BREXIT NEL CAOS

Theresa May: Brexit, il no deal rischia di distruggere il Regno Unito

di Nicol Degli Innocenti

Brexit: Ue,accordo non negoziabile, no comment piano B


4' di lettura

Ultimo disperato sforzo di Theresa May per convincere i deputati di Westminster ad approvare il suo accordo su Brexit. In un discorso in Parlamento la premier britannica ha esortato i deputati a pensare a «quando i libri di storia saranno scritti» e al loro ruolo in questo momento decisivo per la Gran Bretagna. L'accordo raggiunto è un compromesso, ha detto la May, e come tale non soddisfacente, ma è anche «l'unico mezzo possibile per garantire l'uscita dall'Unione Europea».

May si è rivolta direttamente ai sostenitori di un'uscita dalla Ue, esortandoli a votare a favore dell'intesa perché l'alternativa sarebbe una “non Brexit”. In seguito alle recenti mosse del Parlamento per riprendere il controllo dell'iter verso l'uscita dalla Ue, la May è convinta che se il suo accordo verrà respinto il vero rischio non sia un “no deal” ma la decisione di annullare Brexit, che secondo la premier sarebbe un tradimento della volontà popolare. Senza un’intesa, ha dichiarato, si rischia di «distruggere» il Regno Unito.

Senza accordo si rischia la paralisi
«Avendo osservato gli eventi a Westminster negli ultimi sette giorni, ora ritengo che la prospettiva più probabile sia una paralisi in Parlamento che rischia di portare a una mancata Brexit -, ha detto la May -. La fiducia della gente nella democrazia e nei politici subirebbe danni catastrofici. Abbiamo tutti il dovere di onorare il risultato del referendum e far diventare Brexit realtà». La May ha anche annunciato nuove rassicurazioni da parte della Ue sulla “backstop”, o polizza di assicurazione che non si tornerà a un confine interno in Irlanda. Una lettera firmata da Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, rispettivamente presidente del Consiglio e della Commissione Ue, ha ribadito «l'impegno solenne» a raggiungere un accordo commerciale con la Gran Bretagna entro la fine del prossimo anno per evitare il ricorso alla backstop.

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Tale impegno ha valore legale, ha sottolineato la May, opinione confermata dall'esperto legale del Governo, l'attorney general Geoffrey Cox. La backstop prevede che il Regno Unito, Irlanda del Nord compresa, resti nell'unione doganale fino a quando sarà raggiunto un accordo commerciale definitivo. La Ue ha sottolineato che non ha alcun interesse a optare per la “backstop”, che è solo una garanzia da non usare o da usare per “il periodo più breve possibile” e soprattutto che non rappresenta una minaccia per gli accordi di pace del Venerdì Santo e tantomeno parte di un complotto per arrivare a un'Irlanda unita.
La lettera però non fa nuove concessioni come richiesto dagli irriducibili del Dup nordirlandese, che hanno subito ribadito la loro determinazione a votare contro l'accordo domani.

Il backstop non è una trappola
«Il backstop non è una minaccia e non è una trappola», ha detto la May, ammettendo però che le rassicurazioni della Ue non sono sufficienti per convincere il Dup e gli oltranzisti Tory. Secondo le ultime previsioni l’accordo proposto dalla premier potrebbe subìre una sconfitta schiacciante. Con i voti contrari di quasi tutti i deputati laburisti, di oltre 100 Tory ribelli e dei dieci deputati del Dup, la May potrebbe perdere per oltre 240 voti. In attesa del voto di stasera un gruppo di deputati di tutti i partiti favorevoli a un secondo referendum hanno pubblicato oggi due disegni di legge che spianerebbero la strada a un nuovo voto prima della fine di maggio – il primo permetterebbe alla Commissione Elettorale di avviare la campagna elettorale e il secondo consentirebbe il referendum vero e proprio.

Secondo la bozza, gli elettori avrebbero la possibilità di scegliere tra solo due opzioni: l’accordo della May oppure restare nella Ue. La possibilità di un'uscita con «no deal» non è contemplata. Il gruppo, che comprende il conservatore Dominic Grieve, il laburista Chuka Umunna, il leader dei liberaldemocratici Vince Cable e la verde Caroline Lucas, hanno sottolineato che per poter organizzare un secondo referendum la Gran Bretagna dovrebbe rinviare la data prevista di Brexit, quindi restare nella Ue oltre il 29 marzo ma non oltre le elezioni europee di maggio. «Questa legge consente un percorso credibile sia dal punto di vista legale che politico -, ha detto oggi Grieve -. Senza una maggioranza in Parlamento per l'accordo della May o per un no deal, un secondo referendum apre una via d'uscita per il Governo». Il partito laburista invece ha insistito che se la May perderà il voto domani ha il dovere di rassegnare le dimissioni e indire elezioni anticipate. Secondo l'ultimo sondaggio di YouGov, però, i Conservatori sono avanti di sei punti ai Laburisti, 41 contro 35.

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Il no di Corbyn: la lettera della Ue non cambia nulla
Lo scambio di lettere con l'Ue «non cambia nulla» nell'accordo sulla Brexit raggiunto da Theresa May con Bruxelles e non ha un vero valore legale nonostante la premier affermi il contrario. Così Jeremy Corbyn, ribadendo il
no del Labour all'accordo, auspicando la bocciatura della ratifica, nuove elezioni e «un nuovo governo». Corbyn ha evocato una «sconfitta umiliante» per il governo e ha replicato a May dicendo che è il governo stesso, non i deputati contrari al suo accordo, a minare «la fiducia del popolo nella democrazia».

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