SOSTENIBILITÀ

Thorel (Psa Italia). «Sullo smog occorre fare chiarezza»

A chiederlo è il direttore generale del gruppo Psa in Italia, Gaetano Thorel perché non si ripetano gli stop alla circolazione dei auto “green” sul mercato

di Corrado Canali


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(Konstantin - stock.adobe.com)

2' di lettura

La cosa migliore da fare in un momento di iniziative in tema di inquinamento che hanno portato, ad esempio, a limitare la circolazione di vetture di ultima generazione e dunque le più “green” oggi sul mercato sarebbe di fare chiarezza. È quello che propone Gaetano Thorel, direttore generale del Gruppo Psa in Italia che ha preso in prima persona posizione riguardo ai recenti provvedimenti di stop alla circolazione dei veicoli Diesel Euro 6.


Cerchiamo, allora, di capire come innanzitutto li valuta e che cosa, invece, andrebbe fatto?
«La lotta all'inquinamento nelle nostre città deve essere affrontata in maniera seria e organica e non con provvedimenti locali estemporanei che, oltre a risultare inefficaci, generano parecchia confusione nei cittadini, nei clienti e anche nelle nostre aziende sul territorio con evidenti rischi sulla forza lavoro».
Fare chiarezza, dunque, significa puntualizzare cosa?
«Affermare con forza che i veicoli Diesel di ultima generazione, quelli attualmente in vendita, hanno emissioni di particolato e di ossidi di azoto uguali ai veicoli benzina e prossimi allo zero e non devono essere penalizzati in alcun modo. Al contrario di molte vecchie auto a benzina, come le Euro 3, erroneamente confuse come ecologiche che non abbattono in maniera significativa le emissioni degli inquinanti».

A sostegno di tutto questo cosa ci sono precise delle normative a cui fare riferimento?
«E' del tutto illogico adottare localmente normative in contrasto con quelle europee ed internazionali, frutto di studi ed analisi scientifiche accurate che certificano la piena idoneità a circolare ai veicoli Diesel Euro 6 di ultima generazione. In maniera altrettanto chiara, dobbiamo spiegare ai cittadini come gli unici veicoli in grado di garantire una mobilità a zero emissioni sono i 100% elettrici o gli ibridi plug-in ricaricabili, ovvero con la spina. Non lo sono, invece, soluzioni come gli ibridi non ricaricabili o mild hybrid. Infatti, solo grazie alla presenza della spina (plug-in) per la ricarica della batteria di trazione, il veicolo è in grado di percorrere decine di chilometri in modalità elettrica e abbattere in maniera drastica le emissioni inquinanti».

Scelte, del resto, che hanno già ottenuto l'appoggio anche degli organi preposti del Governo ...
«Lo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha voluto mettere in evidenza, con una circolare dello scorso 3 dicembre 2019. In sostanza, sono stati introdotti tre Gruppi che indicano il livello di emissioni CO2 dei veicoli ibridi: Gruppo 1 con meno di 60 g/km e cioè i veicoli ibridi plug-in, Gruppo 2 tra 61 e 95 g/km e cioè i veicoli ibridi standard, Gruppo 3 da 95 ad oltre g/km i veicoli ibridi noti commercialmente come micro hybrid o mild hybrid».

A questo punto cosa pensa sia giusto che si debba fatto perché non si ripetano decisioni sbagliate?
«Invito tutti quelli che hanno a cuore una reale mobilità sostenibile e cioè le istituzioni, l'industria automotive e il mondo della comunicazione, ad un sforzo di approfondimento e confronto per garantire la chiarezza e la trasparenza ai consumatori italiani».

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