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The Spiritual Machine punta a superare il milione di liquori e distillati su misura

Un pool di esperti, innovazione, tempi rapidi e costi ridotti sono alla base della ricetta che l’azienda torinese propone a chiunque voglia creare una linea personalizzata di spirits

di Gianni Rusconi

Ricerca e specializzazione dentro la ricetta di business della start up The Spiritual Machine

4' di lettura

Potenzialmente chiunque, ogni bar e ogni ristorante, potrebbe creare una propria linea di spirits. Pensano in grande, e con un pizzico di follia, come amano ripetere loro stessi, i fondatori della start up torinese The Spiritual Machine, nata presso l’hub di innovazione Ogr di Torino grazie all’intuizione dei suoi fondatori (Matteo Fornaca, Elisa Cravero e Matteo Dispenza) per rivoluzionare la galassia del beverage e il mondo degli alcolici in modo particolare. Come? Ragionando e operando come un soggetto che vuole essere molto più che non una distilleria evoluta, e cioè una piattaforma aperta in cui convergono competenze, idee, talenti, capitali e ovviamente anche prodotti.

Sono in effetti diverse le peculiarità di questa giovane azienda, e a sentire i diretti interessati uno dei punti di forza è la possibilità di gestire piccole produzioni (parliamo anche di sole 100 bottiglie, contro le convenzionali 2.000 di un qualunque produttore tradizionale) mentre il vero valore aggiunto è la capacità di mettere a disposizione dei clienti un laboratorio, consulenza in ambito marketing-commerciale e 150 ricette proprietarie.
E poi c’è quello che viene considerato l’autentico motore di The Spiritual Machine, e cioè una community di esperti (i “Botanici”) frutto della scelta di fare crowdfunding in modo non convenzionale (l'aggettivo usato è “umanistico”), mettendo al centro della campagna anche le persone (e quindi investitori che riversano in azienda esperienze, intelligenze e contatti di business) e non solo i capitali.

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Il progetto, come detto, è molto ambizioso. Dalle 5mila bottiglie prodotte nel 2019 si arriverà quest'anno a quota 90mila e il salto in avanti è previsto fra il 2025 e 2027, quando dalla fabbrica della start up torinese dovrebbero uscire prima un milione e poi cinque milioni di “spirits” basati su ricette mixology cucite su misura.

Il team di The Spiritual Machine

«La nostra value proposition – assicurano i responsabili al Sole24ore – è stata fino a oggi quella di essere in grado di offrire un prodotto di altissima qualità in tempi più rapidi e a costi ridotti rispetto al mercato. Un approccio di questo tipo sposta in parte il focus dal target alberghiero alle opportunità che si possono trovare in determinati Paesi e con questa logica ci siamo fatti conoscere anche al di fuori dei confini nazionali e lavoriamo con partner imprenditoriali per esportare il modello in altre aree del mondo, come gli Emirati Arabi o il Qatar, dove ci sono le strutture ricettive delle grandi catene internazionali, ristoranti e bar di livello premium e gli headquarter delle grandi corporation asiatiche».

Il percorso di crescita si accompagna quindi al progetto di espansione extra europea, ai mercati del Golfo ma anche alle Maldive e alle Seychelle, in America Latina e naturalmente negli Stati Uniti. La convinzione di poter giocare su un tavolo importante nasce dall'analisi di alcune tendenze, riflesso di un mercato che a loro dire sta prendendo il largo e in cui le produzioni artigianali crescono del 22,5% anno su anno secondo l'ultimo report di Technavio.

«Viviamo tutti un cambiamento molto veloce, che raggiungerà il suo apice nei prossimi quattro anni, quando succederà quello che è successo con la birra: pochi e piccoli brand verranno acquisiti dai grandi. La nostra filosofia – aggiungono – non è presentare un piano di crescita con moltiplicatori irreali, come fanno molte startup: puntiamo a raddoppiare la nostra produzione anno per anno per i prossimi cinque anni e per raggiungere questo traguardo abbiamo due leve principali: l’acquisizione di nuovi clienti e la retention di quelli esistenti, che raggiunge l'88% con tempi e quantitativi di riordino facilmente valutabili sulla base dello storico».

Fra i “segreti” della startup c'è anche, e non a caso, l'idea di sviluppare un algoritmo predittivo (in collaborazione con uno specialista dell'intelligenza artificiale come la start up Vedrai) che consentirà di sviluppare ricette sempre più tagliate su misura di un dato pubblico o segmento di mercato aggregando dati di vendita, trend di mercato, feedback delle community e altri ancora.

«Non si tratta solo di anticipare gusti e creare nuove tendenze – dicono ancora i founder – perché crediamo che lo studio dei dati potrebbe far emergere trend interessanti e replicarli come casi virtuosi, e pensiamo per esempio alla riduzione della gradazione alcolica, fenomeno che si riscontra in particolare tra i giovani dei Paesi occidentali».

Difficile dire se nel 2030 l'ipotesi di una produzione in proprio degli spirits da parte di ogni bar o ristorante stellato si trasformerà da opportunità potenziale a scenario reale. Di sicuro, come concludono i creatori di The Spiritual Machine, c'è la volontà di portare avanti un cambiamento che supererà il modello attuale, secondo il quale ci sono pochi produttori e miliardi di consumatori. È una partita che si gioca sul piano dell'innovazione e sulla capacità di intercettare una domanda crescente di novità, anche in chiave ambientale: nel 2023 l'obiettivo della start up è avere il 50% delle spedizioni in vetro riciclato mentre per il 2024 si punta a lavorare con distillerie carbon negative.

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