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Fallimento Thomas Cook, costi record per il crack: 600 milioni di sterline. Da rimpatriare 160mila turisti

Thomas Cook è la nuova Dunkerque della Gran Bretagna. Il fallimento della storica agenzia viaggi inglese, la più antica e la più grande al mondo, lascia a terra, e sparsi sui 4 continenti, 160mila turisti inglesi. Vanno rimpatriati un numero di persone pari a un'intera città di provincia. Il costo totale del crack è monstre: 600 milioni di sterline

di Simone Filippetti


Bancarotta Thomas Cook, il CEO: ''Un annuncio che speravo di non dover mai fare''

3' di lettura

Thomas Cook è la nuova Dunkerque della Gran Bretagna. Il fallimento della storica agenzia viaggi inglese, la più antica e la più grande al mondo, lascia a terra, e sparsi sui 4 continenti, 160mila turisti inglesi (al momento pare non ci siano italiani tra le persone rimaste abbandonate). Vanno rimpatriati un numero di persone pari a un'intera città di provincia. Il costo totale del crack è monstre: 600 milioni di sterline tra rimpatrio e rimborsi-risarcimenti per chi ha già prenotato e impatto fallimento.

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Per i sudditi della Regina, è il più grosso rimpatrio dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Non era mai successo in tempi di pace: bisogna tornare indietro all'estate del 1940, quando Winston Churchill fece evacuare tutti i soldati inglesi dalla spiaggia di Dunkerque in Francia: 400mila militari che furono prelevati con mezzi di fortuna, chiamando a raccolte tutte le barche dei cittadini privati.

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Schiacciata da un debito gigantesco di 1,7 miliardi, Thomas Cook è saltata nonostante un piano di salvataggio da 1 miliardo che era in rampa di lancio. E nemmeno i cinesi, oggi i “cavalieri bianchi” di mezzo mondo che corrono a comprare aziende ovunque, sono riusciti nel miracolo: il colosso alberghiero-immobiliare Fosun, che in Italia ha comprato l'ex palazzo Unicredit di Piazza Cordusio, era entrato nell'azionariato tempo fa ed era pronto a versare circa 700 milioni diventando il proprietario del tour operator.

E' un fallimento beffa per il paese, e soprattutto per i taxpayers di Sua Maestà: riportare a casa i 160mila turisti costerà molto di più che se si fosse salvata la compagnia coi soldi pubblici: Thomas Cook è andata in bancarotta per “soli” 200 milioni. Le banche coinvolte nel salvataggio volevano un ulteriore sforzo finanziario, per garantire a Thomas Cook di sopravvivere nei mesi invernali, quando le prenotazioni calano drasticamente. Ma, paradosso, un salvataggio di Stato, ventilato nel convulso fine settimana ma scartato per non far pagare al contribuente il conto di un'azienda privata, sarebbe costato molto meno che ora organizzare il rientro di migliaia di cittadini inglesi.

Gli aerei a terra di Thomas Cook, che fu fondata nel 1841 a Leicester dal signor Cook, sono un terremoto ben peggiore di Brexit per il paese, al momento: i 9mila dipendenti del tour operator (22mila in tutto il mondo) sono ora a rischio. E le scosse causano un effetto domino su tutta l'economia inglese: i costi del rimpatrio andranno a gravare sui conti pubblici. E in più ci sono altri 600mila clienti di Thomas Cook rimasti col cerino in mano: persone che avevano già prenotato le vacanze. Per loro sarà un Natale amaro senza viaggi, e senza soldi. Ma pioveranno migliaia di ricorsi e richieste di risarcimento. Chi pagherà?

Da Maiorca a Francoforte: caos negli aeroporti per i turisti di Thomas Cook rimasti a terra

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E' un giorno triste anche a Leicester, città di provincia nelle Midlands, profonda campagna inglese, dove Thomas Cook era la più grande azienda e il più grosso datore di lavoro. Ora l'unica cosa per cui Leicester rimane famosa è l'incredibile “scudetto” vinto nel 2016 in Premier League dal club di calcio allenato da Claudio Ranieri.

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