Fase 2

Thompson: dopo il Covid sul mercato dell’arte solo società con bilanci stabili

Secondo l’economista il settore imparerà quanto sia importante dotarsi di strutture societarie stabili ed avere una forte presenza online

di Giuditta Giardini

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Hirist D., The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991, courtesy of the artist

Secondo l’economista il settore imparerà quanto sia importante dotarsi di strutture societarie stabili ed avere una forte presenza online


3' di lettura

Con l'inizio della fase due si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel, eppure il mondo dell'arte, soprattutto quello nazionale, di fasi ne già ha passate parecchie ed è arrivata l'ora di tirare le somme di mesi che sembrano anni. Quali sono stati e quali saranno questi momenti? La fase zero è stata l'epoca della chiusura, improvvisa, di gallerie, spazi espositivi, mostre e musei nazionali pubblici e privati; nella fase uno è maturata la consapevolezza dell'inadeguatezza dei servizi sino ad allora offerti, è partita la corsa al digitale per soddisfare un pubblico che da remoto è diventato onnivoro e si è scoperto affamato di cultura; la fase due verrà ricordata come l'età d'oro della sovrabbondanza dell'offerta digitale: tour in gallerie, appuntamenti con curatori, vernissage online, aste virtuali, conferenze zoom, hangouts, storie Instagram, ma soprattutto dirette con grandi ospiti; nella fase tre il surplus dell'offerta ha incontrato un pubblico sempre meno ricettivo, saturo di tour virtuali ed eventi sull’arte al tempo del Covid-19 e, soprattutto, stanco di restare a casa. La quarta fase, che si sta chiudendo, è la fase del rallentamento in vista di quello che verrà, della rinascita sperata, delle domande e del ricominciare a progettare.

Don Thomposn e il suo libro “Lo squalo da 12 milioni di dollari”

Nelle ultime settimane si è sentito tanto parlare di un possibile Rinascimento creativo e contestualmente di una recessione già scritta. L'economista più creativo dei nostri tempi porta il suo contributo sull’evoluzione del mercato dell’arte.

A Donald Thompson - docente presso la York University di Toronto e autore dei best seller “Lo squalo da 12 milioni di dollari: La bizzarra e sorprendente economia dell'arte contemporanea”, “The Supermodel and the Brillo Box” e “The Orange Balloon Dog: Bubbles, Turmoil and Avarice in the Contemporary Art Market” abbiamo chiesto c osa è cambiato in questi mesi di lockdown?
I cambiamenti sono evidenti: aste e fiere cancellate, il volume delle vendite in galleria è in calo di oltre il 70%. Molte gallerie non riapriranno lasciando ciascuna per strada 20 e più artisti rappresentati. Un sempre maggior numero di opere d'arte sarà offerto online, molte di queste a prezzo ridotto. Verremo introdotti alle “hybrid auction”, ossia aste in cui le preview sono solo per pochi gruppi su appuntamento e i rilanci solo online. Le gallerie continueranno a vendere sul web, ma nessuna di queste riaprirà prima di giugno e poi dipenderà dalle chiusure nazionali.

Quali sono le lezioni che il mercato dell'arte ha imparato da questi mesi?
Nel breve termine - diciamo nel termine di un anno - i ‘sopravvissuti' in ogni settore del mercato dell'arte saranno quelle società con un bilancio stabile, che permetterà loro di ‘cavalcare la tempesta'; gli ‘sconfitti' saranno quelli che non riusciranno ad ottenere credito da banche o altri istituti finanziari (perché inaffidabili o perché ad oggi è impossibile prevedere, a paradigma mutato, la capacità economica e la puntualità dei pagamenti. Tutto questo in uno scenario, va ribadito, in cui il futuro degli stessi istituti di credito è a rischio). La seconda e terza lezione per il mercato riguarda le vendite. Sempre nel termine di un anno, andranno bene le vendite rigorosamente online in gallerie e all'asta di artisti conosciuti, moderatamente bene quelle di artisti costosi, mentre le opere da record saranno trattate solo in vendite private, se si deciderà di trattarle.

Se molte vendite avverranno a porte chiuse, come riusciremo a monitorare l'andamento dei prezzi?
Semplicemente non si potrà. Questa è la ragione dietro le vendite private. Le aste ibride resteranno l'unico momento di semi-trasparenza del mercato.

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