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Tim, all’esame del consiglio dossier torri e nuovo piano

Focus sul piano industriale e sul budget. Entrano nel vivo le operazioni Inwit, Santander e Google. Ancora nebbia su Open Fiber

di Antonella Olivieri


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3' di lettura

Nel primo consiglio Telecom del nuovo anno si farà il punto sui dossier aperti, con un occhio al nuovo piano che l’ad Luigi Gubitosi presenterà l’11 marzo e al budget. Quest’anno inizieranno a produrre frutti le iniziative avviate lo scorso anno. In particolare, dalla condivisione delle torri per la telefonia mobile con Vodafone in Inwit e dalla joint venture nel credito al consumo con il Santander, oltre che dalla cassa generata dalla gestione ordinaria, la stima è di poter ridurre il debito di oltre 3 miliardi: 1,4 miliardi è la riduzione del debito legata all’operazione su Inwit, 0,5 miliardi quella che deriva dall’operazione con il Santander. Entrambe diventeranno operative nel corso dell’anno.

Su Inwit pende l’incognita dei tempi collegati all’esame antitrust a Bruxelles. La notifica è stata depositata da Tim e Vodafone a metà gennaio. Per una risposta in fase 1 occorrerà attendere dai 25 ai 35 giorni lavorativi, se invece la Ue ritenesse necessari ulteriori approfondimenti i tempi si potrebbero allungare di altri sei mesi finendo a scavallare l’estate. Le notifiche in realtà sono due: una riguarda la fusione di Inwit con la società delle torri di Vodafone Italia e l’altra la condivisione della parte attiva tra i due operatori telefonici, Tim e Vodafone. È probabile che l’Antirust Ue possa imporre rimedi che per quanto riguarda Inwit potrebbero essere finalizzati a garantire l’apertura dell’infrastruttura a altri operatori diversi dagli azionisti, il che andrebbe nella direzione del business di una società delle torri, perchè favorirebbe l’aumento dei ricavi. Meno chiaro è il riflesso che potrebbero avere sull'operazione eventuali rimedi sull'altra parte, anche perché non ci sono precedenti a riguardo. Ad ogni modo Telecom e Vodafone hanno già avviato i contatti con fondi internazionali per valutare l'interesse sul 25% del capitale di Inwit da collocare presso investitori terzi.

Altra iniziativa avviata lo scorso anno che quest'anno entrerà in fase operativa è l'accordo con Google per cloud e edge computing che si appoggerà ai data center di Telecom. Per i data center è prevista la societarizzazione, con la ricerca iniziale di un partner finanziario e successivamente, eventualmente, la quotazione in Borsa. L'operazione – nelle stime – dovrebbe permettere di far emergere valore oggi “nascosto”. La società dei data center dovrebbe produrre 500 milioni di ricavi già quest'anno e 1 miliardo a regime nel 2024, con un Ebitda previsto di 400 milioni. Oggi questa attività è valutata nella somma delle parti intorno a 5 volte l'Ebitda, mentre Wiit, una realtà più piccola quotata a Piazza Affari, viaggia a multipli che sono superiori a 15. Prendendo a riferimento un Ebitda medio di 300 milioni il valore della futura società dei data center potrebbe quindi balzare da 1,5 a 4,5 miliardi.

Dove invece proprio non si intravvede la conclusione è sull'annosa questione della rete. Da più parti si considera tramontata l'ipotesi di una fusione con la rete di Open Fiber sotto il controllo di Telecom, con i fondi che sostituirebbero l'Enel. Da una parte non ci sono stati più incontri tra Telecom, Enel e Cdp (l'altro azionista al 50% di Open Fiber, nonché azionista al 9,9% di Telecom) dopo quello di inizio gennaio. Dall'altra nessuna offerta è arrivata a Enel, che comunque non vuole considerare né “accrocchi societari” né l’integrazione verticale della rete sotto l’ex monopolista.

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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