ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùleone d’oro alla carriera per la swinton

Tilda e Jasmila, donne forti alla Mostra di Venezia

Swinton tiene una masterclass molto confidenziale dopo il Leone d’oro alla carriera, Žbanić porta un film fortissimo sulla strage di Srebrenica

di Cristina Battocletti

default onloading pic
L’attrice britannica Tilda Swinton (Afp)

Swinton tiene una masterclass molto confidenziale dopo il Leone d’oro alla carriera, Žbanić porta un film fortissimo sulla strage di Srebrenica


3' di lettura

Con una giacchetta verde smeraldo, che ne incrementa il pallore quasi fosforescente dell’incarnato, Tilda Swinton ha tenuto una masterclass all’indomani della consegna del Leone d’oro alla carriera dalle mani (piuttosto gelide, sembrava) della presidente di giuria del Concorso, Cate Blanchett.

Tilda Swinton,  Leone d’oro alla carriera

Tilda Swinton, Leone d’oro alla carriera

Photogallery15 foto

Visualizza

Più che una lectio magistralis, quella di Swinton è sembrata una chiacchierata tra amici, perché l’attrice, tra le più malleabili che il mondo del cinema conosca, da Orlando a Grand Budapest hotel, ha confessato di essere soprattutto una donna timida, accanto alla professionista ferrea che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Così, senza ombra di sussiego, l’attrice è passata dall’omaggio a Derek Jarman, «È grazie a lui che sono nel mondo del cinema», a quello a Luca Guadagnino, che per lei sono stati e sono registi demiurghi ma soprattutto amici con cui cucinare, scherzare e crescere. Si è lasciata andare alle considerazioni su Hollywood, per Swinton incarnata da Greta Garbo: «Ha lasciato per noia, aveva interpretato troppe facce. Se mi annoiassi farei lo stesso anche io». Ha avuto parole di plauso per il festival di Berlino che ha eliminato il premio di genere, ha parlato dell’educazione dei suoi figli, gemelli che hanno imparato a camminare nei corridoi del Des Bains proprio al Lido «tipo Shining» e dell’importanza di educare l’infanzia al cinema. Infine ha citato l’ultimo amore, Pedro Almodóvar, con cui ha girato un corto di mezz’ora «formula sperimentale che mi interessa molto», basato sull’omonima pièce di Jean Cocteau, attualizzato alla nostra epoca. Swinton qui è una donna che chiude al telefono una relazione con l’uomo che ha amato per quattro anni.

Quo vadis, Aida? Di Jasmila Zbanic

Quo vadis, Aida? Di Jasmila Zbanic

Photogallery11 foto

Visualizza

Un mini film molto almodovariano e sgargiante, intelligente e naturalmente ben recitato. Il corto introduceva un film potentissimo, per il tema trattato e per la recitazione della protagonista, Jasna Đuričić, Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbani. La regista sarajevese, classe 1974, che non aveva ancora compiuto 18 anni quando è iniziato, nel 1992, l’assedio della sua città, ha portato sul grande schermo uno dei più grandi crimini avvenuti in Europa nel Dopoguerra, la strage di Srebrenica, consumatasi 25 anni fa, tra l’11 e 22 luglio 1995, quando furono uccisi 8.372 bosgnacchi maschi, civili e militari, da parte dell’esercito serbo. Il film racconta lo sgomento della popolazione bosgnacca - ovvero bosniaca musulmana – di fronte all’avanzare dei carri armati serbi (a questo sono dedicate le prime immagini del film) e di Aida (Jasna Đuričić), traduttrice per l’Onu, davanti all’inevitabilità dell’eccidio che si sarebbe consumato. Žbanić, vincitrice dell’Orso d’oro a Berlino nel 2006 con Il segreto di Esma, aderisce quasi alla cronaca di quei giorni, romanzandoli nella vicenda di Aida, ma rimanendo molto fedele ai fatti, proprio perché ciò che è accaduto in quei giorni è di una ferocia tale da non ammettere narrazione fantasiosa che possa ulteriormente aggravarli.

Forti e molto realistiche sono poi le immagini in cui migliaia di cittadini vengono ammassati in un deposito senza cibo, acqua e servizi igienici. «Srebrenica mi sta molto a cuore perché sono sopravvissuta all’assedio di Sarajevo e avremmo potuto fare la stessa fine – ha spiegato la regista al Sole 24 Ore -. Srebrenica non vuol dire occuparsi solo di Balcani, ma dell’umanità intera, delle nostre azioni quando salta il freno della morale, quando riusciamo a reprimere ogni forma di umanità. Srebrenica è a un’ora di volo da Milano e fa paura pensare che un genocidio sia avvenuto nel cuore dell’Europa, dopo che abbiamo ripetuto milioni di volte Mai più. Se la strage di Srebrenica accadesse oggi, nel 2020, avremmo lo stesso risultato: l’Unione europea non muoverebbe un dito! Dovremmo chiederci: è questa l’Europa in cui vogliamo vivere e far crescere i nostri figli? Mi piacerebbe che la gente si immedesimasse con quanto è accaduto a Srebrenica e si chiedesse come avrebbe reagito nei momenti difficili, come sarebbe potuto essere tutto diverso se avesse espresso solidarietà». L’immedesimazione è assicurata. E nel fondo si vede baluginare una possibile coppa Volpi per l’umanissima Aida-Jasna.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti