I film del fine settimana

«The Father», un grande film con uno straordinario Anthony Hopkins

Arriva nelle sale il bellissimo lungometraggio di Florian Zeller premiato con due Oscar. Tra le novità più importanti anche «Un altro giro» di Thomas Vinterberg

di Andrea Chimento

3' di lettura

Un'interpretazione da pelle d'oca in un film tra i più potenti degli ultimi mesi: si può sintetizzare così «The Father», bellissimo lungometraggio firmato da Florian Zeller con uno straordinario Anthony Hopkins.

Meritatamente premiato con due Oscar (miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura non originale), il film è tratto dalla pièce dello stesso Zeller messa in scena per la prima volta nel 2012, che presto diventò un successo internazionale anche grazie alla traduzione di Christopher Hampton.

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Il drammaturgo francese debutta così alla regia cinematografica con questa pellicola che vede protagonista Anthony, un uomo anziano che rifiuta categoricamente di lasciare il suo appartamento, nonostante il peso dell'età inizi a farsi sentire. Mentre cerca di dare un senso alla situazione, inizia a dubitare dei suoi cari, della sua mente e dell'intero tessuto della realtà che lo circonda.

Potentissimo dramma sul tema della demenza senile, «The Father» è un film che sfrutta a pieno le potenzialità del linguaggio cinematografico, facendo prendere allo spettatore il punto di vista del protagonista.

«The Father» è film del week-end

«The Father» è film del week-end

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Un prodotto commovente e indimenticabile

Alienante, inquietante e commovente, «The Father» ci trascina su una giostra emotiva impossibile da dimenticare, capace di portarci negli abissi della mente umana con una facilità impressionante.Si tratta di un vero e proprio viaggio dal sapore psicanalitico, dove Anthony Hopkins dà vita a una delle performance più importanti degli ultimi anni: anche il resto del cast, però, fa magnificamente il proprio dovere, a partire da una sempre più convincente Olivia Colman, che si conferma un'attrice tra le più intense del panorama cinematografico contemporaneo.Menzione speciale anche per le bellissime musiche di Ludovico Einaudi.

Un altro giro

Altra novità significativa della settimana è «Un altro giro», film del danese Thomas Vinterberg che ha ottenuto l'Oscar come miglior lungometraggio internazionale.La pellicola è incentrata attorno a un gruppo di annoiati insegnanti delle scuole superiori, che intraprendono un esperimento per mantenere un livello costante di ubriachezza durante l'intera giornata lavorativa, convinti che una leggera quantità di alcool possa aiutarli a esprimere se stessi e aumentare la loro creatività.

Noto soprattutto per «Festen» e «Il sospetto» (i suoi film migliori insieme a quest'ultimo), Vinterberg torna a firmare un prodotto toccante, dopo diversi lungometraggi troppo costruiti a tavolino.In grado di risultare tanto divertente quanto profondo, «Un altro giro» ha un buon ritmo e, fatta eccezione per qualche calo nella parte centrale, risulta coinvolgente al punto giusto.

Ben incorniciato da un bell'incipit e, soprattutto, da un notevole finale, il film vive di momenti significativi inseriti in un disegno d'insieme comunque efficace e incisivo, a tratti non del tutto spontaneo ma comunque capace di toccare corde profonde.Buona prova degli attori in campo, a partire dal protagonista Mads Mikkelsen, interprete danese tra i più bravi e apprezzati della sua generazione.

La donna alla finestra e Oxygène

Su Netflix sono da poco disponibili due titoli ad alta tensione particolarmente attesi: «La donna alla finestra» di Joe Wright e «Oxygène» di Alexandre Aja.Il primo è un film con protagonista Amy Adams nei panni di una donna che, sofferente di agorafobia, non esce più di casa e osserva dalla sua finestra un possibile omicidio. Il riferimento a «La finestra sul cortile» di Hitchcock è più che esplicito (così come ad altri titoli del passato che vengono citati chiaramente), ma le intenzioni del regista di parlare di un mondo in cui le immagini modellano la nostra percezione si perde presto a causa di una sceneggiatura confusa e vanamente ambiziosa, troppo esile per reggere i complessi spunti proposti.

Decisamente più semplice ma ben più incisivo è «Oxygène», che vede Mélanie Laurent nei panni di una donna che si risveglia in una misteriosa capsula, senza ricordare come e perché ci sia finita.

Film di fantascienza quasi tutto ambientato dentro la capsula, è un prodotto appassionante, non troppo originale e vittima di qualche forzatura nel copione, ma comunque capace di intrattenere nel modo giusto, valorizzato dalla messinscena claustrofobica di Aja e dalle interpretazioni di Mélanie Laurent e Mathieu Amalric (che dà la voce all'intelligenza artificiale MILO). Per dimostrare che a volte può bastare un soggetto interessante, privo di troppe ambizioni e fronzoli, per fare un film ben più intrigante di chi cerca a tutti i costi di lavorare per accumulo.


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