sostenibilità

TheMoirè pianta un albero per ogni borsa ecologica venduta

Pelle vegana, derivati del succo e della buccia di mela, cotone riciclato sono i materiali delle borse. E per le cuciture si usano fili che derivano dalle reti da pesca

di Paola Dezza

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Pelle vegana, derivati del succo e della buccia di mela, cotone riciclato sono i materiali delle borse. E per le cuciture si usano fili che derivano dalle reti da pesca


2' di lettura

Un progetto di business che è la rampa di lancio di una serie di iniziative per l’ambiente e per le popolazioni che negli ultimi anni sono state colpite dal “climate change”.
L’obiettivo dei due fondatori del brand TheMoirè, Francesca Monaco e Salar Bicheranloo, è di mettere in pratica una lunga esperienza nel ramo pelletteria innanzitutto per creare una collezione sostenibile legata, per ogni acquisto, all’interramento di un albero in diverse parti del mondo.

Il prodotto di punta è la Bios bag (vita in greco), il best seller su cui punta TheMoirè, una morbida ed elegante maxi clutch, declinata anche in forme più piccole. Attualmente la Bios bag è disponibile in 13 varianti di colori.

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«Il nostro progetto non vuole essere solo un brand, ma una iniziativa con valori reali – dice Francesca -. Parlando del prodotto, siamo partiti dallo studio dei materiali che possano avere un basso impatto ambientale. Per esempio le fodere sono fatte di canapa, una pianta in rapida crescita che ha bisogno di meno acqua e non necessita di pesticidi, così anche il filo per cucirle arriva da bottiglie di plastica riciclate e dalle reti da pesca, ma anche gli stessi cartoni usati per le spedizioni sono riciclati». E aggiunge che anche le dust bag sono prodotte in cotone organico.

«Il prodotto in sé viene realizzato con pelle derivata dagli scarti della mela, del sughero, con cotone riciclato (canvas), ma anche in PU, una “vegan lather” (pelle sostenibile), soffice e setosa al tatto, che rappresenta un’alternativa ecologica al PVC» dice.

Francesca racconta anche dei progetti partiti per aiutare due comunità, una in Messico e una in Africa, che hanno sofferto per il cambiamento climatico. «Sono iniziative in partenza – racconta –, la collaborazione nasce dall’utilizzo dei tessuti prodotti da queste persone». Un modo per garantire lavoro laddove ci sono difficoltà.

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