Berlinale

«The Roads Not Taken», melodramma familiare con Javier Bardem e Elle Fanning

In concorso per l’Orso d’oro il nuovo film di Sally Potter che vanta un cast invidiabile. Tra i titoli presentati in competizione, anche il russo «DAU. Natasha» di Ilya Khrzhanovsky e Jekaterina Oertel

di Andrea Chimento

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In concorso per l’Orso d’oro il nuovo film di Sally Potter che vanta un cast invidiabile. Tra i titoli presentati in competizione, anche il russo «DAU. Natasha» di Ilya Khrzhanovsky e Jekaterina Oertel


2' di lettura

Tre anni dopo la vittoria del Guild Film Prize per «The Party», la regista inglese Sally Potter torna in concorso al Festival di Berlino con «The Roads Not Taken», un melodramma familiare che vede nel cast Javier Bardem, Elle Fanning, Laura Linney e Salma Hayek.
Al centro un uomo mentalmente instabile, che viene aiutato e sostenuto dalla figlia poco più che adolescente per svolgere anche le più banali azioni quotidiane. Presto, però, si scopre che i tormenti dell'uomo sono dovuti a traumi del suo passato, di cui la ragazza non sa praticamente nulla.
È un racconto che si svolge di fatto in 24 ore «The Roads Not Taken», film che alterna costantemente il tempo presente a flashback di differenti temporalità.

Nota per aver dato vita a lungometraggi particolarmente originali, come «Orlando» del 1992, Sally Potter in questo caso si adagia su un racconto decisamente convenzionale, pensato per incassare in maniera semplice (visti soprattutto i nomi dei tanti divi in scena), senza proporre spunti particolarmente profondi.
Il film, infatti, cade su diverse scelte zuccherose ed eccessivamente enfatiche, che lo trasformano in un prodotto poco sincero e genuino. La sensazione di trovarsi di fronte un'opera studiata a tavolino è forte, anche a causa di un copione poco credibile e ricco di colpi di scena decisamente forzati, ultima sequenza compresa.
A contribuire alla brutta resa complessiva, anche la prova incolore di Javier Bardem, decisamente fuori parte e mai intenso al punto giusto per un ruolo del genere.

Il trailer del film «The Roads Not Taken»

DAU. Natasha
Lavoro decisamente più curioso e stimolante è «DAU. Natasha» di Ilya Khrzhanovsky e Jekaterina Oertel.
Da segnalare innanzitutto che il film fa parte del cosiddetto “DAU Project”, una simulazione su larga scala dell'Unione Sovietica ai tempi del totalitarismo di Stalin, a cui Khrzhanovsky lavora da quasi quindici anni.
Al centro di questa pellicola c'è una donna, Natasha, impiegata alla mensa di un misterioso istituto di ricerca sovietico. Beve molto, ama parlare d'amore e intraprende una relazione: i servizi segreti, però, intervengono improvvisamente e la donna piomberà in una sorta di incubo.

È un lungometraggio tutt'altro che semplice da seguire e vedere, a metà tra realtà e finzione, piuttosto ostico per la sua messinscena radicale e per una durata che non aiuta troppo il coinvolgimento (circa 145 minuti).
C'è però qualcosa di profondamente inquietante e angoscioso nella visione di quest'opera di indubbio interesse, basata su sequenze forti e spesso violente, realizzate per dare ancora più tangibilità alla brutale situazione di vivere sotto un regime totalitarista.
Difficilmente sarà un film che troverà spazio nelle nostre sale, ma hanno fatto bene i selezionatori a inserirlo in concorso perché, nonostante si possano elencare tanti pregi ma anche qualche difetto (un certo autocompiacimento, in primis), è un prodotto che non lascia indifferenti e che dimostra il coraggio e la determinazione degli autori che l'hanno realizzato.

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