gran bretagna

Theresa, Arlene e Ruth. Il futuro del governo Tory nelle mani di tre donne

di Leonardo Maisano

(Afp)

3' di lettura

LONDRA - Theresa, Arlene e Ruth. La sopravvivenza del governo britannico in via di composizione si reggerà – se, davvero, reggerà - sull’intesa fra tre donne agli opposti geografici e culturali. Theresa May ha chiesto ad Arlene Foster, leader del Democratic Unionist party dell’Ulster - formazione che di davvero democratico ha, forse, solo il nome - di sostenerla con quei dieci deputati che le garantiscono il fragilissimo controllo dei Comuni.

Il “sì” di Arlene è stato entusiastico, tracciando una via quantomai tortuosa per la Gran Bretagna che verrà. Per capire è necessario fare un passo indietro, tornare agli anni dei Troubles in Irlanda del Nord quando le formazioni paramilitari protestanti unioniste (unione con Londra) si opponevano all’Ira cattolica e repubblicana (favorevole cioè alla riunificazione con Dublino) in uno scenario al limite della guerra civile. Un pezzo di quel mondo fortemente connotato a destra, con un’idea suprematista dell’homo nordirlandese, si declinò con i valori del protestantesimo estremo. Quello di Ian Paisley, il reverendo che seppe creare attorno a sé una setta di militanti duri e puri che nella sua chiesa si trovavano, ricreando l’immagine appannata di un mondo dissolto, qualcosa di assai simile al Sudafrica anni Cinquanta. Fondò lui il Dup che poi seppe evolversi, occupando la scena politica protestante nordirlandese. Dall’altro lato della trincea, l’Ira cedeva sempre più terreno al suo braccio politico, lo Sinn Fein, facendosi bandiera dei cattolici. Ian Paisley (mancato negli anni scorsi) e Martin Mc Guinness (ex comandante dell’Ira morto da qualche settimane) si trovarono a fare da padrini di un’improbabile Grande Coalizione che ha retto per anni le sorti di Belfast. Le armi tacciono anche grazie a loro, garanti di un patto che si regge, fra l’altro, sulla continuità territoriale di un’isola senza frontiere.

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L’addio all’unione doganale con i Ventisette propugnata da Theresa May, insieme con l’uscita dal mercato interno, impone il ritorno del confine fra Irlanda del Nord e repubblica d’Irlanda. Il Dup s’oppone con assoluta fermezza all’interruzione territoriale fra le “due Irlande” pur sostenendo tutte le altre ragioni del distacco dalla Ue. È probabile, quindi, che Londra debba rinculare da un capitolo-chiave della Brexit estrema, riducendo in coriandoli i sogni di intese commerciali autonome del Regno con il resto del mondo come vagheggiano ministri del governo uscente.

Per Theresa May sarà un test difficilissimo, ci penserà la terza donna, Ruth, a complicarle ulteriormente le cose. Trent’otto anni, di famiglia working class, Ruth Davidson, leader dei Tory a Edimburgo è figura che va assumendo rilievo nazionale, già tagliata, per alcuni, ad assumere la guida del partito. Ha portato da 1 a 13 i seggi conservatori in Scozia, schiacciando in un angolo i nazionalisti , garantendo a Theresa May una boccata d’ossigeno vitale. Se la performance dei Tory oltre il Vallo ha disinnescato i rischi di un secondo referendum sulla secessione scozzese il merito è tutto della giovane Ruth.

Il problema è che fra Ruth e Arlene la distanza è siderale. Ultrareazionaria, prodotto di una cultura bigotta impastata di ideologia, la leader del Dup guida un partito che mantiene fuorilegge l’aborto e i diritti dei gay in Ulster, unica scheggia del Regno con norme da ancien regime. Ruth, al contrario, è lesbica militante, si batte per i diritti Lgbt con grande decisione. Appena saputo del patto con il Dup ha twittato i suoi discorsi a tutela degli omosessuali anche in Ulster. Un dito negli occhi fiammeggianti di Arlene, determinata a discriminare in base all’orientamento sessuale.

Eppure, Theresa May, dovrà temere più il sodalizio che la lite fra Arlene e Ruth. Se la leader del Dup vuole aggirare l’unione doganale in Ulster, la leader dei Tory scozzesi è stata a lungo fautrice della soft Brexit con l’adesione britannica al mercato interno Ue, in ossequio alla volontà della maggioranza degli scozzesi.

La spinta di Arlene e Ruth metterà Theresa May in rotta di collisione con gli ultra brexiter che hanno avuto il partito in mano fino ad ora e che le urne hanno sonoramente bocciato.

Ruth e, soprattutto, Arlene “peseranno” nel governo che verrà, per questo a Theresa May resta il compito di un ultimo giro di valzer. In ossequio al trasformismo che contraddistingue una signora per tutte le stagioni dovrà emarginare chi vuole la frattura completa dalla Ue. Una corsa in salita, una corsa contro sé stessa, missione (quasi) impossibile. Per questo – crediamo - l’incredibile e triste storia di un partito che per sopravvivere alla sua schizofrenia tiene in scacco l’interesse di un Regno intero, non è affatto finita.

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