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Tiene la filiera della bellezza: sotto la lente i player in Italia

Nel Report Cosmesi di Sole 24 Ore-Mediobanca, 200 pagine di scenario e analisi dei bilanci degli ultimi 5 anni delle società quotate e non quotate. Il report è acquistabile su www.res24ore.com/cosmesi

di Marika Gervasio

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Nel Report Cosmesi di Sole 24 Ore-Mediobanca, 200 pagine di scenario e analisi dei bilanci degli ultimi 5 anni delle società quotate e non quotate. Il report è acquistabile su www.res24ore.com/cosmesi


3' di lettura

«Lipstick effect vs Covid effect: chi vincerà»? Una domanda dalla risposta complessa per un settore, quello cosmetico, con una produzione mondiale stimabile in 400 miliardi di dollari e una spesa pro-capite di 66 dollari e che vede le aziende italiane tra i player protagonisti. L’Italia è, infatti, il quarto produttore europeo - e nono al mondo - con vendite per 11,9 miliardi di dollari, dopo Germania, Francia e Regno Unito. L’intera filiera del beauty made in Italy, compresi i fornitori soprattutto di packaging, arriva a circa 16 miliardi. Traino del settore l’export che vede il nostro Paese terzo in Europa - sesto nel mondo - con 5,4 miliardi di euro.

Il Report Cosmesi elaborato da 24 Ore Ricerche e Studi in collaborazione con l’Area Studi di Mediobanca, fotografa la situazione del settore e delle aziende che vi operano con scenari e previsioni, soprattutto alla luce dell’emergenza Covid-19 che ha colpito il mondo non solo da un punto di vista sanitario, ma anche economico.

24 Ore Ricerche e Studi è la nuova area del Gruppo 24 Ore che realizza analisi complete e dettagliate dei settori di mercato. Dopo l’esordio a fine maggio di una prima linea di prodotto, Mercato Italia, Europa, Mondo, realizzata con l’Ufficio Studi del Sole 24 Ore e un primo report sull’Energia, l’offerta si arricchisce ora con una nuova linea realizzata in partnership con Area Studi Mediobanca, Mercato Italia, che debutta con il report dedicato al beauty. Si tratta, per entrambe le iniziative, di studi di oltre 200 pagine sui singoli settori industriali e di mercato, analizzando bilanci degli ultimi 5 anni delle società quotate e non quotate. Viene inoltre proposto un Outlook di settore, realizzato da Strategic Management Partners, corredato da una Ceo’S Agenda.

Nel Report Cosmesi emerge che le imprese italiane del beauty con fatturato superiore a 10 milioni sono 195, con vendite pari a 12,1 miliardi di euro e oltre 39mila dipendenti. Prevalgono le attività produttive (6,4 miliardi) su quelle commerciali (5,6 miliardi). Tra le aziende manifatturiere, quelle che producono a marchio proprio fatturano 4,4 miliardi, mentre i terzisti sono appena sopra i due miliardi. Nel commercio, i grossisti con 3,4 miliardi superano i dettaglianti a 2,2 miliardi.

Il fatturato 2018 conferma i cinque migliori player italiani: L’Oréal Italia (870,4 milioni di euro), Intercos (691,6 milioni), Kiko (592,5 milioni), Sodalis (422,2 milioni) e Euroitalia (395,5 milioni). Le imprese multiprodotto a controllo straniero sono una parte importante della produzione con vendite per 1,5 miliardi, ancora marginale la nicchia della cosmesi naturale (0,6 miliardi). La presenza straniera in Italia è molto rilevante e vale oltre un terzo della produzione a 4,3 miliardi, con i francesi che soli fatturano 1,8 miliardi di euro. In generale la presenza straniera è molto forte nel commercio (60% del giro d’affari italiano), nella cosmesi naturale (57%) e nelle creme (50%). Gli store al dettaglio di cosmesi multimarca sono per il 55% in mano a imprese straniere.

Se nel 2020 il fatturato dell’industria mondiale del beauty dovesse ripiegare nella stessa misura per cui è atteso flettere il Pil (-4,5%), la produzione mondiale di beauty, tornerebbe solo nel 2022 su livelli (circa 410 miliardi) superiori a quelli del 2019. Nel 2025 mancherebbero circa 40 miliardi di ricavi rispetto allo scenario pre-Covid. Circa la situazione italiana è ragionevole attendere che il lockdown del 2020 abbia penalizzato principalmente i prodotti il cui utilizzo ha risentito della limitata socialità, principalmente il make-up e i profumi, e quelli la cui diffusione è legata alle attività commerciali, specificamente tutte le linee professionali. In generale, comunque, giocano a favore del beauty la sua storica resilienza alle fasi recessive (il cosiddetto “lipstick effect”), la forte brand awareness di cui godono i nostri prodotti, la buona solidità patrimoniale delle imprese. Le aspettative sono quindi moderatamente positive perché l’Italia ha le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista. L’auspicio, dunque, è davvero che l’effetto lipstick possa battere quello Covid.

Il Report Cosmesi è acquistabile su www.res24ore.com/cosmesi.

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