «Dunkirk» di Christopher Nolan.

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