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Tim in calo a Milano, tra dubbi su offerta Kkr e possibili mosse di altri fondi

Ma per analisti ci sarebbe il vantaggio di far emergere il valore dei singoli asset a multipli superiori

di Enrico Miele

(Bloomberg)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Non c’è pace per il titolo Telecom Italia che, mentre si moltiplicano indiscrezioni sull’interesse di altri fondi su singoli asset del gruppo, perde terreno a Piazza Affari e si colloca in coda al FTSE MIB. Un andamento peggiore rispetto al resto del settore a livello europeo, con il sottoindice Euro Stoxx 600 del comparto in ribasso di mezzo punto percentuale. Come ricostruiscono gli analisti di Equita, il fondo Kkr – in base a quanto riportato da Il Sole 24 Ore – dovrebbe rispondere a stretto giro alle richieste di informazioni da parte del consiglio di amministrazione di Tim, in particolare in riferimento alla struttura dell’offerta e alla modalità di finanziamento della stessa. Secondo le anticipazioni del quotidiano, però, appare improbabile che l’interesse di Kkr si confermi nella modalità prospettata lo scorso novembre, mentre le interlocuzioni si sarebbero incentrate sul possibile investimento di Kkr direttamente nella NetCo.

E analogamente sarebbe emerso l’interesse da parte di altri fondi, tra cui Gip (quello dell’operazione sui treni Italo) in interlocuzione con Cdp e di Cvc interessato al Brasile. Da qui la domanda del broker, che sul titolo ha un giudizio «hold» con un target price a 0,40 euro: Kkr e gli altri fondi sono quindi interessati ai singoli asset di Tim invece che all’intera azienda? «Quello che si va delineando a nostro avviso – spiega Equita – per lo meno nella strategia della società, è un percorso che senza passare da un’Opa su tutta la società veda l’ingresso di fondi su specifici asset. Questa strategia avrebbe il vantaggio di far emergere il valore dei singoli asset a multipli superiore a quelli della società integrata, facilitare una definizione della valorizzazione degli asset in ipotesi di rete unica, ridurre il debito del gruppo».

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Poi c’è il tema dell’accordo Dazn, su cui ci sarebbero stati rilievi del collegio dei revisori, in particolare «sull’inadeguatezza dei flussi informativi interni in merito al contratto con Dazn all’incremento della richiesta danni da parte di Open Fiber per abuso di posizione dominante» (come emerge dalla bozza del bilancio). Tutte incertezze che, sommate, stanno portando gli investitori a penalizzare il titolo a Piazza Affari.

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