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Thyssenkrupp, cessione ascensori alle battute finali

Dopo l’uscita di scena di Kone, restano in corsa i due consorzi di private equity per un’operazione da 16 miliardi di euro

di Matteo Meneghello


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(© Rupert Oberhäuser/imageBROKER)

2' di lettura

La cessione della divisione ascensori di ThyssenKrupp si avvicina alle battute finali. Con la riunione del comitato di sorveglianza fissato per il 27 febbraio, come confermano alcune fonti sentite da Reuters, è ormai vicina la finalizzazione dell’operazione con cui il gruppo intende raddrizzare la pericolosa china nei conti imboccata negli ultimi due anni dopo il fallimento dell’operazione di spin off della divisione acciaio europea.

Dopo l’uscita di scena del concorrente Kone (nonostante avesse messo in campo un’offerta da 17 miliardi), ThyssenKrupp ha ridotto a due consorzi di private equity - da un lato Blackstone con Carlyle e il fondo pensione canadese Cpp, dall’altro il tandem Advent-Cinven - la consistenza della short list dei potenziali acquirenti, per un deal che complessivamente può valere circa 16 miliardi di euro, vale a dire la madre di tutte le operazioni di private equity negli ultimi tredici anni. C’è ancora una piccola possibilità che ThyssenKrupp intenda mantenere una quota di minoranza, ma è indubbio che la vendita in blocco consentirebbe al gruppo di intervenire massicciamente sulla mole di 7,1 miliardi di debito netto che grava sullo stato patrimoniale.

Secondo Christer Gardell, cofondatore del fondo Cevian Capital, secondo maggiore azionista di ThyssenKrupp con una quota di quasi il 14% e con un posto nel consiglio di sorveglianza, «se l’offerta sarà molto significativa, il prezzo delle azioni potrebbe spostarsi del 20%», dopo che negli ultimi due anni sono scese di oltre il 50 per cento. Gardell ha aggiunto che dopo gli ascensori potrebbero essere dismessi gli asset relativi alla costruzione navale.

Nei giorni scorsi Moody’s ha abbassato il rating del gruppo tedesco a Ba3 a B1, mentre è passato da da BA3-PD a B1-PD il rating di probabilità di default. La società di rating ha abbassato anche da Ba3 a B1 il rating sugli strumenti di debito senior non garantiti del gruppo, incluso il programma di emissione di debito. Ha inoltre stabilito i rating a breve termine a NP da da (P)NP. Il downgrade a B1 riflette l’ulteriore indebolimento delle prestazioni operative e la generazione di flussi di cassa negativi con una ridotta probabilità di un recupero nei prossimi trimestri, al contrario delle precedenti previsioni. Riflette inoltre i risultati deboli del primo trimestre 2020, a fronte di una domanda che resta debole, con pochi ordini soprattutto nel settore automobilistico, insieme a effetti negativi sui prezzi di acciaio e metalli.

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